BitcoinR: la nuova valuta digitale

Le criptovalute continuano a far discutere e a dividere il mondo della finanza, degli investitori e dei semplici opinionisti. Ciò è di tutta evidenza poiché l’economia non è una scienza e quindi, come è noto, un argomento divisivo, contrapposto fra le rispettive “interpretazioni” “presunzioni” e “intuizioni” derivanti dai vari modelli (ad esempio quello Keynesiano o pro Milton Friedman). Lo scorso marzo Bitcoin, la criptovaluta più famosa fra le circa 9.000 presenti su CoinMarketCap, veniva scambiata a 4.000 dollari, ma le evoluzioni sul fronte pandemico, l’halving e la crescente fiducia sul potenziale mainstream della valuta hanno contribuito ad accelerarne il passo, fino a toccare un rialzo anno su anno del +600%. Ad oggi il valore è di circa 50.000 dollari per 1 Bitcoin.
Ora, pur non volendo classificare le criptovalute come semplice bolla, pericolosa speculazione o al contrario come reale opportunità di business o riserva di valore, tuttavia è opportuno sottolineare la criticità (virtù per alcuni) legata all’altissima volatilità del valore. La stessa volatilità insita nel Bitcoin proviene dal fatto che chi ha creato questa valuta digitale voleva contrastare il male dell’inflazione togliendo potere alle banche centrali. A tal proposito giova ricordare come il misterioso Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo dell’inventore del Bitcoin, pianificando nel 2008 la famosa cripotvaluta stabilì anche una disponibilità di moneta limitata: 21 milioni di unità. L’aspetto più complesso da prevedere è come evitare oscillazioni del prezzo estremamente elevate o crolli improvvisi non derivanti dal mercato ma da potenziali interventi esterni. Ad esempio, la concentrazione di bitcoin detenuti da coloro che hanno accumulato la valuta in anticipo e che potrebbero successivamente, attraverso uno sforzo coordinato, tentare di manipolare il prezzo, rappresenta uno dei possibili scenari negativi di cui si parla. Ma non è il solo.
Le recenti dichiarazioni di Janet Yellen, ex numero uno della FED, rilasciate nel corso di una conferenza organizzata dal New York Times, rappresentano un problema per l’autorevolezza del bitcoin.  La Yellen ha affermato: “Temo che possano essere commessi molti illeciti  nell’utilizzo di bitcoin e credo anche sia spesso usato per finanziare attività illegali. È un modo estremamente inefficiente di condurre transazioni e la quantità di energia consumata nel processare queste transazioni è impressionante. Sono molto preoccupata per l’estrema volatilità, spesso causa di perdite eccessive per gli investitori”. Insomma non proprio una grande promozione pubblicitaria. Risultato – 20% circa in un giorno.
D’altra parte senza una funzione di banca centrale collegata al bitcoin, non c’è modo di tentare di stabilizzare il valore entro una certa finestra di tolleranza al prezzo. Per alcuni ciò rende il bitcoin meno prezioso come riserva di valore di quanto sarebbe se ci fosse un minimo di controllo per garantire una certa stabilità. Ora, il tema delle regole è divenuto centrale e di stretta attualità proprio in relazioni alle parole di Janet Yellen, Segretario al Tesoro degli Stati Uniti.
In questo senso si inserisce la novità di bitcoinR, la “nuova” criptovaluta da poco quotata su Vindax.com, una delle piattaforme di scambio per monete digitali.
Coniata nel 2018, XBR – l’acronimo della moneta – è una criptovaluta di nuova generazione che, come tutte le altre, permette di effettuare transizioni di questo particolare denaro parallelo. Oltre all’avere potenzialmente importanti margini di crescita è stata concepita e creata sulla base di tecnologie ancora più avanzate rispetto al bitcoin, ma soprattutto con un chiaro traguardo, un valore stabile di 1.000 dollari per ogni moneta. Per raggiungere questo target predefinito i creatori di bitcoinR – Nicholas Chavez, fondatore e Michael Garner attuale CEO – hanno deciso di inserire nel proprio “whitepaper” – una sorta di manifesto programmatico e pubblico – un percorso che prevede l’utilizzo di strumenti come il Quantitative Easing (QE) e il Quantitative Tightening (QT).
Qui risiede il motivo d’interesse verso questa criptovaluta, oltre alla apprezzabile volontà di puntare tutto su trasparenza e massima collaborazione fra gli amministratori e alcuni organismi di controllo finanziario. In quest’ottica i fondatori di bitcoinR hanno implementato un solido programma di conformità da parte del governo degli Stati Uniti, come i protocolli Know-Your-Customer (KYC), Anti-Money Laundering (AML) e soprattutto la registrazione presso lo US Treasury FinCEN (Financial Crimes Enforcement Network) come attività di servizi monetari. Per la cronaca il famoso bitcoin non ha mai proceduto a queste implementazioni regolamentari.
Insomma la volontà dichiarata è quella di mantenere gran parte della visione originale di Satoshi Nakamoto, aggiungendo algoritmi moderni ed economia in stile banca centrale, evitando l’ipervolatilità di altre criptovalute. Ma come sarà possibile considerare questa nuova criptovaluta “regolamentata”? Gli amministratori dichiarano che “si riservano il diritto di ‘bruciare’ o ‘rilasciare per la vendita’ (con i proventi donati in beneficenza) un importo predeterminato di unità di valuta XBR allo scopo di stabilizzare il valore in modo coerente con il valore previsto” evitando così fluttuazioni elevante a discapito degli investitori. Questa operazione sarà denominata “XBR Open Market Operations” o “XBR OMO”. Per tenere fede a questa promessa, si apprende dal “whitepaper”, il team di gestione di bitcoinR ha creato un vasto portafoglio di riserva. Questo portafoglio di circa 7 milioni di monete fungerà da accantonamento, consentendo agli amministratori di gestire ed  influenzare il prezzo della moneta a vantaggio di una forte stabilità, potenzialmente apprezzata non solo dagli investitori privati ma anche da istituti quali banche ed assicurazioni. Inoltre, il team di leadership utilizzerà il portafoglio di riserva per investire in altre materie prime allo scopo di ottenere beni reali di valore a sostegno delle monete in circolazione, in grande contrasto con altre criptovalute che funzionano come valuta fiat. Ad oggi il valore di 1 moneta XBR è prossimo ai 0.25 cent/dollaro, il che rappresenta lo scenario ideale per gli investitori visto il prezzo attuale relativamente basso.
Insomma, se è vero che gli investitori istituzionali sono alla ricerca di un prodotto, all’interno dell’universo delle criptovalute, che abbia un amministratore centralizzato il quale si ritenga responsabile per questioni come la stabilizzazione ordinata del prezzo unitario e l’interfaccia normativa ufficiale, sembra la risposta sia arrivata da questa nuova moneta elettronica: naturalmente nell’ambito privatistico.
Intendiamoci, ad oggi tutto ciò rappresenta un auspicio ed un nuovo modo di governare una criptovaluta per ora tutto sulla carta, poiché bitcoinR è in fase di lancio e la sua concretezza come progetto è ancora tutta da sperimentare e analizzare. Solo il futuro potrà fornire un responso chiaro in tal senso. Chiaro come l’obiettivo dichiarato sin dalla creazione: 1 bitcoinR deve valere 1000 USD.