Sileoni:

«Sento puzza di bruciato. Proprio in queste ore, stanno girando voci che non mi piacciono affatto: si parla, piuttosto concretamente, di mega fusioni tra banche, che potrebbero interessare anche più di due gruppi, in relazione alle quali occorre porre la massima attenzione. Operazioni di questo tipo sono pericolose, diventano il pretesto e l’occasione per produrre migliaia di esuberi fra le lavoratrici e i lavoratori». Non nasconde le sue perplessità il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, spiegando come la possibilità di nuove “sinergie” tra istituti di credito preoccupi le categorie sindacali dei bancari che temono un eccesso di esuberi.

«Sto verificando personalmente – aggiunge – se le indiscrezioni hanno un fondamento preciso e tutta la Fabi ha alzato al massimo l’allerta: ci opporremo con qualsiasi mezzo a nostra disposizione a operazioni che dovessero provocare una macelleria sociale. Riteniamo che sia doveroso da parte dello Stato trovare una soluzione per il Monte dei Paschi di Siena e per le 20.000 persone che ci lavorano oltre che per le loro famiglie. Questa è la priorità assoluta, considerando anche che mi sembra di capire che questo governo non intende dare a Mps la possibilità di restare autonomo ancora per un po’ di tempo. Detto questo, è pericoloso fare operazioni per una competizione sfrenata fra i gruppi bancari tutta a danno delle lavoratrici e dei lavoratori e pure della clientela».

Anche il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, ha mostrato grande preoccupazione. «I benefici che il decreto Sostegni bis si appresta ad introdurre riguardo alle Dta – ha spiegato – sono chiaramente diretti a rimettere in moto la macchina delle fusioni bancarie. È meglio essere chiari fin dall’inizio: il sindacato si opporrà ad operazioni che hanno come unico scopo quello del taglio dei costi. Il settore bancario italiano negli ultimi anni ha affrontato cambiamenti rilevantissimi e già oggi è tra i più concentrati a livello europeo. I primi cinque gruppi controllano una quota del mercato domestico superiore a quella dei loro omologhi in Francia. Il mantra del consolidamento non può passare sopra ai diritti dei lavoratori ed all’esigenza della clientela di avere servizi di qualità, che uscirebbero gravemente ridimensionati da una nuova ondata di esuberi e chiusure di sportelli».

Un capitolo a parte merita la vicenda del Monte dei Paschi di Siena. «Per quanto riguarda Mps – conclude Colombani -, la strada maestra è quella della ricapitalizzazione, che non va rimandata ulteriormente. Lo Stato deve consentire alla banca di competere sul mercato in condizione di parità con i concorrenti, non cercare di svenderla nel minor tempo possibile. Solo così si salvaguardano gli interessi dei suoi lavoratori e dei territori e delle imprese per i quali Mps rappresenta un punto di riferimento».