I mercati obbligazionari attraversano una nuova fase di forte tensione, con vendite diffuse sui titoli di Stato e rendimenti in deciso rialzo nelle principali economie avanzate. A riaccendere la pressione sono il ritorno delle preoccupazioni sull’inflazione, il rincaro delle materie prime energetiche e un quadro geopolitico che resta particolarmente incerto. Gli investitori stanno così rivedendo le attese sulle prossime mosse delle banche centrali, tornando a considerare possibile una politica monetaria più severa e prolungata rispetto alle aspettative delle ultime settimane.
Europa, il mercato torna a chiedere rendimenti più alti
Nell’Eurozona il movimento è stato rapido e generalizzato. Il Bund tedesco decennale, riferimento per il mercato europeo, ha raggiunto il 3,36%, il livello più elevato degli ultimi quindici anni. Il titolo francese della stessa scadenza è salito al 4,21%, mentre il Btp italiano ha toccato il 4,22%. Ancora più marcato il rialzo nel Regno Unito, dove il decennale britannico ha raggiunto il 5,18%, massimo dal 2007.
Inflazione europea, l’energia riaccende l’allarme
A rafforzare le vendite sui bond europei è arrivato anche il nuovo dato sui prezzi. Secondo Eurostat, l’inflazione dell’Eurozona sarebbe salita al 3,3% in agosto, rispetto al 2,9% registrato a luglio. L’accelerazione sarebbe riconducibile soprattutto all’aumento dei costi di petrolio e gas e ai maggiori margini di raffinazione. Il dato riporta quindi in primo piano il rischio di una nuova fiammata dei prezzi energetici, proprio mentre il mercato guardava a una graduale normalizzazione.
Bce, settembre torna a essere una riunione chiave
Il nuovo scenario rende più complesso anche il lavoro della Banca centrale europea. Secondo gli analisti di ING, il rialzo dell’inflazione complessiva potrebbe rendere più plausibile una nuova stretta sui tassi già a settembre. Il quadro resta però sfumato, perché l’inflazione di fondo continua a mostrare segnali più contenuti. Per Francoforte si apre quindi un delicato equilibrio tra la necessità di contrastare nuove pressioni inflazionistiche e il rischio di portare la politica monetaria in territorio eccessivamente restrittivo.
Stati Uniti, Treasury sotto pressione
Le tensioni non si fermano all’Europa. Negli Stati Uniti il Treasury decennale è salito al 4,79%, massimo da gennaio 2025, mentre il trentennale ha raggiunto il 5,27%, livello che non si vedeva dal 2007. A pesare sulle aspettative è stato anche il tono più aggressivo utilizzato dal presidente della Federal Reserve Kevin Warsh a Jackson Hole. Secondo Intesa Sanpaolo, la comunicazione della Fed non sembra finora essere riuscita a contenere la risalita dei rendimenti lungo la parte medio-lunga della curva.
Il nodo americano è sulle scadenze lunghe
È proprio la parte lunga della curva statunitense a destare le maggiori preoccupazioni. Secondo i dati di TP ICAP Midcap, il Treasury trentennale ha chiuso sopra il 5% in 55 occasioni dall’inizio dell’anno, raggiungendo a metà agosto un picco del 5,34%. A settembre il mercato dovrà inoltre assorbire circa 215 miliardi di dollari di nuove emissioni societarie. L’aumento dell’offerta contribuisce così a mantenere elevato il premio richiesto dagli investitori sulle scadenze più lunghe.
Fed e politica, crescono le pressioni sui tassi
Sul mercato americano pesa anche il confronto politico attorno alla Federal Reserve. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sottolineato che uno shock legato all’offerta non implicherebbe necessariamente un rialzo dei tassi, mentre Donald Trump ha ribadito che il costo del denaro è già troppo elevato. Il mercato, tuttavia, continua a prezzare uno scenario più aggressivo della Fed, alimentato dalla paura che la nuova accelerazione dei prezzi possa rendere necessaria una politica monetaria ancora restrittiva.
Giappone, rendimenti su livelli che mancavano da trent’anni
La correzione dei titoli di Stato coinvolge anche il Giappone. Il rendimento del decennale nipponico ha superato il 3%, toccando il massimo degli ultimi trent’anni. Gli operatori ritengono sempre più probabile un ulteriore irrigidimento della politica monetaria da parte della Bank of Japan. Il ministro delle Finanze Katayama ha comunque manifestato fiducia nelle prossime decisioni del governo e della Bank of Japan, indicando anche un possibile rafforzamento dello yen.
Torna il premio per il rischio
Il fenomeno assume ormai una dimensione globale. Secondo quanto riportato da Teleborsa, un indice Bloomberg dedicato ai titoli di Stato internazionali ha visto il proprio rendimento salire ai livelli più alti dalla metà del 2008. Per TP ICAP Midcap, il filo conduttore è la ricostruzione dei premi a termine: gli investitori chiedono oggi un rendimento più elevato per detenere debito di lunga durata. In vista delle riunioni di settembre delle principali banche centrali, il rapporto tra inflazione, tassi e debito pubblico torna quindi al centro dell’attenzione dei mercati.













