Bebe Vio, dolcezza ed energia. Quando un testimonial magico può ridare identità a un brand

Uno sguardo che stordisce, un ovale perfetto, un’espressione dolcissima ma insieme determinata: Bebe Vio – vent’anni, schermitrice – è stata il grande regalo che le Paralimpiadi di Rio hanno fatto agli italiani, facendo scoprire un’icona di positività nel Paese dei Millennials che troppo spesso né studiano né cercano lavoro. E adesso questo concentrato atomico di sentimenti e valori declinati nel sorriso ha scelto – ed è stata scelta – di associare la propria immagine a quella di un brand industriale notissimo ma non altrettanto positivamente ricordato: Sorgenia. Come mai? Qual è stato il nesso, per una persona come Bebe, che oggi ha il mondo a disposizione, se solo lo vuole? Una sfida intellettuale per gli addetti ai lavori della comunicazione…

«Sinceramente, l’idea ci è nata dal vissuto di Sorgenia. Un’azienda che a sua volta ha vissuto un trauma durissimo ma ha trovato la forza per rialzarsi», racconta a Economy, con molta semplicità, Gianfilippo Mancini, da due anni amministratore delegato della “nuova” Sorgenia. «Ci siamo trovati mese dopo mese in una situazione nella quale i risultati, l’entusiasmo, le nuove prospettive dell’azienda iniziavano a essere sempre migliori, ed a subire un gap sempre più grande, e penalizzante, tra la percezione esterna che l’azienda aveva e la realtà dei fatti, che migliorava a vista d’occhio, per fortuna».

E allora Mancini comincia a riflettere, si confronta col suo staff, si arrovella: «Come trasmettere un messaggio immediato che descrivesse a tutti la nostra nuova situazione? Come far passare il concetto che l’azienda ha iniziato a sentirsi di nuovo sulla giusta strada, per produrre prospettive, progetti e risultati, per crescere?». Comodo sarebbe stato poter cancellare con un colpo di spugna un passato di cui l’attuale gestione non ha alcuna colpa, ma la proprietà – le banche creditrici divenute azioniste – ne hanno invece tante, per aver lasciato correre la gestione perdente pilotata dall’azionista fondatore, il gruppo Cir della famiglia De Benedetti. E dunque Sorgenia era stata per anni associata, su media, a parolacce come debiti e perdite, se non peggiori, poiché aveva una quota di maggioranza in una centrale di Savona, tuttora oggetto di inchieste inquietanti su asseriti gravissimi danni ambientali.

«L’idea ci è nata dal vissuto di Sorgenia. Un’azienda che a sua volta ha vissuto un trauma durissimo ma ha trovato la forza per rialzarsi»

Dunque per restituire positività al nome di Sorgenia non bastava un’idea brillante: ci voleva un miracolo.

«E i miracoli», riprende sorridendo Mancini,  «li fanno gli angeli come Bebe. Coraggiosa, sensibile, forte, piena di entusiasmo per le sfide che l’attendono. Un piccolo titano, che è riuscita a trovare in se stessa la forza sublime di estrarre da un dramma un trionfo, non solo sportivo ma esistenziale e umano di portata mondiale. Per me, ragionando sugli elementi che dicevo prima, pensare a lei è stato immediato. E’ una ragazza che non si può fare a meno di amare, immediatamente; e sentendola parlare, quando la si conosce di persona, ancora di più».

