307 mila i bambini ucraini deportati in Russia nel corso della guerra

Ce ne siamo dimenticati. Confusi dalle cronache convulse della guerra, tra eccidi, bombardamenti e missili che da settimane massacrano tutto il sud dell’Ucraina (uno è arrivato a colpire anche la villa del magnate del grano ucraino, Oleksiy Vadaturskvi, a Mykolaiv lo stesso giorno, lunedì 1° agosto, in cui partiva da Odessa il primo cargo carico di cereali destinazione Africa: e se non è una vendetta di Putin questa), ci siamo dimenticati di un altro orrore.

Bambini ucraini più di 307 mila deportati in Russia

Forse uno dei più mostruosi, uno che fa venire alla mente il “Lebensborn”, il criminale programma eugenetico delle SS di Himmler durante la seconda guerra mondiale, e i bambini strappati alle famiglie repubblicane spagnole e fatte adottare da famiglie cattoliche e filo-franchiste durante la guerra civile (si consiglia, a questo proposito, la visione del film “Madres parallelas” di Pedro Almodovar e la lettura di “Piccole donne rosse” della scrittrice madrilena Marta Sanz).

In una parola, ci siamo dimenticati della deportazione in Russia (in campi di rieducazione, come li chiamano, in amene località siberiane o nella penisola di Mourmansk oltre il circolo polare artico) di 307mila bambini ucraini, strappati alle loro famiglie oppure orfani ospiti di istituti in diverse cittadine del Donbass (questi ultimi sarebbero almeno 2mila, stando alle cifre fornite dal Difensore dei diritti dell’infanzia di Kiev, Dmytro Lubinets; tutti gli altri orfani recenti in seguito alla morte di genitori e parenti sotto le bombe russe e già questo la dice lunga sulla ferocia della “operazione militare speciale” putiniana).

Obiettivo, la rieducazione in chiave russofila

Operazione che ha per obiettivo, come sappiamo e come ha ricordato più volte – anche domenica 31 luglio, festa nazionale della Marina russa – il boss del Cremlino, la cosiddetta “denazificazione” dell’Ucraina, vale a dire la pulizia (politica, ideologica) e la cancellazione di un Paese che Mosca considera né più né meno che la colonia occidentale del suo impero euro-asiatico (alla fine della guerra l’Ucraina sparirà dalle carte geografiche, ha proclamato l’ex braccio destro di Putin, in cerca di rilegittimazione, quell’energumeno di Medvedev).

E allora quale migliore strategia di “denazificazione”, anzi di “deucrainizzazione” che la deportazione dei bambini ucraini, la loro “rieducazione” in chiave russofila e, quindi, l’adozione da parte di famiglie russe di provata fede putiniana?

Adozione bambini ucraini da parte di famiglie putiniane

É proprio quello che sta avvenendo. Ed è ancora il Difensore dei diritti dell’infanzia Lubinets, citato prima, a ricordarci che il 20 luglio scorso 108 bambini originari della regione di Donetsk e deportati in Russia sono stati già adottati da famiglie di sicuro affidamento governativo.

Non sappiamo altro perché Mosca è uno dei pochi paesi al mondo a non aver ratificato la Convenzione dell’Aja sulla protezione dell’infanzia del 1996 (riprende la Convenzione Onu sui diritti dei minori dell’89) che detta regole precise e vincolanti sulle procedure di adozione (le famiglie adottive ne sanno qualcosa).

Putin non riconosce la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

La politica di “denaficazione/deucrainizzazione” di Putin non va per il sottile quando si tratta di violare il diritto internazionale. Il 25 maggio e l’11 luglio, infatti, lo zar ha firmato due decreti, immediatamente ratificati dalla Duma, che semplificano al massimo le procedure per ottenere la cittadinanza russa per chi arriva dalle regioni dell’Ucraina (minori compresi) e per avviare quelle dell’adozione.

Non solo. I due decreti autorizzano la Federazione russa a non applicare più su questi temi – cittadinanza e adozione – le decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Come a dire che è perfettamente inutile rivolgersi alla giurisdizione dell’Ue. E come dimostra il numero scandalosamente esiguo di minori ucraini restituiti alle famiglie d’origine su richiesta del governo di Kiev: 23 in giugno e 44 in luglio stando alla denuncia della vice di Zelensky, Iryna  Verechtchouk, donna soldato con due figli in guerra.

Deportare i più piccoli per eradicare la nazione Ucraina

E tutti gli altri? “Sono in fase di rieducazione” ha avuto l’ardire di rispondere la signora Maria Llova Belova, una ex insegnante di chitarra diventata una “protegée” di Putin dopo la sua adesione al partito Russia Unita e nominata recentemente commissaria per i diritti dell’infanzia della Federazione alle dirette dipendenze del Cremlino (ma va anche detto che il governo britannico l’ha inserita nell’elenco dei gerarchi russi da sanzionare perché ritenuta responsabile – ma guarda un po’! – delle adozioni forzate di bambini ucraini).

Di che stupirsi, poi? La rieducazione dei bambini ucraini – ha denunciato un gruppo di pediatri, psichiatri dell’infanzia e di intellettuali francesi e americani sulle pagine del quotidiano Le Monde – è solo un aspetto, un passaggio della “eradicazione” della nazione ucraina.

L’Ucraina non deve più esistere, gli ucraini devono diventare russi

Progetto politico ben esplicitato da uno degli ideologi del neoimperialismo russo, Timofeï Sergueïtsev in un lungo saggio pubblicato il 21 maggio sulla rivista Ria Novosti, finanziata dal Cremlino.

Qui Sergueïtsev scrive senza tanti giri di parole che occorre una “pulizia totale” della società ucraina, eliminando alla radice ogni elemento nazionalista ucraino, compresa la stessa nozione di “Ucraina” come entità distinta dalla Russia. Agli ucraini serve una rieducazione ideologica da mettere in atto attraverso la repressione in tutti gli ambiti: politici, culturali, scolastici. La conclusione è che “in questo senso, un paese denazificato non può essere sovrano”.

In una parola, l’Ucraina deve cessare di esistere. E gli ucraini diventare russi. A cominciare dai più piccoli, vittime di un vero e proprio genocidio culturale che comincia con la deportazione, la rieducazione nei campi e, infine, con l’adozione forzata.

Per quelli che restano nei territori occupati dall’Armata russa vale, invece, un altro decreto firmato da Putin: tutti i bambini nati dopo il 24 aprile, due mesi dopo l’invasione, sono per legge di nazionalità russa. E così la “denazificazone/deucrainizzazione” sarà completata. A meno di non fermarla in tempo.