di Riccardo Magri
Le bollicine tricolori trainano l’export. Nei primi 8 mesi dell’anno, le esportazioni di vini superano i 5 mld di euro con un +4,7% a valore e +3,2% a volume, meglio di competitor di peso come Francia e Spagna. Secondo il report di Nomisma Wine Monitor, il 2024 dovrebbe chiudersi con una crescita superiore al 4%, arrivando così a superare, seppur di poco, la fatidica soglia degli 8 miliardi di euro. Conferme arrivano dagli spumanti che, anche nel 2024, hanno sostenuto l’export di vino italiano, in particolare il Prosecco (ormai 2 bottiglie su 10 di vino italiano esportato riguardano questa denominazione). Gli spumanti registrano performance rilevanti in Australia (+11,2%), Francia (+8,3%) e Stati Uniti (+5,3%).
Diverso il caso delle vendite sul mercato nazionale nel canale moderno, dove nei primi 9 mesi di quest’anno, si evidenzia ancora un calo dell’1,5% che difficilmente si riuscirà a recuperare entro Capodanno.
Al di là dell’ennesima performance positiva degli spumanti, l’export di vino italiano risulta influenzato da numerosi fattori, sia di carattere geopolitico che economico e che stanno portando le imprese a una maggior diversificazione dei mercati presidiati”, sottolinea Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma. Basti infatti pensare, in merito alle tante incognite che gravano sui mercati internazionali, alla minaccia dei dazi aggiuntivi paventati dal neoeletto presidente Trump a partire dall’anno prossimo, ma anche all’incremento nelle accise su vini e bevande alcoliche già applicato in Russia e a quello programmato nel Regno Unito a partire dal 1 febbraio 2025.
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