I minibond di Agenda Corporate Italia vanno a gonfie vele

Il ritorno di rendimenti più elevati sta cambiando il volto del mercato obbligazionario. Dopo anni di tassi estremamente bassi, oggi una parte sempre più ampia dei bond offre interessi superiori al 4%. Un’opportunità per chi cerca reddito, ma anche un campanello d’allarme per i portafogli esposti alle scadenze più lunghe.

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Il mercato obbligazionario sta attraversando una fase delicata. Il rialzo dei rendimenti sta infatti modificando le condizioni con cui Stati e imprese raccolgono denaro e, allo stesso tempo, sta restituendo maggiore attrattività al reddito fisso. Il movimento riguarda le principali economie e non risparmia l’Italia: quando i tassi salgono, i prezzi delle obbligazioni già in circolazione tendono a scendere.

È quanto sta accadendo anche dopo l’ultimo intervento della Bce, che ha portato il tasso di riferimento al 2,65% con un aumento di 25 punti base. Negli Stati Uniti, il rendimento del Treasury decennale è arrivato a sfiorare il 4,95%, ai livelli più elevati dall’autunno del 2023. Anche in Europa il movimento è stato significativo, con il Bund tedesco a dieci anni tornato su livelli che non si vedevano da circa 15 anni.

Bond, perché i rendimenti stanno salendo

Dietro la risalita dei rendimenti c’è innanzitutto il timore che l’inflazione possa rimanere più persistente del previsto. L’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime rischia infatti di trasferirsi nuovamente sui costi di produzione e sui prezzi finali, rendendo più difficile il ritorno dell’inflazione verso gli obiettivi delle banche centrali.

A questo si aggiunge il problema dei debiti pubblici. Gli Stati continuano ad avere importanti esigenze di finanziamento e devono collocare sul mercato grandi quantità di titoli. Un’offerta crescente di obbligazioni, a fronte di una domanda che non aumenta allo stesso ritmo, può spingere gli investitori a chiedere rendimenti più elevati per acquistare i nuovi bond.

Il fenomeno non riguarda soltanto i governi. Anche le grandi società tecnologiche stanno ricorrendo sempre più al mercato obbligazionario per finanziare gli investimenti, soprattutto quelli legati all’intelligenza artificiale. I colossi del cloud hanno infatti bisogno di enormi risorse per costruire data center e infrastrutture e una parte consistente di questa spesa potrebbe essere sostenuta attraverso nuove emissioni di debito.

Nuove opportunità per le obbligazioni

Il quadro non è però necessariamente negativo per chi investe nel reddito fisso. Al contrario, il nuovo livello dei rendimenti può rappresentare un punto di ingresso più interessante rispetto agli anni dei tassi zero o negativi.

Secondo le stime del BlackRock Investment Institute pubblicate su Il Corriere della Sera, oggi oltre l’80% dei principali segmenti del mercato obbligazionario offre rendimenti superiori al 4%. Tra il 2010 e il 2021 la quota media dei bond sopra questa soglia era inferiore al 20%.

La differenza è significativa. Per gli investitori significa poter costruire un portafoglio obbligazionario partendo da remunerazioni molto più elevate rispetto a quelle disponibili soltanto pochi anni fa. Il rovescio della medaglia è che l’aumento dei rendimenti comporta una diminuzione del valore dei titoli già presenti sul mercato.

La sensibilità è particolarmente elevata per le obbligazioni con scadenze lunghe. Più lontana è la data di rimborso, maggiore tende infatti a essere l’impatto di un cambiamento dei tassi sul prezzo del titolo.

Btp, dove si trova l’occasione

In questo scenario anche i Btp possono tornare a essere interessanti, soprattutto per chi non ha l’obiettivo di rivendere il titolo prima della scadenza. Il rendimento del Btp italiano a dieci anni si aggira intorno al 4,20%, un livello che offre una remunerazione decisamente più interessante rispetto alla fase dei tassi ultra-bassi. Ma acquistare un’obbligazione lunga significa anche accettare una maggiore volatilità del prezzo.

