Per un lungo periodo la presenza cinese nell’auto europea è rimasta un fatto marginale: pochi marchi riconoscibili, una gamma limitata e un impatto contenuto sulle scelte d’acquisto. Nel 2024-2025, però, il quadro è entrato in una fase di accelerazione misurabile. Il risultato non è solo una crescita di singoli brand, ma l’emersione di un perimetro più ampio e strutturato che coinvolge marchi nati in Cina, brand europei controllati da gruppi cinesi e case italiane che commercializzano modelli sviluppati e forniti da costruttori asiatici.
Le quote nella prima metà del 2025
Come riporta Quattroruote, nella prima metà del 2025 le auto con “passaporto cinese” hanno raggiunto in Europa una quota di domanda pari a circa il 9% considerando anche MG. In Italia, nello stesso periodo e con lo stesso perimetro di marche, la quota è arrivata al 5,5%. Il dato italiano fotografa un’espansione che avanza in parallelo a quella europea, con dimensioni ancora inferiori ma in crescita.
Il “mondo Cina” oltre i marchi puri
La lettura cambia quando il perimetro si allarga. Nel calcolo rientrano i marchi europei controllati da gruppi cinesi e le realtà italiane che propongono vetture sviluppate da case della Repubblica Popolare. In questa definizione estesa, la quota di domanda riconducibile al “mondo Cina” in Italia ha superato il 10%. Il risultato è una dimensione di mercato che non coincide più con la sola presenza diretta dei brand cinesi in senso stretto.
Un terzo dei brand presenti in Italia
Sul mercato italiano, i marchi ascrivibili a questo perimetro sono 24 su 76, quindi poco meno di un terzo. La metà è composta da 12 “cinesi puri”; gli altri si dividono tra “eurocinesi” e “italocinesi”. Il numero dei marchi disponibili al pubblico rappresenta la parte visibile di una galassia più ampia: considerando anche i veicoli commerciali leggeri, i brand in gioco supererebbero quota 120.
Immatricolazioni: la dinamica 2025
Tra gennaio e ottobre 2025 le immatricolazioni del “mondo Cina” sono cresciute del 43% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso intervallo, il mercato italiano complessivo è arretrato del 2,7%. La quota di mercato è quindi avanzata dal 6,1% all’8,9%, con il superamento del 10% in luglio, settembre e ottobre. In termini di ritmo, i numeri indicano un’espansione superiore a quella del resto del mercato.
I marchi che concentrano i volumi
La crescita non è distribuita in modo uniforme. Il 74,7% dei volumi del “mondo Cina” è oggi concentrato su quattro brand: MG con il 37,4% del totale interno, poi BYD (14,5%), DR (12,6%) e Volvo (10,2%). La fotografia mostra un sistema nel quale pochi nomi sostengono la maggior parte delle immatricolazioni del perimetro considerato.
Offerta più semplice: il dato sugli allestimenti
Un elemento quantitativo riguarda la struttura dei listini. Il “mondo Cina” presenta in media 4 allestimenti per modello, rispetto a una media di mercato di 10,5. Le cinesi pure scendono a 2,3. La riduzione del numero di configurazioni accompagna un’offerta più lineare sul piano commerciale e produttivo.
Segmenti e alimentazioni a listino
La composizione dell’offerta evidenzia una presenza significativa nei segmenti principali del mercato: otto cinesi pure su dieci appartengono ai segmenti C e D. Sul fronte delle alimentazioni, i modelli con almeno una versione BEV sono sotto il 22% nel mercato italiano complessivo, mentre nel “mondo Cina” la quota arriva a quasi il 27% e sale al 36% tra le cinesi pure. Considerando anche le PHEV, il “mondo Cina” arriva a circa 41% contro una media di mercato del 38%, con le cinesi pure al 57%. Le italocinesi hanno invece un profilo diverso: oltre l’80% della gamma resta benzina e Gpl.
Parco circolante: il punto di partenza
Lo stock su strada consente di collocare la crescita in una prospettiva più ampia. Su circa 40 milioni di auto in Italia, a fine 2024 le cinesi pure in circolazione erano poco più di 14.600 e oltre 7.000 risultavano immatricolate proprio nel 2024. Il dato segnala una presenza ancora ridotta sul totale del parco, ma in aumento recente.
Garanzie e valore residuo
Tra i 24 brand analizzati, le coperture di garanzia risultano spesso superiori allo standard di due anni: in 16 casi arrivano ad almeno cinque anni, mentre Jaecoo, MG e Omoda dichiarano sette anni. Sul lato dell’usato a 12 mesi, il valore residuo medio dei brand cinesi risulta inferiore alla media di mercato e il divario, tra ottobre 2024 e ottobre 2025, è aumentato di quasi mezzo punto.

















