Francoforte perde un altro pezzo importante proprio mentre la Banca centrale europea è chiamata a gestire una delle fasi più complicate degli ultimi anni. Isabel Schnabel, membro tedesco del Comitato esecutivo della Bce e figura di primo piano nella definizione della politica monetaria dell’Eurozona, ha deciso di lasciare l’istituto con quasi un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato. La Bce ha comunicato il 24 settembre che Schnabel lascerà il Comitato esecutivo il 3 gennaio 2027 per assumere, dal giorno successivo, il ruolo di Financial Counsellor e direttrice del Monetary and Capital Markets Department del FMI (Fondo monetario internazionale). La nomina è stata annunciata dalla direttrice generale del Fmi Kristalina Georgieva e rappresenta un passaggio di peso: il dipartimento che Schnabel guiderà è il centro dell’attività del Fondo sui mercati finanziari, sulla politica monetaria e macroprudenziale, sulla regolamentazione finanziaria, sulla stabilità del sistema bancario e sui mercati dei capitali.
La scelta arriva mentre il mandato di Schnabel sarebbe dovuto terminare il 31 dicembre 2027. La sua partenza anticipata, quindi, non è un normale avvicendamento di calendario, ma anticipa di quasi dodici mesi la sostituzione di una delle sei persone che compongono il Comitato esecutivo della Bce. Schnabel era entrata nell’Executive Board il 1° gennaio 2020 e da allora ha avuto responsabilità particolarmente sensibili, fra cui le operazioni di mercato, la ricerca e le statistiche. La Bce ha precisato che resterà formalmente in carica fino al 3 gennaio 2027 e che, sulla base del parere del Comitato etico, non sarà necessario un periodo di cooling-off prima del passaggio al Fmi. Per evitare conflitti di interesse, tuttavia, Schnabel non sarà coinvolta in alcuna questione relativa al Fondo per il resto del suo mandato a Francoforte. Dopo la sua uscita, le responsabilità operative potranno essere temporaneamente redistribuite fra gli altri membri del Comitato esecutivo in attesa della nomina del successore da parte del Consiglio europeo.
Il Fmi conquista una delle voci più importanti di Francoforte
Per il Fondo monetario non si tratta soltanto di trovare un successore a Tobias Adrian. Adrian, che ha guidato il Monetary and Capital Markets Department dal 2017, ha lasciato l’incarico il 31 agosto 2026 dopo quasi dieci anni alla guida dell’area che presidia alcuni dei dossier più delicati per la stabilità finanziaria globale. Il dipartimento segue infatti la sorveglianza del settore finanziario, le politiche monetarie e macroprudenziali, la regolamentazione e risoluzione bancaria, i mercati dei capitali e la finanza digitale, oltre a fornire assistenza tecnica ai Paesi membri. Con Schnabel, il Fmi porta a Washington un’economista che negli ultimi sei anni ha lavorato esattamente all’incrocio fra politica monetaria, mercati e stabilità finanziaria.
Georgieva ha descritto Schnabel come una figura con una profonda esperienza nell’intersezione fra banche centrali, mercati dei capitali e stabilità finanziaria. Dal suo ingresso nella Bce, nel 2020, Schnabel ha attraversato alcuni dei passaggi più turbolenti della politica economica europea: la crisi pandemica, lo shock energetico del 2022, l’impennata dell’inflazione e le successive fasi di stress sui mercati. Ha inoltre avuto un ruolo nello sviluppo del nuovo quadro operativo con cui la Bce implementa la politica monetaria. Prima di approdare a Francoforte aveva fatto parte del Consiglio tedesco degli esperti economici, del comitato scientifico consultivo dell’European Systemic Risk Board e del board consultivo di BaFin, l’autorità federale tedesca di vigilanza finanziaria.
Il trasferimento ha anche una dimensione simbolica. Schnabel è una delle figure tedesche più riconoscibili all’interno della Bce e negli anni si è distinta per una posizione generalmente considerata più rigorosa sul fronte dell’inflazione. La sua uscita non modifica automaticamente la linea monetaria dell’istituto, perché le decisioni vengono prese collegialmente dal Consiglio direttivo, ma apre una partita sulla composizione futura dell’Executive Board proprio mentre l’Eurozona è tornata a fare i conti con una nuova fiammata dei prezzi energetici e con l’incertezza geopolitica. Reuters ha descritto la partenza come l’avvio di un più ampio riassetto ai vertici della Bce.
