Un telegramma a Donald Trump, che il Tycoon neanche leggerà ma la classe dirigente dell’economia internazionale sì, è stato spedito poco fa, dal Lido di Venezia, dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, in occasione del suo tradizionale primo discorso pubblico di ogni anno, all’assemblea dell’Assiom Forex: “Nel 2025 l’economia mondiale non ha rallentato”, nonostante i dazi american – ha scandito Panetta dal palco: “La crescita ha superato le attese e il commercio internazionale ha continuato a espandersi”: come dire, senza dirlo, che i fuochi e le fiamme sputati verso il mondo dal Troglodita Biondo della Casa Bianca hanno lasciato in tempo che hanno trovato.
“La frammentazione dell’economia mondiale non rappresenta un esito inevitable” dell’attuale fase di incertezza, ha continuato Panetta. “Il sistema multilaterale, pur con i suoi limiti, ha assicurato per decenn progresso e prosperità. In un contesto di interdipendenza ormai globale – nell’economia, nella tecnologia e nella finanza – il rispetto di regole condivise e l’aggiornamento delle istituzioni comuni costituiscono un interesse convergente per tutti i paesi, anche per quelli di maggior peso sistemico”.
Insomma un messaggio quasi rilassato, frutto di uno sguardo di lungo termine – chissà, forse anche di “mid-term”… – che Panetta offre partendo da un’evidenza: la campagna trumpiana dei dazi non ha nuociuto al commercio globale, che anzi è cresciuto del 4% ossia del doppio rispetto alle attese e a un ritmo superiore a quello del Pil mondiale, scrive nel suo intervento. E non solo: “In base alle stime disponibili – dice il governatore – l’onere de dazi sarebbe finora ricaduto soprattutto sull’economia statunitense. Gli esportatori stranieri ne avrebbero sostenuto una quota limitata, attorno al 10%.
Come sempre, dalle 22 pagine dell’intervento, gli osservatori hanno “estratto le perle” di maggior significato analitico o di più forte impatto economico politico:
Sulle banche, Panetta ha sottolineato che il comparto bancario italiano è solido e rappresenta “un elemento di stabilità per l’Italia” ed è un bene che sia attento ai rischi ma questo “non deve tradursi in eccessiva cautela che potrebbe penalizzare iniziative imprenditoriali con prospettive valide”. I finanziamenti sono tornati a crescere verso le imprese solide, dopo due anni di contrazione, ma le imprese più fragili sono rimaste a bocca asciutta.
Sull’innovazione, il governatore ha sottolineato come l’Italia e l’Europa debbano “accelerare la diffusione” delle tecnologie digitali, “un’opportunità che non può essere rinviata” per potersi garantire un futuro di crescita e “governare le implicazioni economiche e sociali”. E’ “presto per valutare appieno la portata” del ciclo tecnologico trainato dall’Ia, ma sicuramente si tratta di “una trasformazione destinata a incidere profondamente sulle prospettive di crescita”.
Quanto al modello economico italiano, la sua attuale versione, che punta a una crescita “fondata sull’espansione dell’occupazione e sui salari contenuti non è sostenibile”, “alla luce delle tendenze demografiche”. E quindi bisognerebbe aumentare i salari e trovare il modo di prescindere dalla calante offerta di lavoro da parte della popolazione o ripensare il ricorso alle risorse esterne, ma queste implicazioni Panetta non le ha esplicitate.
