Oggi Bebe Vio ha una notorietà straordinaria, che va ben al di là dei suoi successi sportivi: «Quando dall’idea siamo passati a incontrare lei e i suoi genitori – orgogliosamente non vuole essere seguita da un agente – abbiamo raccolto un’adesione spontanea, naturale. Il messaggio che le chiedevamo di rappresentare le si armonizzava perfettamente. Ci trovava dentro lo stesso mix di fiducia e passione che è nel suo carattere. Frutto delle esperienze che ha saputo affrontare. E’ una figura che racconta ai suoi coetanei come in realtà i sogni si possano realizzare davvero, se solo si riesce a guardare la realtà e il futuro con occhi giusti.Avere a che fare con lei, vederla combattere in pedana, guardare le sue foto: impossibile fare queste cose e non chiedersi perché non sia possibile a tutti noi essere altrettanto pieni di fiducia e slancio pur avendo avuto problemi di solito ridicoli a confronto con quello che ha saputo affrontare lei. “Insomma, nel momento in cui l’abbiamo contattata e incontrata e le abbiamo raccontata l’azienda, Bebe si è entusiasmata. è stato semplice, un amore reciproco e immediato». Insomma, una scelta del capo? «Ma sì, non lo nego, ma ho un team straordinario, con il quale sviluppare i messaggi è stato altrettanto entusiasmante. Così come il nostro claim: “Non conta quanto è difficile la tua sfida, conta l’energia che ci metti”».

Dietro le quinte, una faticaccia gestionale. «Una trasformazioe radicale sia sul piano industriale che commerciale», spiega Mancini, che conosce assai bene il settore in cui opera. «Siamo un operatore elettrico alternativo, nato con la liberalizzazione, per superare le difficoltà note abbiamo dovuto efficientare i costi e siamo oggi, probabilmente, i più snelli nel produrre energia, a basso costo e in modalità flessibile, e con una forte digitalizzazione». Costi che «permettono oggi di offrire alle famiglie un risparmio su bolletta mediamente di un 15%», continua Mancini il quale, pur tenendo in somma considerazione la fetta largamente preponderante della clientela corporate, vuole tornare in forza anche sulla clientela al dettaglio. Ma l’ingrediente segreto di questa competitività risiede nel fatto che Sorgenia vende energia autoprodotta, senza intermediazioni: «Chi va su qualunque comparatore di prezzi lo constata. E questa convenienza, aggiungo, non nasce solo dall’integrazione verticale tra produzione e distribuzione. Abbiamo scelto anche di  relazionarci con clienti residenziali unicamente via web, il che ci dà ulteriori grossi vantaggi di prezzo».

Non dover pagare i cosiddetti “teleseller” o comunque gli agenti che costano grosso modo 100 euro per cliente acquisito è un bel vantaggio: «è il cliente che sceglie noi, e non siamo noi a rompere le scatole a lui con le tentate vendite. Ci scelgono, come le dicevo, attraverso i comparatori, l’informativa on-line e tanto passaparola. E’ un modo di vendere che lascia l’iniziativa al cliente, che si informa ed è evoluto». Le strategie di web-marketing sono tutte fatte in casa, e il direttore vendite viene da Facile.it. «Abbiamo l’intenzione e la consapevolezza», sintetizza Mancini, «di portare un po’ di rivoluzione digitale nel mondo dell’energia…».

E poi c’è un fortissimo effetto-green: «Un nostro cliente che scelga di utilizzare solo energia verde può chiedere di approvvigionarsi dall’impianto rinnovabile a lui più vicino, individuadolo grazie alla georeferenza che ci arriva dal suo cellulare. Un 10% dei nuovi clienti sceglie questa opzione. E non a caso stiamo accelerando con gli investimenti sulle rinnovabili».

Di questo passo, quale medaglia punta a conquistare l’elettricità di Bebe Vio? La cassa è tornata positiva, le banche creditrici hanno tirato un sospiro di sollievo perché l’azienda si autofinanzia, è in corso un fortissimo abbattamento del debito. «I nostri obiettivi sono presto detti», conclude Gianfilippo Mancini: «Puntiamo a raggiungere entro 5 anni il mezzo milione di clienti, cogliendo così finalmente appieno le opportunità che erano state schiuse con la liberalizzazione».

RISANAMENTO E RILANCIO

Con 400 milioni di euro di ricapitalizzazione, due anni fa, e l’uscita di scena della Cir di De Benedetti, Sorgenia ha iniziato un cammino di risanamento che oggi inizia a vedere la luce. Giovanni Mancini, il manager cui si sono affidate le banche creditrici divenute azioniste, proveniva dall’Enel dove fino al 2014 è stato direttore della Divisione Generazione ed Energy Management (GEM) e della Divisione Mercato.