Il 2025 è stato un altro anno di risultati record per i primi cinque gruppi bancari
italiani. È quanto emerge dall’analisi sui conti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco
Bpm, Mps e Bper, condotta dalla Fondazione Fiba di First Cisl, che ha rielaborato i dati contabili pubblicati, considerando anche i risultati economici di Mediobanca e
Banca Popolare di Sondrio nei periodi ante-integrazione del 2025 e i risultati
economici e patrimoniali di questi ultimi due gruppi al 31 dicembre 2024. Questo al fine di rendere omogenei i perimetri aziendali presi in esame. In base a questa
elaborazione nel 2025 gli utili netti si sono attestati a oltre 27,8 miliardi di euro (gli
utili contabili aggregati pubblicati sono pari a oltre 26,5 miliardi), in rialzo del 10,6% rispetto al 2024, con un Roe pari al 14,7%. La contrazione del margine di interesse su base annua (-5,1%), dovuta anche alla riduzione dei tassi di mercato, è stata ampiamente compensata dalla forte crescita delle commissioni (+6%) e del risultato dell’attività assicurativa (+17,1%), che incidono sempre più sul totale dei proventi operativi, in aumento dal 36,5% al 38,9%, ben al di sopra della media stimata dei maggiori gruppi bancari europei (27%).
Costo del personale in discesa. Tagli pesanti all’occupazione
Il calo dei costi operativi (-0,1%) si deve soprattutto alla riduzione dello 0,4% del
costo del personale, dato che arriva a -1,1% se si considera l’organico di Anima
Sgr al 31 dicembre 2024: è il risultato del taglio di oltre 8.000 lavoratori (-3,5%).
Numeri che si riflettono sul cost/income, in ulteriore leggera contrazione al 42%,
nettamente più basso rispetto alla media stimata dei principali competitor europei
(52,6%). Il costo del personale sul totale dei proventi operativi si attesta adesso al
25,8% rispetto al 26% dell’anno precedente.
Produttività in crescita. Qualità del credito sotto controllo
Brillano gli indici di produttività, con le commissioni nette per dipendente in
aumento dell’8,6% e il risultato di gestione pro capite in crescita del 3,1%.
Salgono gli impieghi del 2,8% (+ 1,8% al netto dei pronti contro termine
pubblicati). Resta sotto controllo la qualità del credito, con un Npl ratio netto che si
contrae dall’1,4% all’1,2%, i crediti in Stage 2 in riduzione del 5,8% e un costo del
rischio estremamente basso, pari a 30 punti base.
Aumenta la raccolta. Patrimonializzazione elevata
Positivo anche l’andamento della raccolta, sia quella diretta (+ 4,9%) che,
soprattutto, quella indiretta (+ 16,9%, che diventa 7,8% depurando il dato di
Anima Sgr), influenzata positivamente dal forte incremento del risparmio gestito (+
22,7% che diventa + 7% al netto di Anima). Rimane superiore al 14% il Cet1 ratio,
nonostante la forte distribuzione degli utili agli azionisti tramite l’utilizzo dei
dividendi e dei buyback.
Colombani: è necessaria una forte redistribuzione dei risultati alle lavoratrici e ai lavoratori, sbagliato tagliare l’occupazione
“Dall’analisi dei risultati record conseguiti nel 2025 dai primi cinque gruppi bancari
italiani emerge il forte orientamento dell’attività ai business del risparmio –
commenta il Segretario generale nazionale First Cisl, Riccardo Colombani – Le
commissioni e il risultato dell’attività assicurativa, che in gran parte deriva da rami
vita, hanno registrato infatti incrementi molto significativi: ormai sono quasi il 39%
del totale dei ricavi, ben al di sopra della media dei grandi gruppi bancari europei,
pari al 27%”.
“La professionalità, le competenze e la dedizione delle lavoratrici e dei lavoratori
hanno consentito la crescita costante di queste componenti di ricavo, come
dimostrano tutti gli indicatori di produttività in forte aumento – prosegue
Colombani – pertanto, è necessaria una forte redistribuzione di tali eclatanti
risultati, perché è impensabile e ingiusto che i benefici economici riguardino solo
gli azionisti. Nella piattaforma di rivendicazione che stiamo elaborando con le altre
organizzazioni sindacali, dedicheremo alle richieste economiche tutta l’importanza
che oggettivamente devono avere, considerato il costante aumento della
redditività del capitale, merito del contributo di lavoratrici e lavoratori, che si
contrappone alla diminuzione del costo del lavoro.
Inoltre, valutiamo che sia un grosso errore l’obiettivo di riduzione dell’occupazione,
in un contesto in cui il costo del personale rappresenta appena un quarto dei
proventi operativi, considerate anche le previsioni di ulteriori rialzi dei ricavi. Il
reskilling è una necessità, oltre che una possibile opportunità di crescita
professionale, dovuta alle grandi trasformazioni in atto e alle scelte di business.
Invece, ridurre i posti di lavoro mentre aumentano ricavi e utili è dannoso per il
Paese e, francamente, appare come un controsenso economico per le banche.
Oppure, il disegno non dichiarato, perché sarebbe pregiudizievole per la
reputazione di quelle banche che hanno questo obiettivo, consiste nel sostituire il
lavoro umano con sistemi di intelligenza artificiale. Emerge pertanto la necessità di
fare chiarezza, nell’interesse generale. A Davos il ceo di BlackRock Larry Fink ha
messo in guardia dal pericolo di una perdita di legittimazione morale del
capitalismo, un rischio dal quale dovrebbero guardarsi soprattutto le banche, che
del sistema rappresentano una componente fondamentale”.
















