Bce

Stagflazione e frammentazione dei mercati azionari. Sono alcuni dei termini che sono comparsi nelle minute Bce, che fanno riferimento all’ultima riunione che si è svolta a Francoforte il 20 e il 21 luglio. “La normalizzazione in corso dell’orientamento di politica monetaria della Bce potrebbe innescare la frammentazione dei mercati obbligazionari, con conseguenze negative per tutti i paesi dell’area dell’euro” si legge nel testo reso pubblico.

Obiettivo della Bce è tenere sotto controllo l’inflazione

Nel direttivo di luglio la Bce ha deciso di aumentare i tassi di 50 punti base e “sebbene questo incremento sia stato maggiore del passo indicato nella riunione di giugno, un passo più ampio nel percorso di normalizzazione dei tassi ufficiali era appropriato” dice il documento che prende in analisi un periodo non semplice dal punto di vista dell’inflazione, che sfiora il 9%. Al centro del dibattito ci sono sia l’inflazione e i rincari, ma anche il prezzo del gas, che nel frattempo è aumentato ancora superando i 300 euro al megawattora, che è il picco toccato dall’inizio della guerra in Ucraina. “La frammentazione alle forniture di gas – si legge – in combinazione con un’ulteriore e più alta aspettativa di inflazione ha spostato il focus degli investitori a un possibile scenario di stagflazione.  Il cambio euro dollaro rimane sotto pressione”. Emerge come tra gli investitori sia forte la preoccupazione sia dell’inflazione che della stagflazione. Proprio per questo si richiede grande attenzione alle decisioni di rialzo dei tassi. “Il deprezzamento dell’euro ha costituito un importante cambiamento nel contesto esterno e ha comportato maggiori pressioni inflazionistiche per l’area dell’euro, in particolare attraverso i maggiori costi delle importazioni. Nell’analisi si sottolinea come “i miglioramenti nella competitività e il sostegno alla crescita che normalmente sarebbero associati a un deprezzamento sono stati ostacolati dai vincoli di approvvigionamento globale prevalenti e dalle restrizioni logistiche”.

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Peraltro, continua il documento, per alcuni membri, la maggior parte della svalutazione della valuta unica “nei confronti del dollaro USA sarebbe legata a politiche monetarie divergenti, che riflettevano in parte le differenze nelle prospettive per le due economie”. Occhi puntati anche sugli Usa, dove in questi giorni è in corso il simposio di Jackson Hole. Venerdì alle 16 parlerà il presidente Fed Jerome Powell. Il momento è delicato anche perché negli Stati Uniti è forte la paura della recessione. Riguardo all’Europa gli investitori si aspettano che la Bce velocizzi le politiche di normalizzazione nel breve termine. “Se gli attuali rischi di recessione nell’economia statunitense dovessero concretizzarsi, – si legge – l’euro dovrebbe rivalutarsi, anche se potrebbe verificarsi un “effetto dominante” nel caso di “peggioramento della propensione al rischio globale, che in genere implica un rafforzamento del dollaro Usa”.

Lo scudo anti spread

L’altro argomento che ha tenuto banco è stato lo scudo anti spread, che nei giorni scorsi è attestato attorno al 230. Il Transmission Protection Instrument (Tpi), ovvero lo ‘scudo anti-spread‘ varato dalla Bce, si legge,”è uno strumento importante per aumentare la resilienza dell’Unione economica e monetaria, che, a causa della politica fiscale decentralizzata e della mancanza di mercati dei capitali e unione bancaria a tutti gli effetti, è ancora incompleta ed esposta a shock asimmetrici”. Viene definito “un passo decisivo per garantire la corretta trasmissione dell’orientamento di politica monetaria” che “consente al Consiglio direttivo di adempiere in modo più efficace al suo mandato di stabilità dei prezzi”.

Nella decisione di creare il Tpi – si ricorda – è stato posto l’accento su come siano “essenziali” elementi di fondo, quali “chiari criteri di ammissibilità, un processo ben strutturato per la sua attivazione e condizioni per un’uscita dal suo utilizzo”, tutti fattori che permetterebbero “una risposta efficace in caso di dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate”.

Peraltro, il consiglio ha ammesso che “rischi di frammentazione sono stati ritenuti più probabili nell’attuale contesto”: per questo è stato “suggerito” ai governi europei “di portare avanti le riforme istituzionali al fine di affrontare meglio” questi rischi.