Pioggia di critiche alle misure stanziate dal Governo per arginare i rincari di gas e luce

Non è un coro ma poco ci manca. Tante voci che, messe insieme, fanno molto rumore e che rischiano di aumentare sempre di più man mano che le ore passano. Il decreto-legge per far fronte ai rincari energetici e per stanziare nuovi ristori alle attività economiche colpite dalle restrizioni per la quarta ondata del Covid-19 a cui ieri ha dato il via libera il Consiglio dei Ministrinon è piaciuto esattamente a tutti, nel tessuto produttivo nazionale. Anzi. Il concetto che risuona di più nei giudizi di associazioni industriali interessate, enti ma anche di politici e sindacalisti, è che «non sono questi gli interventi strutturali che servono». Per il resto, sugli interventi pianificati con il Dl Sostegni Ter, è tutto un profluvio di aggettivi tranchant che vanno da «insufficienti» a «senza visione», da «presa in giro» a «inutili».

La Cgia: rincari per 90 mld, aiuti coprono solo il 6%

A finire all’indice sono stati soprattutto i timidi interventi decisi dal Governo per arginare l’impatto dei rialzi delle commodity energetiche sulle imprese. Alla vigilia del CdM si era parlato di misure corpose per supportare le aziende energivore e provare a mettere un freno allo shock che da mesi sta mettendo a dura prova intere filiere produttive in tutta Europa. Gli aiuti finalizzati a “raffreddare” i prezzi invece – forse condizionati dall’impossibilità di procedere a un nuovo scostamento di bilancio, alla vigilia delle elezioni del Presidente della Repubblica – sono stati alquanto “mini”.

Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha fatto subito le stime degli aumenti energetici relativi al 2022, «sebbene il Governo per questo primo trimestre abbia erogato ben 5,5 miliardi di euro di aiuti a famiglie e imprese per contrastare il caro bollette, l’importo rimane, purtroppo, del tutto insufficiente a mitigare i costi addizionali che dovranno subire quest’anno gli utenti domestici e non». Le stime della Cgia, basate sulle previsioni elaborate a fine 2021 da Nomisma Energia, dicono infatti che nel 2022 una famiglia media italiana pagherà complessivamente 1.200 euro in più. A fronte di 25,7 milioni di famiglie presenti in Italia, l’incremento di prezzo per le utenze domestiche si dovrebbe attestare sui 30,8 miliardi di euro. La previsione per le imprese, invece, attesta che rispetto al consumo di energia elettrica e gas, i costi ammonteranno a 58,9 miliardi. In totale, dunque, per famiglie e imprese, il rincaro complessivo per l’anno in corso, secondo la Cgia, ammonta complessivamente a 89,7 miliardi. Per cui con i 5,5 miliardi stanziati dal Governo, il tasso di copertura supera appena il 6 per cento. Insomma, parafrasando una vecchia canzone del trio Tozzi-Morandi-Ruggeri, “si può fare di più”.

Assofond: misure non risolvono i problemi di liquidità 

Chi la pensa esattamente così è Assofond, l’associazione di Confindustria che oggi, per bocca del suo Presidente Fabio Zanardi, commentando il decreto legge del Governo, ha detto laconicamente: «Non risponde in alcun modo alle necessità delle fonderie italiane». Una bocciatura senza possibilità di appello: «Il DL che interviene sui prezzi delle fatture di energia elettrica e gas non accoglie minimamente le proposte che abbiamo avanzato negli scorsi giorni» ha spiegato deluso Zanardi, che era stato tra i primi nello scorso autunno a lanciare l’allarme sui costi insostenibili delle commodity energetiche. 

«Inconcepibile la decisione di utilizzare il credito d’imposta per fronteggiare l’emergenza – ha aggiunto il Presidente di Assofond entrando nel merito del provvedimento – il meccanismo non risolve i seri problemi di liquidità che sta fronteggiando il settore, e ci costringe ad applicare prezzi a valle che, oltre a metterci fuori mercato rispetto alla concorrenza europea, contribuiranno a una rapida escalation di una già galoppante inflazione».

Per Zanardi dietro l’angolo, per molte aziende, c’è lo spettro del fallimento: «Assisteremo fra pochi mesi – queste sono state le sue parole – ad aziende che porteranno i libri in tribunale vantando crediti ingenti da parte dello Stato, derivanti dagli investimenti 4.0 e da quest’ultimo ulteriore provvedimento palliativo, senza rendersi conto che per beneficiare di tali misure le aziende devono essere messe in condizione di generare margini operativi adeguati. Parliamo di un settore – ha continuato a spiegare il numero uno di Assofond – che genera oltre 6 miliardi di fatturato e impiega 30.000 persone ed ha già investito ingenti capitali per la sostenibilità ambientale negli ultimi decenni, trovandosi in una posizione di avanguardia nel percorso di decarbonizzazione rispetto ai vicini concorrenti europei. Ci lascia senza parole anche il fatto che nulla sia stato stanziato per calmierare il costo del gas». In estrema sintesi, secondo Zanardi, «senza una immediata correzione di rotta, l’intera manifattura del nostro Paese rischia di essere spazzata via in brevissimo tempo».

