di Gianemilio Osculati

La Cassa di Risparmio di Prato e quella di Venezia, il Banco di Napoli, Bipop-Carire, Mps, Italease, Carige, Veneto Banca, la Banca Popolare di Vicenza e quella di Bari: un enorme cimitero di banche saltate o salvate negli ultimi lustri, in grandissima parte per problemi sui crediti. Nessuna meraviglia quindi se le autorità regolatorie hanno stretto i freni. Purtroppo, però, la stretta non è andata nel senso di responsabilizzare le banche a far bene il loro principale lavoro (controllare i rischi!), ma al ceto bancario è stato imposto un sistema di controllo del rischio di credito assai deresponsabilizzante nei confronti dei singoli istituti: il regime dei rating. Che ha due debolezze: deresponsabilizza la prima linea della banca, che è l’unica a conoscere bene il cliente, e presume uno scenario esterno sostanzialmente stabile.

La prima linea della banca è quella che è al contatto con il cliente. Orbene, tutti sanno che il principale determinante della capacità di un’azienda di prosperare con pochi rischi è la capacità del management: con un management forte le aziende normalmente prosperano, con un management debole le aziende si impoveriscono. Ebbene, il sistema di rating in essere rende muta verso l’alto la front line nel processo di valutazione del merito creditizio e comunque l’apprezzamento della qualità del management non costituisce argomento sufficiente per influenzare, in qualche modo, il rating. Ma la storia insegna che nessuna azienda può essere stabilmente migliore del proprio management: la qualità del management definisce il limite superiore della possibile performance aziendale.

Il secondo grave limite di un sistema di valutazione del merito creditizio impostato sul rating è che il rating presuppone uno scenario esterno stabile. Chi finanzia investimenti fissi dei clienti con crediti a 5/7 anni deve mettere in conto che lo scenario invece non rimarrà stabile: i razzi su Israele di questi giorni, il quasi blocco di Hormuz, la crescita repentina del prezzo del petrolio, la caduta della domanda cinese, le elezioni Usa e tanto altro non aspettano certo i cinque anni di una pianificazione stabile per non disturbarla e per mettersi in moto. Basta pensare a quanto sono stati gravi i danni del Covid per capire che tra avere un rating decente ed avere un management attento e capace è molto meglio quest’ultimo. A parte le debolezze intrinseche di un qualsiasi sistema di rating, le implicazioni di secondo ordine sono e devono essere fonte di gravissima preoccupazione: la prima linea della banca, non più coinvolta e responsabilizzata sul tema del merito creditizio della clientela, ha disimparato a fare credito. Parlando con la banca lo si tocca con mano tutti i giorni. La deriva è stata tanta e tanto protratta che i danni non sono più reversibili.

In più, l’Eba (European Banking Authority) ne ha inventata un’altra. Sotto il roboante titolo “Guidelines on Loan Origination and Monitoring“ l’Eba esplicita nuove regole alle quali il sistema bancario dovrà adeguarsi… che impatteranno in maniera fortissima sulle aziende richiedenti credito ed in particolare modo sulle Pmi, alle quali viene infatti richiesto un volume ed una specificità di documentazione che la normale Pmi non ha mai prodotto. Ma, volendo essere obiettivi, non tutto il male viene per nuocere: certo, il primo impatto delle nuove regole sarà devastante, ma prima o poi le difficoltà di primo avvio si appianeranno, le capacità autonome dell’azienda di produrre i dati necessari cresceranno e probabilmente il risultato finale sarà quello di avere aziende che hanno obiettivi chiari, lavorano per programmi, controllano i risultati, conoscono i limiti e si accorgono di eventuali difficoltà di percorso moto più per tempo.

Ma è innegabile che il primo impatto delle nuove regole Eba sarà devastante. Una semplice Pmi dovrà, inter alia, fornire al ceto bancario a partire da giugno: informazioni sulle finalità del prestito, adeguatamente supportate e sottoposte a controllo; prospetti di bilancio e note di accompagnamento, incluso conto economico, stato patrimoniale e flussi di cassa, se necessario sottoposti a revisione contabile; prospetti di anzianità dei crediti; piano aziendale prospettico; stato patrimoniale, conto economico e flussi di cassa prospettici; situazione pagamenti fiscali e previdenziali ed eventuali arretrati; situazione sulla puntualità dei pagamenti ed eventuali arretrati , debitamente analizzata e spiegata; informazioni sui contenziosi, sulle garanzie reali eventualmente offerte (con dettaglio del valore, delle coperture assicurative, della liquidabilità), sulle garanzie personali, sulla struttura proprietaria ai fini antiriciclaggio; informazioni sugli adeguamenti in corso alle politiche green, in omaggio al fatto che le banche hanno l’obbligo di controllo sui progressi Esg. Mettiamo a budget, sicuramente, che i tempi iniziali di concessione ed erogazione si dilateranno non di poco.

Rimane un ultimo tema. Ben poche aziende hanno una generazione di cash flow netto che permetta loro di ripagare puntualmente nell’arco di piano tutte le scadenze di debito a medio termine. Quanto quindi sarà possibile mettere a piano l’accensione di nuovi debiti a medio termine, sapendo che una parte di essi vanno a rimborso dei debiti vecchi?