Autovelox

Per oltre trent’anni il sistema di controllo della velocità ha convissuto con un vuoto normativo che ha alimentato ricorsi, sentenze e interpretazioni contrastanti. Ora il nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti interviene per disciplinare in modo definitivo il percorso di omologazione degli autovelox, distinguendolo dalla semplice approvazione tecnica. L’effetto immediato è destinato ad avere ripercussioni sia sul fronte della sicurezza stradale sia su quello economico per gli enti locali: centinaia di dispositivi, infatti, dovranno rimanere inattivi fino al completamento del nuovo iter previsto dalla normativa.

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Omologazione, cosa cambia per gli autovelox

Il provvedimento introduce una procedura che il Codice della strada prevedeva già dal 1992 ma che, di fatto, non era mai stata regolamentata. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, circa 3.150 dispositivi potranno continuare a operare, mentre altri 850 dovranno attendere l’omologazione del relativo prototipo prima di poter essere nuovamente utilizzati. L’Allegato B del decreto individua 25 modelli ritenuti conformi ai nuovi requisiti tecnici, precisando però che l’omologazione riguarda il prototipo e non automaticamente ogni singolo apparecchio installato sul territorio.

Verifiche, tarature e controlli più rigorosi

Il nuovo sistema impone che ogni autovelox venga tarato prima dell’entrata in funzione e sottoposto a verifiche periodiche almeno una volta all’anno. In caso di certificazioni scadute o controlli non superati, il dispositivo dovrà essere immediatamente disattivato. Il decreto introduce inoltre nuove garanzie sul trattamento dei dati: fotografie e rilievi saranno protetti attraverso firma digitale e sistemi di crittografia, mentre nelle immagini frontali dovranno essere oscurati i volti degli automobilisti per rafforzare le tutele in materia di privacy.

Impatto economico e sicurezza: il doppio fronte del decreto

Lo stop temporaneo a centinaia di apparecchi potrebbe avere conseguenze anche sui bilanci degli enti locali, che in molti casi contano sugli introiti derivanti dalle sanzioni per finanziare interventi sulla viabilità e sulla sicurezza stradale. Allo stesso tempo, numerosi esperti temono una riduzione dell’efficacia dei controlli. Secondo i dati richiamati dall’Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale (Asaps), nei primi sei mesi dell’anno le vittime nei fine settimana sono aumentate da 643 a 658 (+2,3%), mentre sulle tratte controllate dai sistemi Tutor la mortalità si è ridotta fino al 56% già nel primo anno di utilizzo.

Il nodo giuridico resta aperto

Nonostante il decreto ministeriale, il dibattito giuridico appare tutt’altro che concluso. La Corte di Cassazione, con un orientamento consolidato a partire dall’ordinanza n. 10505 del 2024, ha più volte ribadito che approvazione e omologazione costituiscono procedimenti distinti e non equivalenti. Proprio per questo alcuni esperti di diritto amministrativo ritengono che il nuovo provvedimento possa continuare ad alimentare il contenzioso, lasciando ai giudici il compito di valutare la legittimità delle sanzioni elevate dai dispositivi interessati.