Confindustria Energia: «Interventi spot senza visione»

Non meno avverso rispetto alle scelte del Governo sul caro-energia è il giudizio della Confindustria Energia secondo la quale «ci vorrebbero interventi strutturali e di politica industriale, come accaduto in Francia e in Germania e come richiesto dalle associazioni aderenti a Confindustria, tra cui la massimizzazione della produzione nazionale di gas e l’incremento delle agevolazioni per i settori industriali energivori a maggiore rischio chiusura o delocalizzazione». Mentre invece secondo l’associazione confindustriale, dalle prime bozze circolate «sembra emergere che le misure prese in considerazione dal Governo siano congiunturali e non strutturali: piccoli interventi spot senza una visione di lungo termine, purtroppo insufficienti a contrastare i fortissimi incrementi di costi che si sono abbattuti sui settori industriali energivori, con gravi conseguenze per la crescita del sistema Paese e per l’occupazione».

Per Filiera Italia «1,7 miliardi sono una presa in giro»

Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, commentando le misure («deludenti e inadeguate») discusse ieri in CdM, parla senza mezze misure di «pannicelli caldi». «Una copertura di appena 1,7 miliardi è quasi una presa in giro – questa la sua opinione – non c’è traccia di nessuna misura strutturale e concreta finalizzata a raddoppiare l’estrazione dei nostri giacimenti già attivi che potrebbero raddoppiare la loro capacità produttiva in 15 mesi appena e ridurre l’esorbitante bolletta energetica dall’estero. Se le nostre Pmi agroalimentari chiuderanno abbandonate a loro stesse, dipenderemo dall’estero anche per i generi alimentari di prima necessità – fa notare Scordamaglia – il rischio è insomma quello di precipitare nella peggiore situazione di shortage degli ultimi anni con la Cina che nel primo semestre dell’anno si sarà accaparrata il 70% della produzione globale di mais, il 60% di riso ed il 50% di grano».

La Meloni dà un’insufficienza al “governo dei migliori”

Decisamente graffiante, e non poteva essere altrimenti, il commento di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, l’unico partito all’opposizione del Governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi. «Le misure che il “governo dei migliori” mette in campo con l’ultimo decreto, contro il caro bollette, sono del tutto insufficienti – ha sentenziato la Meloni – nessun intervento strutturale per affrontare a lungo termine il problema dell’indipendenza energetica nazionale e neppure misure immediate per alleggerire adeguatamente l’aumento dei prezzi dell’energia. Nulla o poco è stato fatto per le imprese messe ulteriormente in difficoltà in un periodo di grande crisi. E quasi nulla è stato fatto per le famiglie già duramente colpite dalla pandemia. Fratelli d’Italia chiede a questa maggioranza sgangherata di attivarsi per evitare una bomba economica e sociale. Non c’è altro tempo da perdere».

C’è amaro in bocca anche per i ristori ai trasporti  

Le misure decise dal Consiglio dei Ministri, che saranno contenute nel Decreto Sostegni Ter, riguardano anche gli operatori economici in crisi a causa del prolungarsi dell’emergenza Covid e delle restrizioni. A beneficiarne saranno comparti come turismo, cultura, trasporti, sport, tessile, moda, catering, eventi e wedding. Ma anche qui, secondo l’Anav, l’Associazione del trasporto di passeggeri con autobus di Confindustria, gli interventi previsti «sono di breve respiro e sicuramente insufficienti per sostenere l’industria del trasporto di passeggeri con autobus, del trasporto pubblico locale e commerciale».

«Sono invece necessari interventi urgenti a supporto della ripresa della mobilità collettiva delle persone e del turismo» ha detto Giuseppe Vinella, presidente di Anav ricordando che «la mobilità collettiva delle persone, come emerge dagli stessi documenti ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili, ha subito nel 2021 una fortissima contrazione, ancora più accentuata nelle ultime settimane per effetto delle nuove misure di contenimento della variante “Omicron” per non parlare del vero e proprio crollo dei flussi turistici, in particolar modo di quelli internazionali».

Delusa la Filcams Cgil: «sostegni solo a parole» 

«Nessuna misura a reale supporto dell’occupazione per turismo, ristorazione e cultura, appalti di servizi e di parte del commercio, ancora in situazione di forte difficoltà. Sono stati dimenticati centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, i più colpiti dalla crisi e gli ultimi ad uscirne, per i quali gli ammortizzatori in deroga e il blocco dei licenziamenti sono cessati a fine dicembre». Così si è espressa la Filcams Cgil sulle misure decise ieri e di cui si attende la pubblicazione del testo definitivo. Ma per la categoria della Cgil del Turismo, dei Servizi e del Commercio, già solo l’impostazione e la portata degli interventi voluti dal Governo con il terzo dei decreti “Sostegni”, «non sono certo adeguate ad affrontare lo stato di estrema difficoltà in cui interi settori produttivi, strategici
per l’economia del Paese, continuano a versare». Per la Filcams, «è stata
completamente disattesa la necessità di una ulteriore proroga degli ammortizzatori in deroga e delle tutele occupazionali definite dai precedenti decreti nel corso della Pandemia, reiteratamente e congiuntamente richiesta dalle Parti sociali, a tutto discapito di lavoratori ed imprese pesantemente impattati dalla crisi. Una grave sottovalutazione – aggiunge il sindacato – anche alla luce delle migliaia di licenziamenti che stanno caratterizzando l’inizio del 2022 e che coinvolgono l’intero territorio nazionale conseguenza, tra l’altro, dell’assenza di strumenti per arginare gli effetti di una situazione ancora di emergenza». Ecco perché, chiosa la Filcams, da parte del Governo «i sostegni sono solo a parole».