Sono ancora le commissioni a trainare i conti delle banche. I risultati licenziati dai primi cinque gruppi italiani (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps, Bper) per l’esercizio 2021 evidenziano un aumento dei proventi operativi del 4,2% rispetto ad un anno fa, reso possibile proprio dalla straordinaria crescita delle commissioni nette (+10,1%). Va inoltre sottolineata la dinamica del risparmio gestito, cresciuto di oltre il 10%. È quanto emerge dall’analisi condotta dall’Ufficio Studi di First Cisl.

Costi in calo, sportelli e occupati sempre più giù

Scende il rapporto costi/ricavi (cost/income), che passa dal 57,5% al 55,7%, con una riduzione di circa 8300 dipendenti e la chiusura di oltre 1600 sportelli (-11,6%).  Nel periodo 2015-2021 i comuni serviti da almeno uno sportello bancario si sono ridotti da 5727 a 4903. In questo contesto è da segnalare la diversa strategia delle Bcc, che hanno mantenuto la loro presenza, risultando come unico sportello in 705 comuni (da 578).

Npl, continua la discesa

Migliora ancora la qualità del credito con un’incidenza dei deteriorati netti sul totale crediti che passa dal 2,5% all’1,9%, mentre le rettifiche su crediti si dimezzano rispetto al 2020 ed in rapporto ai proventi operativi passano dal 26,3% al 12,8%.

Produttività in aumento

Tutti gli indicatori di produttività del lavoro evidenziano incrementi rilevanti: il margine primario pro capite aumenta del 6%, mentre le commissioni nette per dipendente balzano del 13,8%. In decisa crescita anche il risultato di gestione per dipendente (+12,4%) così come il prodotto bancario per dipendente (+7,8%).

“Puntare su redistribuzione della ricchezza e sostenibilità”

“Un aumento così forte della produttività rende necessario affrontare il tema della redistribuzione ai lavoratori: il loro contributo è stato decisivo nonostante le criticità indotte dalla forte contrazione delle reti degli sportelli – commenta il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani – Un’ulteriore riduzione del cost/income rischierebbe di separare irrimediabilmente il lavoro dalla ricchezza da esso prodotta. L’obiettivo della redistribuzione va coniugato con l’attenzione ai criteri Esg che, sotto la spinta dei governi e degli organismi internazionali, vincolano le banche a standard stringenti di sostenibilità sociale e ambientale. Standard che mal si conciliano con la continua riduzione della presenza sui territori e la prassi sempre più invasiva delle pressioni commerciali. Per questo occorre – conclude Colombani – un modello di business bancario che non sacrifichi la relazione con i territori, includa i risparmiatori con minori competenze digitali ed eviti la ricerca ossessiva del risultato economico”.