Dici “ricerca e sviluppo” e pensi a camici bianchi, laboratori in penombra, apparecchiature complicate, alambicchi in ebollizione, circuiti stampati e lucine colorate. E invece. Un centinaio di ragazzi (e ragazze) in tenuta casual, jeans e maglietta (camicie se ne vedono poche), con un laptop sulle ginocchia. Lavorano in uno dei dipartimenti di ricerca e sviluppo più importanti in Italia, “distribuito” tra Milano e Agrigento, che nei prossimi cinque anni assorbirà qualcosa come 75 milioni di euro (sì, avete letto bene), 30 dei quali finanziati dalla Bei, Banca europea per gli investimenti. Per fare cosa, esattamente? «Digitalizzare il mondo dell’automotive», spiega a Economy Marco Marlia, fondatore e ceo di MotorK, azienda tecnologica che sviluppa interamente in-house prodotti e servizi digitali per il settore automotive.

Anche questa (anzi: soprattutto questa) è crescita. Non per niente MotorK nella classifica del Financial Times delle aziende col più alto tasso di crescita c’è finita due volte di seguito, si nel triennio 2012/15 che in quello 2013/16. Ed è L’unica italiana nella Tech Tour Growth 50, la lista delle più promettenti Scale-Up tecnologiche d’Europa – quelle che hanno maggiori possibilità di trasformarsi in “unicorno” e di oltrepassare il tetto di 1 miliardo di dollari di valutazione.

L’azienda ha già sviluppato drivek, il più grande markeplace europeo. Ma ancora non basta. Perché siamo sempre più consumatori digitali

Quando Marlia dice “mondo”, intende proprio “mondo”: «Tutte le case costruttrici dell’area Eemea sono già nostre clienti», sottolinea. Per capirci: c’è MotorK dietro a DriveK, il più grande marketplace di auto nuove in Europa (tramite DriveK si vendono circa 100.000 auto l’anno in Europa), e a DealerK, la piattaforma software-as-a-service per i concessionari, che fornisce a migliaia di operatori in Europa strumenti e tecnologie per accelerarne i processi di digitalizzazione e intercettare meglio e più velocemente la domanda di veicoli. E c’è semre MotorK dietro a GarageK, dedicata al mondo dell’aftermarket.

L’azienda è stata fondata nel 2010 da Marco Marlia e Fabio Gurgone, amici sin dall’adolescenza, e da Marco De Michele, docente universitario di Gurgone. Dopo anni di autofinanziamento, nel 2017 è arrivato il primo round di finanziamento, per 10 milioni di dollari, da due fondi internazionali, 83North e Zobito: il più alto mai ottenuto fino a quel momento da un’azienda digital italiana. Poi, all’inizio di dicembre 2018, l’annuncio del finanziamento di 30 milioni di euro dalla Bei, Banca europea per gli investimenti, destinato alle attività di Ricerca e Sviluppo. «Una delle prime di venture debt fatte in Italia», come ha sottolineato il Vice presidente della Bei, Dario Scannapieco, «Un finanziamento, per la Bei, basato sulle previsioni dell’Investment plan for Europe, uno schema efficiente che sta permettendo alla banca dell’Unione Europea di sostenere società dal grande potenziale». Perché il contratto di finanziamento è legato a doppio filo al progetto di crescita tecnologica: la scaleup ha infatti programmato di investire quasi 75 milioni di euro nella sua divisione Ricerca & Sviluppo che produce innovazione per tutta l’Europa.

