Banca Generali torna a correre a Piazza Affari e si avvicina a una soglia che fino a pochi mesi fa sembrava lontana. Nella mattinata di giovedì 20 agosto il titolo ha toccato un massimo intraday di 69,75 euro, aggiornando i propri massimi e riportandosi al centro dell’attenzione del mercato. A spingere gli acquisti non c’è soltanto la performance costruita negli ultimi mesi: sullo sfondo torna a muoversi il risiko bancario italiano, con il nome della private bank del Leone nuovamente associato a possibili operazioni straordinarie.
Dai 50 euro dell’OPS Mediobanca alla corsa verso quota 70
Il confronto con la primavera del 2025 dà la misura del percorso compiuto. Quando Mediobanca annunciò l’offerta su Banca Generali, il 28 aprile dello scorso anno, il titolo si muoveva nell’area dei 50 euro e l’operazione valutava la private bank circa 6,3 miliardi. Quella stagione si è chiusa, ma il mercato ha continuato a premiare BG: dopo aver superato quota 60 euro a metà giugno, il titolo ha accelerato ulteriormente fino a sfiorare oggi la barriera psicologica dei 70 euro.
Quasi +20% da gennaio e oltre +33% in dodici mesi
La progressione non è soltanto una fiammata legata alle indiscrezioni di queste ore. Rispetto ai livelli di fine 2025, Banca Generali mette a segno una crescita nell’ordine del 20% da inizio anno, mentre Borsa Italiana indica una performance a dodici mesi del +33,2%. Nell’ultimo semestre il progresso supera il 24%. Numeri che raccontano la forza del titolo e accompagnano una fase positiva anche sul fronte industriale: a giugno la banca ha registrato 631 milioni di raccolta netta, più che raddoppiata rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Il dossier Mps e la complessità di un’operazione su BG
A riaccendere l’attenzione sono le ipotesi sulle prossime mosse di Monte dei Paschi di Siena, con Banca Generali indicata tra i dossier che potrebbero entrare nelle valutazioni strategiche di Mps. Ma un’eventuale operazione sarebbe tutt’altro che lineare. Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Sda Bocconi, ha spiegato ad Adnkronos il 19 agosto che Banca Generali appare “industrialmente più interessante”, ma sul piano societario anche particolarmente delicata, tra autorizzazioni, passivity rule ed equilibri azionari legati a Generali.
Mossa e il modello da preservare
Il punto, secondo Calcaterra, è che oggi BG non è più soltanto una rete di private banker da sommare a masse e commissioni. Sotto la guida di Gian Maria Mossa il modello si è progressivamente allargato verso servizi agli imprenditori, capital markets e asset management, con l’acquisizione di Intermonte e iniziative come PMI2Change. Proprio per questo, osserva il docente, un’eventuale integrazione dovrebbe riuscire a preservare autonomia operativa, management e capacità di innovazione, evitando di compromettere alcuni degli asset immateriali che hanno sostenuto la crescita della banca.
L’era Mossa e quel rendimento superiore al 450%
La performance di lungo periodo aiuta a spiegare il peso di questo patrimonio industriale. Mossa è entrato in Banca Generali nel 2013 e, secondo i dati pubblicati da Firstonline nel 2025, da allora il total shareholder return aveva raggiunto il 453%, contro il 278% del Ftse Mib nello stesso confronto. Il dato comprende anche la remunerazione distribuita agli azionisti e non coincide quindi con il solo aumento della quotazione. A tredici anni dal suo ingresso, la corsa verso quota 70 aggiunge un nuovo tassello alla creazione di valore costruita dalla private bank.
















