Azionario: Diversificare con i Paesi del Golfo e i semiconduttori

Settembre è stato un mese controcorrente per i Paesi del Golfo Persico: l’indice rappresentativo S&P Gcc (Gulf cooperation council) Composite è salito dell’1,6%, portando la performance da inizio anno a +33%. In particolare, l’Arabia Saudita ha beneficiato dall’aumento dei prezzi del petrolio, con il Brent ai massimi da cinque anni, contribuendo a rafforzare il surplus del bilancio pubblico. Questo mentre i Paesi occidentali hanno accresciuto considerevolmente lo stock di debito, i principali indici borsistici hanno registrato cali importanti, le valutazioni in termini assoluti sono rimaste elevate e gli indicatori prospettici dell’economia hanno mostrato che il picco della ripresa è stato superato. A quanto pare, è ancora possibile trovare nell’universo azionario delle valide opportunità di investimento decorrelate rispetto all’andamento dei mercati sviluppati.

«Le politiche fiscali della regione si sono inasprite con la pandemia», commenta Giacomo Calef, country manager di Ns Partners. «Nel 2020 l’Iva è stata triplicata dal 5 al 15%. Probabilmente si tratta di una misura temporanea, ma servirà a sostenere gli investimenti che l’Arabia Saudita vuole porre in essere attraverso il piano Vision 2030, i quali prospettano degli obiettivi molti ambiziosi: da un lato, il contributo del settore privato a favore del Pil potrebbe passare dal 40% al 65% e, dall’altro, quello relativo agli investimenti esteri dallo 0,7% al 5,7%». Ma l’economia dell’area non è solo legata al business del petrolio: il Pif (Public Investment Fund) saudita, ad esempio, di recente ha annunciato un progetto sul turismo per aumentare la capacità di accoglienza dei pellegrini, sviluppando un’area vicino alla Grande Moschea della Mecca che coprirebbe 854.000 metri quadrati e costruendo 115 edifici. Il progetto dovrebbe includere 70.000 nuove camere d’albergo e 9.000 nuove unità abitative.

«Le opportunità nei Paesi del Gcc sono pertanto notevoli», continua il manager, «ma per estrarre valore dall’investimento si dovrebbe avere un approccio di gestione attiva e un presidio locale. Affidandoci ad un gestore specializzato, infatti, in un orizzonte temporale di cinque anni siamo riusciti a realizzare circa il 50% di overperformance rispetto all’indice S&P Gcc Composite».

Nel frattempo, la carenza dei semiconduttori continua. A settembre il gap tra il momento in cui i chip vengono ordinati e il giorno dell’effettiva consegna si è allungato per il nono mese consecutivo, arrivando ad un’attesa di quasi 22 settimane (come mostrato nel grafico accanto). «Per tali ragioni», spiega Calef, «le industrie hanno tagliato i target di produzione e in alcuni casi si sono ritrovate costrette a chiudere alcuni siti produttivi come sta accadendo nel settore automobilistico, dove la richiesta è significativamente elevata. Molte aziende inoltre temendo di non potere ottenere tutti i chip di cui hanno bisogno, stanno gonfiando i propri ordini in modo da garantirsi l’approvvigionamento per poi cancellare quelli in eccesso. Il timore è che questi ordini “gonfiati” diventino così comuni da oscurare lo stato reale della domanda dei clienti, con il rischio che i chipmaker non riescano ad organizzare la produzione in maniera efficiente. A tal proposito, alcuni player dell’automotive hanno accusato i produttori di semiconduttori di fare favoritismi e di dare priorità alle consegne per le aziende di elettronica di consumo, che costituiscono la maggior parte del fatturato».

Questo contesto rende alcune società hi-tech particolarmente attraenti per gli investitori azionari. Tuttavia un investitore dovrebbe creare una buona diversificazione anche all’interno di un segmento specifico come quello dei semiconduttori. «Per esempio», conclude il manager, «l’olandese Asml Holdings, leader nei macchinari per la litografia Euv (Extreme ultraviolet) potrebbe fare al caso nostro».