Un esercito di sviluppatori

Nella sede principale a Milano (MotorK ha sedi anche ad Agrigento, in Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna), nei 3.200 etri quadrati di quella che un tempo era la fabbrica della Brionvega, oggi lavorano circa 240 dei 330 dipendenti (di 17 diverse nazionalità e di 32 anni di età media, il 40% donne), in un ambiente accogliente che offre cucina (ai fornelli ci sono due ex concorrenti di Masterchef), bar, area relax e giardino attrezzato per il periodo estivo. Perché, appunto, le scrivanie servono relativamente, nella ricerca e sviluppo 4.0. Nel 2017 sono state assunte, mediamente, 2,9 persone a settimana; nei primi 9 mesi dell’anno 2018 sono state assunte mediamente 17 persone al mese. E coi 30 milioni della Bei (più altri 45 milioni di risorse proprie, un’enormità, se pensiamo che l’azienda nel 2017 ha fatturato “appena” 17 milioni di euro), MotorK punta a rafforzare lo staff, per accrescere l’offerta tecnologica per i suoi partner, tra i quali case produttrici, dealer e altri operatori del settore auto. «MotorK è ormai diventata un punto di riferimento per il settore del digital automotive e la fiducia accordataci dalla BEI è la dimostrazione che abbiamo intrapreso la direzione giusta per il nostro business», spiega Marco Marlia. E poi aggiunge: «75 milioni sembrano tanti, ma vanno parametrati alla grandezza dell’industry e alle opportunità. Queste ingenti risorse verranno impiegate nello sviluppo di nuovi strumenti e soluzioni digitali per i nostri clienti, nell’ottica di sostenerne il processo di digital transformation, anche attraverso Artificial Intelligence e big data: il settore automotive è una delle più grandi industrie dell’economia reale, che tradizionale è sempre indietro nella trasformazione digitale. Fino a poco tempo fa il modo in cui comprava macchina stesso di cent’anni fa. Ma siamo sempre più consumatori digitali. Si tratta di trasformare un settore che ancora deve fare il salto quantico per diventare un’esperienza ecommerce, come Netflix o Spotify».

La leadership si conquista come ha fatto Amazon: aggredendo il mercato su scala internazionale e non solo localmente

Nel suo piano di rivoluzione digitale del settore automotive, MotorK ha conquistato la leadership facendo quello a cui nessun competitor aveva pensato: «Attaccarlo non localmente, ma internazionalmente. Cominciando dall’area Emea: Europa, Medio Oriente e Africa. I nostri clienti sono le case automobilistiche, che sono tutte internazionali. Certo, questo richiede uno sforzo maggiore». Non solo: il settore è stato attaccato “a tenaglia”: dal lato consumer con DriveK, «l’unico “luogo neutrale” ad aver sviluppato una tecnologica in grado di configurare contemporaneamente in tutti i paesi le auto di tutte le marche, con tanto di allestimento, equipaggiamenti e optional», e dal lato business con DealerK, ovvero «la tecnologia che serve alle case e ai concessionari per creare la loro offerta digitale, la loro concessionaria virtuale, con sito, CRM, sistema di gestione dello stock di veicoli e così via. Un terzo delle auto che finiscono ogni giorno su Autoscout, per dire, ce lo mandiamo noi».

Verso l’e-commerce

L’automotive è uno dei pochissimi settori (forse l’unico, a parte il real estate) a non offrire l’esperienza e-commerce “normalizzata”. Scommettiamo che i 75 milioni di “ricerca e sviluppo” serviranno proprio a completare il quadro e a compiere la rivoluzione digitale nel settore automotive? «Stiamo andando verso la transazione completa», risponde il ceo di MotorK: «Quello che già facciamo nella maggior parte dei casi è predisporre i preventivi online, grazie ai nostri team di advisor. Ma per arrivare davvero a un software di e-commerce che funzioni in maniera che il consumatore riesca ad arrivare da solo al pricing delle vetture è richiesta una quantità di tecnologia pazzesca, in grado di gestire flussi delle macchine, pricing dinamico di ogni auto e quant’altro: tra usato, permuta, campagne di finanziamento, promozioni, incentivi, eccetera, sono mille le variabili che incidono. Ecco perché abbiamo il più grande dipartimento di ricerca e sviluppo del nostro settore in Europa. Ed ecco perché lo raddoppieremo nei prossimi 18 mesi».