Per questo, in una fase caratterizzata da forte incertezza sull’inflazione e sulle prossime mosse delle banche centrali, una strategia più prudente può concentrarsi sulla parte breve e intermedia della curva. Le scadenze comprese indicativamente tra tre e sette anni consentono infatti di beneficiare di rendimenti interessanti limitando, almeno in parte, il rischio legato a bruschi movimenti dei tassi.

Anche la diversificazione geografica può assumere un ruolo importante. Italia e Spagna vengono considerate più interessanti in un contesto di maggiore stabilità, mentre sulla Germania pesano alcune incognite politiche. Maggiore cautela viene invece riservata alla Francia, dove l’evoluzione dei conti pubblici e il quadro politico rappresentano elementi di rischio.

Treasury Usa sotto osservazione

Gli Stati Uniti rimangono uno dei principali osservati speciali del mercato obbligazionario. Il rendimento del Treasury decennale vicino al 5% rende i titoli americani più remunerativi, ma allo stesso tempo riflette le preoccupazioni sulla traiettoria del debito pubblico e sull’inflazione.

Anche il comportamento dei grandi investitori internazionali evidenzia una maggiore prudenza. Il fondo sovrano norvegese ha valutato una riduzione del peso dei titoli di Stato americani nel proprio benchmark obbligazionario, un segnale che il mercato non può ignorare.

Per chi investe in bond statunitensi esiste inoltre un ulteriore elemento da considerare: il rischio di cambio. Un rendimento interessante in dollari può infatti essere eroso, almeno in parte, da un movimento sfavorevole del cambio tra dollaro ed euro. Per questo, soprattutto per un investitore europeo, la copertura valutaria può diventare una componente importante della strategia.

Bond corporate, l’effetto dell’intelligenza artificiale

La crescita degli investimenti nell’intelligenza artificiale – riporta Il Corriere della Sera – sta inoltre creando un nuovo protagonista nel mercato del credito: le grandi società tecnologiche. Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta e gli altri colossi del settore dispongono di bilanci solidi e di numerose fonti di ricavo, ma devono sostenere piani di investimento sempre più onerosi. Il ricorso al debito potrebbe quindi aumentare sensibilmente nei prossimi anni.

Per gli investitori questo segmento può offrire occasioni di diversificazione rispetto ai titoli governativi. La selezione, però, diventa fondamentale: la qualità dell’emittente, la struttura finanziaria e la capacità di generare cassa possono fare una grande differenza.

Nel complesso, il mercato del credito corporate appare meno conveniente rispetto al passato, perché gli spread di molte obbligazioni di buona qualità sono già molto contenuti. Il rendimento aggiuntivo riconosciuto agli investitori per assumersi il rischio di credito non è quindi particolarmente elevato.

Bond, tre scenari per i prossimi mesi

La direzione del mercato obbligazionario dipenderà soprattutto dall’evoluzione dell’inflazione, della crescita economica e della politica monetaria. Se l’economia continuerà a espandersi mantenendo però una dinamica dei prezzi sostenuta, i rendimenti potrebbero restare elevati. Uno scenario di stagflazione, con crescita debole e inflazione persistente, sarebbe invece più problematico.

Un terzo possibile percorso è quello della recessione. In questo caso, un rallentamento marcato dell’economia potrebbe spingere le banche centrali verso una politica monetaria più accomodante, favorendo i titoli obbligazionari già emessi e soprattutto quelli con scadenze più lunghe.

Per gli investitori, quindi, il ritorno di rendimenti più elevati non rappresenta né un segnale esclusivamente negativo né un’occasione priva di rischi. Dopo anni in cui il reddito fisso aveva perso gran parte della sua attrattività, i bond sono tornati a offrire rendimenti interessanti, ma la scelta di durata, emittente e area geografica diventa ora decisiva per costruire portafogli più equilibrati.