Il nuovo Decreto Energia e Bollette arriva in una fase di alta instabilità dei prezzi energetici, con famiglie e imprese ancora sotto la pressione dei costi. Il Governo interviene con misure di alleggerimento tariffario e sostegni mirati ai soggetti più esposti, scegliendo una linea di contenimento immediato dell’impatto economico.
Gli interventi previsti – sconti sulle componenti tariffarie e bonus per i consumatori più vulnerabili – rispondono a una logica redistributiva e di emergenza. Tuttavia, per il tessuto produttivo italiano, la questione è più ampia: senza un rafforzamento della capacità di generazione interna, senza investimenti stabili in efficienza e rinnovabili e senza un perimetro regolatorio certo, la volatilità resta un fattore strutturale.
Andrea Pellizzari, partner dello studio legale Casa & Associati dove guida il nuovo Dipartimento Diritto dell’Ambiente ed Energia, mette al centro la questione della certezza normativa, considerata decisiva per qualsiasi strategia di medio periodo. “Misure efficaci di contenimento dei costi devono integrarsi con strumenti capaci di favorire investimenti in efficienza energetica, sviluppo delle rinnovabili e semplificazione dei processi autorizzativi. L’esperienza maturata dallo Studio nell’assistenza a operatori industriali e investitori evidenzia infatti come certezza normativa e chiarezza regolatoria siano condizioni decisive per sostenere la transizione energetica senza compromettere la competitività del sistema produttivo. È auspicabile che il provvedimento coniughi risposta immediata all’emergenza e visione strategica di medio periodo, rafforzando sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità economica”.
Nel merito tecnico del provvedimento interviene anche l’avv. Andrea Marega, partner dello studio legale Ughi e Nunziante, che evidenzia la portata economica dell’intervento. “Questo Decreto Bollette consiste in un intervento da oltre 5 miliardi di euro, volto a mitigare i costi energetici per 2,7 milioni di famiglie vulnerabili, con un contributo extra di 115€ che porta il beneficio totale a circa 315€ annui”.
Sul fronte imprese, prosegue l’avv. Marega, il decreto introduce sconti sugli oneri di sistema finanziati attraverso un prelievo fiscale con incremento dell’IRAP del 2% sui comporti energetici, redistribuendo le risorse lungo la filiera. “L’obiettivo è di scorporare i costi ETS (certificati di emissione CO2) dal prezzo dell’energia elettrica prodotta da rinnovabili. Sebbene miri ad abbassare i prezzi all’ingrosso, la misura potrebbe paradossalmente determinare una riduzione degli investimenti nelle rinnovabili. Infatti, nel mercato elettrico, il prezzo dell’energia è spesso fissato dalle centrali a gas, che includono nel costo il prezzo dei permessi di emissione CO2. Le rinnovabili, pur non avendo costi di emissione, vendono la loro energia ad un prezzo di mercato più alto, ottenendo un margine che serve a ripagare gli elevati costi iniziali di installazione degli impianti. Eliminando la componente dei costi ETS, il prezzo di vendita per le rinnovabili calerebbe, riducendo la redditività degli impianti”.
L’Italia infatti continua a scontare una forte dipendenza dalle dinamiche internazionali delle materie prime energetiche e un mercato elettrico che riflette in modo immediato le tensioni sulle fonti fossili. Sul piano più strettamente industriale interviene Moreno Scarchini, ceo di EnergRed: “Assistiamo costantemente ad iniziative legislative che risultano per disilludere regolarmente tutti coloro i quali si aspettano che con una bacchetta magica si riesca, spostando qualche centesimo di qua o di là, a risolvere il problema dei costi dell’energia in Italia. Il punto, secondo Scarchini, è l’autoconsumo. Più le imprese producono e consumano energia rinnovabile in sito o attraverso comunità energetiche meno domanda grava sulla rete nazionale e meno costi sistemici si trasferiscono sugli altri utenti. “Nessuno spalma incentivi e nessun corrispondente contributo alle fossili potranno fermare la crescita delle rinnovabili in Italia, ed in particolare del fotovoltaico, ad oggi la fonte a più rapida e meno costosa integrazione nel mix energetico, e quella in grado di garantire maggiore benefici economici ed ambientali per ogni kilowattora auto-consumato fisicamente o virtualmente tramite le CER – prosegue il ceo di EnergRed -. E’ un circolo virtuoso: più le imprese auto-consumano, meno domanda deve sostenere il sistema elettrico generale e meno costi si scaricano sugli altri consumatori. Più le comunità energetiche condividono, più le abitudini di consumo si spostano verso le curve di produzione delle rinnovabili e meno bisogno c’è delle fonti fossili. Le rinnovabili rappresentano un valore stimabile in 165-237€/MWh a seconda delle configurazioni, condivisibile tra produttori e consumatori. Ogni impresa può risparmiare almeno 80-130€/MWh, ed ogni cittadino può ricevere fino a 78€/MWh senza oneri finanziari e gestionali. Nient’altro, se non sceglierle, può avere lo stesso impatto”.
Il tema della coerenza tra misure emergenziali e visione industriale è centrale anche per Alberto Stecca, ceo di Silla Industries, che evidenzia “quanto sia fondamentale non perdere di vista l’obiettivo finale, ovvero, trasformare il consumatore in un soggetto attivo, capace di produrre e gestire la propria energia. Penalizzare il comparto delle rinnovabili, proprio mentre la sensibilità collettiva anche verso una mobilità più pulita si sta consolidando, rischia di creare un corto circuito tra le ambizioni del Paese e la realtà normativa. Il nostro auspicio è che le politiche di emergenza si integrino sempre più con una visione di lungo termine, che incentivi i cittadini a dotarsi di strumenti tecnologici per una reale transizione energetica”.
Anche sul fronte dell’efficienza, il decreto viene letto come un passaggio necessario ma non sufficiente. Alessandro Azzoni, fondatore di Prometeo Stufe, estende il concetto di autonomia energetica anche al contesto residenziale: “Il Decreto Energia, con i suoi sconti sulle bollette per famiglie e imprese e gli interventi mirati sulle componenti tariffarie, rappresenta un importante passo per alleggerire l’impatto dei costi energetici nel breve periodo. Tuttavia, è fondamentale guardare oltre alle misure correttive: la vera sfida per famiglie e imprese italiane è costruire una maggiore autonomia energetica nel medio-lungo termine. In questo senso, soluzioni come l’adozione di sistemi di riscaldamento efficienti, ecologici e a basso consumo possono giocare un ruolo concreto. Il riscaldamento a legna moderno, ad esempio, affiancato a tecnologie di accumulo di calore, offre un’alternativa più autonoma e meno dipendente dai mercati energetici internazionali. Con un corretto uso delle risorse locali e dispositivi progettati per minimizzare consumi e emissioni, si può ridurre la pressione economica sulla bolletta e aumentare la resilienza energetica delle abitazioni”.
















