Le tensioni sui mercati obbligazionari sono tornate al centro dello scenario finanziario globale. I rendimenti dei principali titoli di Stato hanno registrato un nuovo balzo, segnalando come gli investitori stiano rivedendo le proprie aspettative su inflazione, politica monetaria e sostenibilità dei conti pubblici. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, a spingere i tassi sono soprattutto il rincaro dell’energia, le tensioni internazionali e la prospettiva di nuove, consistenti emissioni di debito sovrano.

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Inflazione ed energia riaccendono l’allarme

Il ritorno della pressione sui rendimenti nasce anzitutto dal timore che la discesa dei prezzi possa rallentare. Il recupero del petrolio e dei prodotti raffinati alimenta nuove aspettative inflazionistiche, riducendo lo spazio di manovra delle banche centrali. Il Treasury decennale americano ha raggiunto il 4,64%, mentre il trentennale si è spinto fino al 5,13%, massimo dal 2007.

Il peso del debito e delle nuove emissioni

A sostenere la risalita dei rendimenti non è però soltanto la politica monetaria. I mercati guardano con crescente attenzione anche alla quantità di debito pubblico che i governi dovranno collocare nei prossimi mesi. Una minore presenza delle banche centrali sul mercato obbligazionario significa più titoli da assorbire per gli investitori privati e, di conseguenza, un premio a termine più elevato sulle scadenze lunghe.

L’Europa segue il movimento americano

Il rialzo si è rapidamente esteso anche all’area euro. Il rendimento del Bund decennale tedesco è salito verso il 3,18%, mentre il BTp italiano è tornato in area 4%. Il mercato continua così a scontare una Banca centrale europea prudente, soprattutto in presenza di nuove pressioni su petrolio e gas.

Il nuovo prezzo chiesto dagli investitori

Il segnale che arriva dai mercati è netto: il rischio non riguarda più soltanto il livello dei tassi ufficiali, ma anche la tenuta della parte lunga delle curve. Più inflazione, più deficit e meno acquisti delle banche centrali significano una maggiore quantità di debito da collocare e rendimenti più alti da offrire. È questo il nuovo prezzo richiesto dagli investitori per continuare a finanziare governi sempre più indebitati.