I soci di boniviri. Da sinistra: Sergio Sallicano, Davide Tammaro, Corrado Paternò Castello e Alessandra Tranchina

La terra di Noto è dura, spezzata da tagli profondi come canyon provocati da un caldo che a giugno è già insopportabile. L’appuntamento con Sergio Sallicano è nel suo mandorleto, alle porte dell’antica città. Sergio è un piccolo agricoltore e co-founder, insieme a Corrado Paternò Castello e Alessandra Tranchina, di Boniviri, startup siciliana specializzata nella produzione di eccellenze del territorio. Ci addentriamo tra i larghi filari di mandorli: «Sono piante di pizzuta d’Avola, una varietà molto pregiata: è la regina delle mandorle» ci spiega con orgoglio mentre accarezza le foglie degli alberi sfiancati dal caldo. L’acqua è poca, la falda secca, la pompa fa fatica a tirarla su. «Il lavoro in campagna è sempre più duro, ma a me piace: amo questa terra. Il mio sogno è avere un grande aranceto e vivere lì, tra i miei alberi di arance».

Per i piccoli agricoltori come lui è difficile tirare avanti, tra prezzi delle materie prime che schizzano, infrastrutture che traballano, la manodopera che scarseggia e la competizione internazionale che soffoca. Poi c’è il cambiamento climatico con le sue conseguenze drammatiche, che qui si vedono già. «Non basta più saper coltivare un buon prodotto: bisogna saperlo vendere sui mercati internazionali affamati di eccellenze Made in Italy», ci spiega Sergio mentre ci arrampichiamo sula cima della collina. «Bisogna saper reggere gli standard di qualità e di efficienza delle grandi catene distributive, prevedere e gestire le conseguenze di un clima che non ci sopporta più». Ostacoli insormontabili che costringono i piccoli produttori ad abbandonare la campagna. E così il patrimonio di biodiversità e di saperi tramandati per generazioni si perde con loro. Un problema che Corrado, Sergio e Alessandra, nel 2020, in piena pandemia, hanno deciso di contribuire a risolvere fondando Boniviri.

Siamo nel punto più alto del mandorleto, la vista toglie anche le parole: da qui si può ammirare la città alta, dal 2002 tra i siti Unesco considerati patrimonio dell’umanità. Nel frattempo ci hanno raggiunto Corrado e Alessandra. Hanno i volti carichi di entusiasmo. Dagli occhi sprigionano l’energia di chi è determinato a realizzare i sogni impossibili. «L’obiettivo di Boniviri è creare valore con il cibo: per le persone, il territorio, l’ambiente. Lo facciamo selezionando piccole aziende agricole di valore che aiutiamo a crescere: loro si concentrano sul prodotto e noi su tutti gli altri aspetti: comunicazione, vendita, sostenibilità – ci spiega Corrado, che a giugno è stato inserito da 50 Best, l’organizzazione che assegna il prestigioso riconoscimento “The World’s 50 Best Restaurant”, nella lista dei cinquanta giovani che stanno rivoluzionando la gastronomia mondiale nel segno della sostenibilità.

«Oltre a essere una startup innovativa, Boniviri è una società benefit fin dalla fondazione». Una forma giuridica, introdotta in Italia nel 2016 sulla scia delle benefit corporation americane, che ha l’obiettivo di trasformare l’azienda in una forza positiva che genera prosperità non solo per se stessa ma per tutta la comunità. «Le società benefit devono integrare nello statuto precisi obiettivi di impatto e rendicontare annualmente, secondo standard internazionali, i risultati raggiunti e i progressi realizzati. È una scelta molto impegnativa per una piccola realtà come la nostra. Comporta costi e un grande lavoro di pianificazione, ma vogliamo essere rigorosi nel nostro approccio alla sostenibilità. Nel nostro statuto abbiamo indicato tre obiettivi sociali e ambientali: rendere le aziende agricole partner del progetto prospere e sostenibili; sviluppare prodotti eco-friendly; avvicinare il mondo di chi coltiva a quello di chi consuma attraverso la sostenibilità. Per noi, Boniviri è più di un’azienda, è un modello di business innovativo capace di generare un impatto tangibile e misurabile». Così innovativo che l’Università Sda Bocconi lo ha presentato come caso di studio nel suo corso di Challenges of Agribusiness Management.

A luglio Boniviri ha compiuto due anni, nel frattempo si è aggiunto un quarto socio, Davide Tammaro. «È stata una corsa entusiasmante e inarrestabile, in questi ventiquattro mesi abbiamo raggiunto traguardi importanti. Siamo partiti con poche bottiglie d’olio, oggi produciamo mandorle, erbe, spezie, vino, pasta, mieli, alga spirulina, capperi e cucunci. Il network di aziende è cresciuto: partecipano al nostro progetto oltre 11 piccole aziende agricole provenienti da tutta la Sicilia, alcune guidate da ragazzi giovani come noi che hanno deciso di prendere in mano l’azienda di famiglia». Alessandra ci racconta che uno dei Boniviri, qualche mese fa, ha dovuto affittare un altro terreno per stare dietro agli ordini… e pensare che era partito con un piccolo campo largo poche centinaia di metri. Crescono le aziende agricole e con la  cresce la complessità. «Chiediamo ai coltivatori di impegnarsi a rispettare una serie di principi etici che abbiamo indicato nel ‘Manifesto Eat Well, Doing Good‘ e rigorosi standard di qualità e sostenibilità contenuti nell’accordo quadro che firmano prima di avviare la collaborazione», sottolinea Corrado.

L’aria è immobile, spaventata dal caldo. Ci rifugiamo all’ombra dei mandorli più anziani. «Affrontiamo la sostenibilità in modo concreto cercando di analizzare l’impatto di ogni nostro prodotto in termini di emissioni di CO2, a partire dall’olio» spiega Corrado. «Abbiamo calcolato le emissioni generate dall’olio lungo tutta la filiera, dal campo alla tavola, le abbiamo ridotte tramite scelte sostenibili e le abbiamo azzerate con progetti di compensazione». Grazie a questo lavoro, nella primavera del 2021, Boniviri ha lanciato il primo olio extravergine di oliva biologico italiano a impatto zero. «Ci piace dire che è un olio a impatto positivo: perché prodotto da piccoli coltivatori con cultivar locali di altissima qualità che esprimono il grande patrimonio di biodiversità del nostro territorio», ci spiega Alessandra, responsabile del marketing e della comunicazione e artefice dell’identità visiva dell’azienda. «Abbiamo studiato ogni dettaglio per ridurre l’impatto dei nostri prodotti. Nel caso dell’olio, per esempio, la bottiglia della 750 ml è prodotta localmente con un’alta percentuale di vetro riciclato per limitare i trasporti. Abbiamo fatto molta ricerca: l’etichetta è realizzata con sottoprodotti di lavorazioni agro-industriali delle olive».

È arrivato il tempo dei saluti. Impossibile andarsene senza una cesta carica di prodotti. Dentro la brochure colorata leggiamo i volti degli agricoltori Boniviri: sorridono tutti, sono felici. Sorridiamo anche noi e, per un attimo, ci sembra sorrida anche la terra. Dopo aver ascoltato questo racconto sa di avere una speranza in più.