«Il contributo che il settore dell’automotive dà al Pil italiano è significativo. Si attesta su cifre che vanno ben oltre il 10%, a testimonianza della centralità di questa industry all’interno dello scacchiere della manifattura made in Italy. La neutralità carbonica del comparto automobilistico deve essere accompagnata in modo graduale e ordinato, con vista sul breve, medio e lungo termine. I temi industriali, e soprattutto sociali, se non gestiti in modo corretto nelle diverse tempistiche, possono rappresentare un’ulteriore criticità per i lavoratori, le famiglie, e interi importanti comparti delle economie europee».

Fa questa premessa Nicola De Mattia, ceo di Targa Telematics, su uno dei temi più caldi al momento per il Paese. E lo fa dall’osservatorio privilegiato che è consono per uno degli operatori più innovativi nel segmento della smart-mobility. Targa Telematics è una tech company leader nella trasformazione digitale del settore della mobility, che vanta oltre 20 anni di esperienza nel segmento dei veicoli connessi. La società compete sul mercato con le sue soluzioni tecnologiche di telematica, smart mobility e piattaforme IoT, che permettono agli operatori di mobilità di gestire le proprie flotte grazie al digitale. Non solo, perché Targa Telematics si rivolge ad aziende di noleggio a breve e lungo termine, ma anche a società finanziarie e grandi flotte, spaziando dalla telematica assicurativa all’asset e fleet management, dalla diagnostica e telemetria remota dei mezzi, veicoli professionali e da cantiere, alla gestione dei mezzi aeroportuali.

Con sede a Treviso e Torino, la tech company è protagonista di un solido percorso di esportazione del proprio modello di business distintivo sui mercati esteri. A febbraio 2022, infatti, ha annunciato un’ulteriore tappa della propria espansione sui mercati esteri, con l’apertura di una nuova sede nel centro di Madrid. L’ingresso nel mercato iberico arriva un anno dopo l’apertura degli uffici in Portogallo, e ha l’obiettivo di consolidare il percorso di internazionalizzazione e di dare seguito al progetto di esportazione di tecnologie, servizi, e proposizioni di valore della società italiana, che vanta sedi dirette anche in Francia e Regno Unito, e che già sta operando globalmente in Paesi come Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e sui mercati asiatici.

Sostenibilità sociale al centro dell’attività aziendale

In totale, Targa Telematics conta circa 140 collaboratori e nel 2021 ha generato ricavi per 49 milioni di euro, con un tasso medio organico (Cagr) del 48% negli ultimi 5 anni. Ad oggi, la società gestisce oltre 2 milioni di assets, tra flotte e assicurativo. Parla quindi da profondo conoscitore delle dinamiche di mercato Nicola De Mattia quando pone l’attenzione sulla necessità di gestire in modo strutturato il passaggio dei veicoli verso l’elettrico. Ma anche da guida aziendale molto focalizzata sul tema della responsabilità sociale, se è vero che di recente proprio Targa Telematics è stata premiata per i risultati raggiunti in tema di sostenibilità da EcoVadis, il fornitore di valutazioni della sostenibilità aziendale più prestigioso al mondo. «C’è l’urgenza di affrontare i cambiamenti climatici con passi decisi, fermezza, e visione strategica per immaginare un futuro sostenibile. È qui che i decisori devono iniziare a ragionare con molta attenzione sulla parola “sostenibilità” in tutte le sue più ampie accezioni. Sostenibilità ambientale, che è irrinunciabile e deve essere considerata un obiettivo primario. Ma anche sostenibilità sociale, perché senza di essa qualsiasi ragionamento sul futuro perderebbe di consistenza.

