FRIEDRICH MERZ, CANCELLIERE TEDESCO

L’industria automobilistica tedesca attraversa una delle fasi più delicate degli ultimi decenni e, di fronte alle difficoltà che investono in particolare Volkswagen e l’intera filiera manifatturiera, torna al centro del dibattito il possibile ingresso dei costruttori cinesi negli impianti produttivi della Germania. Il cancelliere Friedrich Merz ha aperto a questa eventualità, pur definendola una soluzione estrema piuttosto che una risposta strutturale alle criticità del comparto. Le sue dichiarazioni, rilasciate il 15 luglio a Berlino e riportate da Il Sole 24 Ore Radiocor, evidenziano il delicato equilibrio tra la necessità di preservare la capacità industriale europea e quella di mantenere aperti i mercati.

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Merz: il mercato deve decidere, non la politica

Secondo il cancelliere tedesco, un eventuale passaggio di stabilimenti automobilistici tedeschi sotto il controllo di gruppi cinesi non dovrebbe essere ostacolato per principio. Pur definendo questa prospettiva un’“ultima spiaggia”, Merz ha sottolineato che la decisione spetta alle singole imprese e non alla politica. Un messaggio che conferma l’intenzione del governo di Berlino di evitare interventi diretti nelle scelte industriali, pur riconoscendo la straordinaria complessità della fase attraversata dal settore.

La crisi dell’auto accelera il confronto con Pechino

Le difficoltà della manifattura automobilistica europea, aggravate dalla transizione verso l’elettrico, dall’aumento dei costi produttivi e dalla crescente pressione competitiva asiatica, rendono sempre più concreto il dibattito su nuove forme di collaborazione industriale. In questo contesto, l’eventuale interesse dei produttori cinesi per siti produttivi tedeschi viene osservato come una possibile opportunità per salvaguardare occupazione e capacità produttiva, ma anche come un tema strategico destinato ad alimentare il confronto politico ed economico all’interno dell’Unione europea.

Il nodo della concorrenza e della valuta cinese

Nel suo intervento, Merz ha rivolto dure critiche anche alla politica economica di Pechino, sostenendo che l’Europa non possa continuare a competere con una valuta che, a suo giudizio, risulterebbe sottovalutata del 25-30%. Secondo il cancelliere, questa situazione favorirebbe un forte afflusso di merci cinesi sui mercati europei, spesso accompagnate da sussidi pubblici, con effetti distorsivi sulla concorrenza e sull’equilibrio commerciale. La percentuale citata rappresenta una valutazione espressa da Merz e non un dato ufficialmente accertato.

Tra apertura agli investimenti e difesa dell’industria europea

Le dichiarazioni del leader tedesco fotografano il difficile momento vissuto dall’economia manifatturiera europea. Da un lato emerge la volontà di mantenere un’impostazione favorevole agli investimenti esteri, evitando chiusure pregiudiziali; dall’altro cresce la richiesta di condizioni di concorrenza considerate più eque nei confronti dei produttori asiatici. Il confronto tra Bruxelles, Berlino e Pechino appare destinato a intensificarsi nei prossimi mesi, mentre il settore automobilistico continua a rappresentare uno dei principali banchi di prova della competitività industriale europea.