Il tempismo non potrebbe essere più delicato
La successione arriva in un momento in cui la Bce non ha affatto davanti a sé una fase di ordinaria amministrazione. Il 10 settembre il Consiglio direttivo ha aumentato i tre principali tassi di interesse di 25 punti base. Il tasso sui depositi è salito al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%, con effetto dal 16 settembre. È il secondo rialzo dell’anno e arriva dopo che l’inflazione dell’Eurozona è salita al 3,3% in agosto dal 2,9% di luglio. Ancora più significativo è il dato sull’energia: l’inflazione energetica è passata dal 10,3% al 14,3%.
Il paradosso è che, nello stesso momento, l’economia europea sta mostrando una resilienza superiore alle attese. Le nuove proiezioni della Bce stimano una crescita dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. Per l’inflazione headline, invece, la previsione è del 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. L’obiettivo del 2% non è quindi dietro l’angolo: secondo lo scenario della banca centrale, l’inflazione dovrebbe tornare attorno al target soltanto verso la fine del 2027.
È qui che la successione di Schnabel assume un significato che va oltre la semplice composizione del board. La Bce deve decidere quanto a lungo mantenere una politica monetaria restrittiva mentre energia e geopolitica alimentano l’inflazione, senza soffocare un’economia che, almeno per ora, sta resistendo meglio del previsto. Philip Lane, l’attuale capo economista dell’istituto, ha recentemente osservato che il nuovo shock energetico potrebbe durare più a lungo del previsto e che l’inflazione potrebbe tornare verso il target soltanto dalla metà del 2027. La sua previsione aggiunge pressione a una successione che, per coincidenza, arriverà pochi mesi dopo quella di Schnabel.
E dopo Schnabel arriva Lane
Il calendario rende evidente perché nelle capitali europee si stia già ragionando su un possibile grande accordo complessivo. Il mandato di Philip Lane, irlandese e attuale Chief Economist della Bce, termina il 31 maggio 2027. Lane è entrato nel Comitato esecutivo il 1° giugno 2019 e il suo mandato di otto anni arriverà quindi alla scadenza naturale poche settimane dopo l’uscita di Schnabel. A quel punto due dei sei componenti del Comitato esecutivo saranno cambiati nel giro di pochi mesi.
Ma il vero elemento che rende la situazione eccezionale è che, nello stesso arco temporale, potrebbe cambiare anche la presidenza. Christine Lagarde ha formalmente un mandato fino al 31 ottobre 2027, ma nelle ultime settimane ha lasciato aperta la possibilità di una conclusione anticipata. Interpellata dalla televisione irlandese RTE sulla permanenza fino alla scadenza ufficiale, Lagarde ha risposto «vedremo», dopo avere affermato che avrebbe lasciato la Bce nel 2027. La dichiarazione ha riacceso le speculazioni su un’uscita all’inizio dell’anno, prima delle elezioni presidenziali francesi.
Se Lagarde, Schnabel e Lane lasciassero tutti l’istituto entro il 2027, la Bce si troverebbe a gestire in rapida successione tre cambiamenti ai vertici: la presidente, il capo economista e un membro del Comitato esecutivo con deleghe operative sui mercati. Non sarebbe una sostituzione ordinaria. Sarebbe una vera ricomposizione della squadra che guida la politica monetaria dell’Eurozona, mentre l’inflazione è sopra il target, i tassi sono tornati a salire e il quadro energetico resta fortemente condizionato dalla geopolitica.
La partita fra Berlino, Parigi e Madrid
A questo punto la questione monetaria si intreccia inevitabilmente con quella istituzionale e politica. Il successore di Schnabel dovrà essere nominato dal Consiglio europeo secondo la procedura prevista dai Trattati. Per Berlino la scelta è particolarmente sensibile perché la Germania ha tradizionalmente avuto una presenza forte nel board della Bce e la sostituzione di una figura tedesca apre una partita che potrebbe intrecciarsi con quella del Chief Economist e, soprattutto, con la presidenza.