Verso l’elettrico, ma senza eccessiva emotività

Il salto diretto verso l’elettrico è molto più complicato di quanto si possa immaginare per l’adozione su basi veramente massive. Innanzitutto, c’è una questione di prezzo, con costi al momento significativamente più elevati rispetto alle altre tecnologie, e il cambiamento non potrà essere finanziato dagli incentivi pubblici per sempre. Inoltre, la tecnologia per la ricarica privata ha bisogno di essere posizionata all’interno dei garage che non tutti gli automobilisti possiedono, mentre le stazioni di ricarica condivise, che siano pubbliche o riferibili a operatori commerciali, richiedono ancora notevoli investimenti, sforzi, e le tempistiche di implementazione non sono ancora note, oltre al fatto che il mix di produzione e trasporto di energia al servizio di tali esigenze dovrà essere ripensato e implementato. Al momento, quindi, si desume che le nostre strutture urbanistiche non sono ancora pronte a ospitare le numerose colonnine per ricaricare un parco auto che in Italia conta circa 35 milioni di vetture», sottolinea De Mattia.

Andiamo verso la sostenibilità, ma non facciamoci guidare solo dall’aspetto emotivo della questione. Programmiamo, diamo le giuste priorità, poi eseguiamo. «Per raggiungere la neutralità carbonica nell’automotive, le istituzioni devono dettare tempi e obiettivi, ma il percorso sarebbe opportuno fosse guidato dallo sviluppo tecnologico e dall’equilibrio del mercato. Ideologicamente oggi il passaggio completo all’elettrico rappresenta la soluzione immaginabile probabilmente migliore per raggiungere l’obiettivo futuro che il sistema deve necessariamente porsi, perché il cambiamento climatico va combattuto globalmente con tutti i mezzi e nel modo più veloce possibile.

Ma in assenza di possibilità concrete per l’adozione massiva dell’elettrico, incentivare l’Euro 6 e il mild Hybrid come priorità poteva rappresentare una soluzione ottimale. Una soluzione in grado di dare benefici concreti e immediati sia all’ambiente che all’industria e alla manifattura italiana, componentistica inclusa. Ancor più oggi viste le conseguenze del conflitto in corso, anche in relazione al mix della produzione energetica e alle sue prospettive». Un ragionamento che trova diversi riscontri nella realtà industriale europea. L’Europa, infatti, vanta una leadership industriale, anche dal punto di vista di know-how, sul termico e in particolare sui motori Euro 6 più ecologici, mentre sull’elettrico la fanno da padroni sia l’Asia che gli Stati Uniti, in attesa che gli ingenti investimenti europei già deliberati sul tema trovino concreta espressione in termini di capacità tecnologica e produttiva, attraverso un processo che richiederà degli anni. 

Infine, Nicola De Mattia mette l’accento sull’aspetto fondamentale della tecnologia. «Non c’è ancora un quadro chiaro sulle applicazioni che, grazie alla ricerca e all’innovazione, potranno emergere nei prossimi dieci anni o più, come magari motori termici di ultima generazione particolarmente efficienti dal punto di vista delle emissioni, nuove tipologie di carburanti puliti o motorizzazioni di altra natura che possano portare agli stessi obiettivi attraverso soluzioni tecnologicamente diverse. In questo modo, la leadership tecnologica europea potrebbe essere in tutto o almeno in parte preservata, e con essa milioni di posti di lavoro. Perché le conseguenze di questa discontinuità su una value chain così importante e che così tanto ha dato e dà all’industria italiana ed europea non vanno lasciate al caso».     

«Penso quindi», conclude De Mattia, «che sia necessaria una più netta separazione tra le normative, che devono fissare gli obiettivi per raggiungere la neutralità carbonica, e le modalità tecnologiche per raggiungerla, che dovrebbero godere di sufficiente libertà. Modalità che devono quindi essere frutto dell’equilibrio tra ricerca, industria, consumatori e compliance con normative aperte e flessibili, considerando che riguardo alla mobilità siamo chiamati a pianificare l’evoluzione di temi fondamentali per le nostre vite anche appunto su orizzonti temporali di lungo termine, a trenta o quarant’anni, ovvero intere ere geologiche per le capacità attuali dell’innovazione tecnologica. Noi come abilitatori della digital transformation del mercato e della value chain siamo pronti a fare la nostra parte e a contribuire a trainare questa evoluzione super stimolante».

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