Il nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture prova a mettere ordine nella complessa vicenda dell’omologazione degli autovelox, ma difficilmente riuscirà a chiudere il lungo contenzioso che negli ultimi anni ha interessato migliaia di verbali. Il provvedimento introduce una procedura che consente di considerare omologati numerosi dispositivi già approvati secondo la normativa del 2017, ma lascia irrisolti diversi interrogativi sul piano giuridico. Il nodo principale riguarda infatti la possibilità di attribuire, con un decreto ministeriale, effetti che potrebbero incidere su procedimenti amministrativi mai conclusi secondo le regole previste dal Codice della strada.
Omologazione e approvazione restano due procedure distinte
Alla base della questione c’è la differenza tra approvazione e omologazione, due passaggi che la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte ritenuto non sovrapponibili. Con l’ordinanza n. 10505 del 18 aprile 2024, confermata da successive decisioni, i giudici hanno chiarito che il Codice della strada richiede espressamente l’omologazione degli strumenti di rilevazione della velocità. Di conseguenza, la semplice approvazione amministrativa non è considerata sufficiente a garantire la piena validità delle sanzioni elevate attraverso tali dispositivi.
La sanatoria riguarda molti dispositivi già in funzione
Il decreto ministeriale introduce una disciplina transitoria destinata agli apparecchi approvati secondo il Dm n. 282 del 13 giugno 2017, prevedendo che determinati modelli possano ottenere automaticamente l’omologazione se rispettano i requisiti tecnici fissati dalla nuova normativa. L’elenco comprende numerosi autovelox e sistemi di controllo della velocità installati sulle strade italiane, tra cui anche il Tutor 3.0, interessando una parte consistente degli oltre 4 mila dispositivioggi operativi sul territorio nazionale.
Per le multe già elevate la partita resta aperta
L’efficacia del decreto, tuttavia, non appare destinata a incidere sulle sanzioni già contestate. Lo stesso provvedimento stabilisce infatti che le nuove regole troveranno applicazione soltanto per le infrazioni accertate dopo la sua entrata in vigore, prevista dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Questo significa che i ricorsi già avviati e le multe riferite a violazioni precedenti continueranno a essere valutati secondo il quadro normativo e giurisprudenziale vigente al momento dell’accertamento.
Nuove contestazioni all’orizzonte
Accanto al tema dell’omologazione rimangono aperti altri fronti. Tra questi figura il contenzioso relativo alla titolarità del software del Tutor, oggetto di iniziative legali che potrebbero incidere anche sull’efficacia del nuovo decreto. Per molti osservatori il provvedimento rischia quindi di non rappresentare la parola definitiva sulla materia, ma piuttosto l’inizio di una nuova fase di confronti davanti ai giudici, chiamati a stabilire se la disciplina regolamentare sia compatibile con i principi già affermati dalla Cassazione e con le garanzie previste dal diritto sanzionatorio.















