Autostrade per l'Italia passa definitivamente al Consorzio guidato da Cdp

F2i è pronta a prendere il controllo di Autostrade. È quanto emerge dalla relazione degli advisor che hanno in mano i dossier. La questione è semplice: il governo, anche dopo il cambio di “casacca”, vorrebbe un cambio nel controllo dell’infrastruttura. La famiglia Benetton, tramite la sua Edizione Holding, controlla il 30% di Atlantia che, a sua volta, detiene l’88% di Autostrade per l’Italia. F2i, il fondo di investimento lanciato da Vito Gamberale, è pronto a rilevare la maggioranza di Aspi, sostenuto da diversi soggetti. Si tratterebbe di alcune Fondazioni, a partire dalla Cariplo che è già in F2i con il 7,3%, e alcune casse di previdenza: Cassa Forense (avvocati), Enpam (medici), Inarcassa (architetti) e Cassa Geometri che, complessivamente, gestiscono i contributi pensionistici di 1,2 milioni di cittadini. Anche Cdp potrebbe rilevare una quota, ma la cosa sarebbe disgiunta dall’operazione di F2i. 

Quello che sembra palese è che la cessione “forzosa” della quota dei Benetton possa trovare un via libera. Troppi i rischi legali dell’iniziativa, troppo lunghi i tempi della giustizia italiana. Meglio trovare una soluzione che “diluisca” la famiglia trevigiana. Dunque, serve che Atlantia-Aspi trovino un accordo con il Governo italiano entro il 30 giugno sul mantenimento della concessione autostradale in capo ad Aspi da cui dipende la definizione del prezzo dell’asset che F2i e Cdp potrebbero rilevare. In ballo, la necessità di investimenti per rimodernare un’infrastruttura che ha mostrato qualche problema anche durante le settimane del lockdown. 

L’alternativa all’asse tra F2i e Cdp – come rileva il Sole 24 Ore – è quella che sta tentando di costruire il fondo di private equity Macquarie, già protagonista anni fa di una fortunata toccata e fuga in Aeroporti di Roma, che sta provando a tirare dalla sua parte Cdp.

Le ultime dichiarazioni di Conte non sembrano esattamente voler sotterrare l’ascia di guerra: «Ci sono conclamati inadempimenti del concessionario – ha detto – quindi per me ci sono tutti gli estremi per la revoca, come sapete sono state avanzate delle proposte di transazione ma non sono compatibili con l’interesse generale. In ogni caso, a breve il Governo deciderà».

«Se non si arrivasse ad un accordo entro il 30 giugno, Aspi chiedendo la risoluzione del contratto avvierebbe una litigation legale – commentano gli analisti di Equita – nel frattempo Aspi continuerebbe a gestire la rete e la negoziazione potrebbe continuare, ma lo scontro sarebbe più duro e il Governo potrebbe attivare la procedura di revoca facendo emergere il tema del rifinanziamento di Aspi e di Atlantia che attualmente hanno rating junk». Ma secondo Equita la soluzione più probabile è proprio un accordo con il governo.