Camilla Francesca Martra

di Camilla Francesca Martra, Project manager di Amyralia

La Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd) è la direttiva dell’Unione Europa che rende obbligatorio, per aziende di determinate dimensioni o quotate in Borsa, rendicontare la propria sostenibilità attraverso strumenti adeguati come il bilancio di sostenibilità.

La direttiva intende migliorare la trasparenza Esg delle aziende. Ha l’obiettivo di indirizzare i capitali verso attività che siano sostenibili, di finanziare la transizione ecologica dell’Ue: anche le aziende sul territorio devono insomma impegnarsi per la sostenibilità.

Il 14 dicembre 2022 è stata conseguentemente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la normativa sul bilancio sostenibile: entro 18 mesi da quella data l’Italia ha l’obbligo di attuare gli standard della direttiva Ue. Le società che dovranno pubblicare il bilancio di sostenibilità in Europa passeranno da 10mila a 50mila. Tra queste figurano tutte le quotate sui mercati finanziari a parte le micro-aziende, tutte le non quotate con un fatturato superiore ai 40 milioni o un patrimonio netto oltre i 20 milioni, oppure oltre i 250 dipendenti. Anche sul nostro territorio sono molto numerose le aziende che dovranno adeguarsi già dal 2024: i tempi sono molto stretti.

Un aspetto centrale della nuova normativa è proprio il bilancio di sostenibilità. Mentre prima un numero molto più ristretto di imprese doveva stilare un report di sostenibilità staccato dal bilancio annuale, ora un numero ben più elevato dovrà fare un bilancio di sostenibilità che diventerà parte integrante del bilancio economico finanziario, e sarà sottoposto alla revisione di una società certificata. La direttiva Ue dunque stabilisce che le performance Esg non sono meno importanti di quelle economiche dell’azienda.

Un altro aspetto importante è che con questa nuova direttiva si apre un nuovo concetto per il bilancio di sostenibilità, quello della doppia materialità. Le aziende devono prendere in considerazione gli impatti dell’azienda verso il mondo esterno, come le emissioni di gas serra, ma anche viceversa quelli del mondo esterno sull’azienda, per esempio i costi di adattamento ai cambiamenti climatici.

L’obbligatorietà del bilancio di sostenibilità risponde al diritto degli stakeholder di conoscere. Noi clienti finali siamo sempre più attenti a quel che acquistiamo, sempre più interessati ad acquistare da aziende sostenibili, magari prodotti riciclati.

Per stilare il bilancio di sostenibilità ci vuole tempo, specie se lo si approccia per la prima volta. Si devono prendere in considerazione una serie di standard, verificare che i kpi di quelli presi in esame durante l’anno siano rispettati.

Poi c’è la parte che da un punto di vista strategico più interessa aziende e stakeholder, quella sulle prospettive e le strategie future che l’impresa metterà a terra. Solo per impaginare un bilancio di sostenibilità ci vogliono dalle due alle quattro settimane. Se un’azienda si muove per tempo, deve muoversi ora.

Negli anni successivi al 2024 la platea di aziende obbligate a fare il bilancio di sostenibilità verrà ampliata. Ma è bene sottolineare che è importante muoversi per tempo non solo perché ce lo dice la legge, ma perché i nostri clienti finali sono sempre più attenti a come ci muoviamo. Guardano se facciamo del bene a livello di impatto ambientale e sociale.

Se vogliamo essere visionari e cercare di crescere in maniera veramente sostenibile, dobbiamo dunque necessariamente abbracciare queste tematiche.