Tra i nomi circolati nelle ultime settimane per la successione di Lagarde ci sono lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, ex governatore della Banca di Spagna e dal 2025 presidente della Banca dei regolamenti internazionali, e l’olandese Klaas Knot, che ha guidato la banca centrale dei Paesi Bassi dal 2011 al 2025. Reuters ha riferito che la Francia sarebbe disposta a sostenere Knot per la presidenza in cambio dell’attribuzione a un candidato francese del posto di capo economista. Fra i nomi francesi citati nelle indiscrezioni figurano Agnès Bénassy-Quéré e Laurence Boone. Si tratta, va sottolineato, di scenari negoziali e non di candidature formalmente definite.
Per la Germania circolano invece nomi come Markus Brunnermeier, economista di Princeton, Monika Piazzesi, docente a Stanford, e lo stesso Tobias Adrian, che dopo la conclusione dell’incarico al Fmi potrebbe teoricamente rientrare nel radar europeo. Un’altra possibilità sarebbe che Berlino punti direttamente alla casella di Chief Economist, trasformando la successione di Lane in una delle principali partite del negoziato. Sullo sfondo rimane anche Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, il cui nome è stato accostato alla presidenza della Bce. Le diverse opzioni si intrecciano però con gli equilibri già esistenti: la Germania esprime Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea e Claudia Buch alla guida della vigilanza bancaria della Bce.
Il rischio di una Bce alle prese con troppe successioni
Il problema non è soltanto chi arriverà, ma quando e attraverso quale combinazione di nomine. Secondo le ricostruzioni delle ultime settimane, le capitali dell’Eurozona starebbero lavorando a un possibile «grand package» per le tre posizioni più importanti, con l’obiettivo di arrivare a un’intesa entro la fine del 2026. La ragione è evidente: presidenza, capo economista e membro tedesco dell’Executive Board sono poltrone diverse, ma fanno parte dello stesso delicatissimo equilibrio geografico e politico che accompagna le nomine europee.
La questione è resa ancora più sensibile dalle preoccupazioni interne alla stessa Bce. A metà settembre rappresentanti del personale avevano chiesto maggiore chiarezza sulle possibili transizioni al vertice, sostenendo che un’incertezza prolungata sulla leadership può complicare la pianificazione strategica, le riforme interne e la comunicazione dell’istituzione. La preoccupazione non riguardava soltanto Schnabel, ma anche le indiscrezioni sull’uscita anticipata di Lagarde. Il tema è particolarmente delicato per una banca centrale, perché la credibilità della politica monetaria dipende anche dalla capacità dell’istituzione di comunicare con continuità le proprie intenzioni e di mantenere prevedibile il processo decisionale.
Francoforte deve gestire anche i mercati
La coincidenza temporale con lo shock energetico rende la situazione ancora più complessa. A settembre la Bce ha dovuto aumentare i tassi proprio mentre l’economia mostrava una maggiore capacità di tenuta. I dati preliminari di settembre hanno evidenziato un’accelerazione dell’attività economica dell’Eurozona, con il PMI composito salito a 53,1 da 52,0 in agosto, il livello più alto da oltre tre anni. Ma contemporaneamente l’aumento dei costi energetici sta alimentando pressioni sui prezzi e riducendo il margine di manovra della politica monetaria.
Anche le aspettative delle famiglie si sono mosse nella direzione opposta a quella auspicata dalla Bce. Secondo l’indagine dell’istituto pubblicata il 18 settembre, l’aspettativa mediana dei consumatori sull’inflazione nei successivi dodici mesi è salita al 3% in agosto dal 2,9% di luglio. L’aspettativa a tre anni è passata dal 2,7% al 2,9%, mentre quella a cinque anni è salita dal 2,4% al 2,5%. Nel frattempo il prezzo del gas all’ingrosso europeo è aumentato di oltre il 140% su base annua, secondo un’analisi riportata da Reuters, con una trasmissione ai prezzi al consumo che oggi appare più rapida rispetto al periodo successivo allo shock del 2022.
È il contesto nel quale la Bce dovrà affrontare la transizione dei propri vertici. Non una semplice staffetta burocratica, dunque, ma un cambio della squadra dirigente mentre l’istituto deve prendere decisioni potenzialmente molto sensibili sui tassi, sui mercati e sulla stabilità finanziaria.
















