Nicola Porcari, Head of Structured Finance di BPER CIB

Quello della Blue Economy è un settore quanto mai strategico. Basta considerare che, secondo quanto emerge dall’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione Direzione Pianificazione e Controllo di BPER, circa il 90% degli scambi globali in volume viaggia via mare (in Ue il 74% delle merci in entrata e in uscita transita attraverso le rotte marittime), e che in Italia, leader mondiale nella cantieristica navale, il contributo complessivo del comparto produce effetti indiretti e indotti pari a 224,9 miliardi di euro (l’11,4% del Pil). Dati importanti che mostrano quanto questo universo,  che spazia dal turismo costiero alla portualità, dalla logistica alla pesca, fino alla cantieristica navale e nautica, sia strategico per il Paese. Economy ha incontrato Nicola Porcari, Head of Structured Finance di BPER CIB, che da sempre ha creduto e investito in questo comparto, cui è dedicato un apposito desk per le aziende, per capire le opportunità e le sfide future di un business che, anche alla luce dei fragili equilibri geopolitici globali, sarà sempre più centrale.

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Quale presente e futuro per la Blue Economy?

Ci troviamo di fronte a uno scenario particolarmente complesso dal punto di vista geopolitico. Le tensioni internazionali degli ultimi anni hanno però confermato con forza l’importanza strategica del trasporto marittimo, soprattutto per quanto riguarda l’energia ma non solo. Se circa il 90% delle merci mondiali viaggia via mare, è evidente quanto siano cruciali il controllo delle rotte e la connessione dei principali snodi logistici globali.

Quali sono i principali trend?

Assistiamo a una forte spinta verso il rinnovamento delle flotte mondiali. Molte navi stanno invecchiando e cresce la necessità di aumentare la capacità di trasporto. Si sta anche modificando la geografia dei traffici, con una crescente centralità dell’Asia, sia per la domanda di merci sia per il ruolo sempre più importante nella produzione di energia, gas naturale, petrolio e prodotti chimici. Questo sta orientando una parte significativa degli investimenti e delle nuove rotte commerciali.

È un comparto in cui avete sempre puntato.

Siamo tra le poche banche italiane ad aver mantenuto e rafforzato un desk interamente dedicato alla Blue Economy. Abbiamo scelto di valorizzare competenze specialistiche costruite nel tempo, integrandole all’interno della Corporate & Investment Banking. Questo ci permette di offrire alle imprese un supporto completo che va dalla finanza strutturata all’M&A advisory, fino ai servizi di transaction banking internazionale

Chi sono i vostri stakeholder principali?

Operiamo sia con le grandi aziende, con fatturati superiori ai 500 milioni di euro, sia con il segmento corporate. Storicamente BPER ha sviluppato una forte competenza nel settore dello shipping, rafforzata ulteriormente dall’integrazione di Carige e dalla presenza di un importante hub a Genova. Questo ci consente di lavorare con i principali operatori italiani del comparto, seguendo trasporto merci, trasporto passeggeri, logistica e cantieristica. Il nostro approccio è integrato e copre l’intera filiera della Blue Economy. Seguiamo il finanziamento di nuove navi, sia di grandi sia di piccole dimensioni, ma anche lo sviluppo delle infrastrutture portuali e retroportuali, delle connessioni logistiche e dei progetti legati alla transizione ecologica. Grazie alla finanza strutturata possiamo affiancare le imprese non solo dal punto di vista finanziario ma anche con una lettura tecnica delle opportunità e delle evoluzioni del mercato.

Quanto pesa il discorso della transizione?

È fondamentale. In collaborazione con RINA abbiamo sviluppato il Sustainable Finance Lab, una piattaforma che aiuta le aziende a individuare Kpi legati alla sostenibilità e alla transizione ecologica. Questo facilita l’accesso ai finanziamenti e consente anche di ottenere condizioni economiche migliorative per progetti che generano benefici ambientali concreti. Stiamo osservando iniziative molto interessanti nell’ambito della logistica portuale. Un esempio è rappresentato da progetti che combinano nuove infrastrutture portuali, impianti fotovoltaici e programmi di elettrificazione delle banchine. Si tratta di interventi che integrano sviluppo infrastrutturale, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale.

Quali le principali trasformazioni future?

Uno dei temi più rilevanti riguarda i nuovi carburanti, che influenzeranno tutte le strategie di investimento, sia nella costruzione delle nuove navi sia lungo tutta la filiera logistica.