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Il mercato italiano dell’auto elettrica continua a crescere, ma perde velocità proprio mentre nel resto d’Europa la transizione accelera. Dopo il balzo registrato a giugno, sostenuto dalla coda degli incentivi, luglio riporta le immatricolazioni su livelli più contenuti e la quota delle vetture a batteria nuovamente sotto il 6%. Un andamento che riapre il tema della stabilità normativa, della programmazione industriale e della necessità di superare la logica degli interventi una tantum.

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La crescita resta, ma il mercato perde slancio

A luglio sono state immatricolate in Italia 7.183 auto full electric, il 24,8% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Il risultato resta positivo, ma appare ridimensionato rispetto al +84,7% registrato a giugno. La quota di mercato è scesa dal 10,1% al 5,8%, pur rimanendo superiore al 4,8% di un anno prima. Secondo Motus-E, sul rallentamento pesa il progressivo esaurimento delle consegne legate agli incentivi varati nell’ottobre 2025, le cui risorse erano terminate nell’arco di una sola giornata.

Sette mesi positivi, ma l’Europa corre più veloce

Il bilancio da gennaio a luglio resta robusto: le immatricolazioni elettriche hanno raggiunto quota 86.003, con un aumento del 70,4% su base annua e una market share salita dal 5,2% all’8,1%. Alla fine di luglio, il parco circolante italiano contava 441.453 vetture a batteria. Il confronto europeo, tuttavia, continua a mostrare un divario rilevante: a giugno l’elettrico rappresentava il 29,6% del mercato francese, il 28,4% di quello tedesco e il 30,1% nel Regno Unito, mentre la Spagna si fermava al 9,6%.

Il nodo degli incentivi e della programmazione

Per Motus-E, la dinamica italiana conferma i limiti di una politica fondata su misure discontinue, capaci di concentrare la domanda in poche settimane senza offrire una prospettiva stabile a famiglie e imprese. Il presidente Fabio Pressi chiede di archiviare la stagione degli interventi spot e di costruire strumenti prevedibili, che permettano agli automobilisti di pianificare gli acquisti e alla filiera di programmare investimenti, produzione e occupazione. L’obiettivo è evitare un mercato “a strappi”, esposto all’incertezza delle risorse e delle scadenze.

La leva decisiva delle flotte aziendali

Una delle priorità indicate dall’associazione riguarda la revisione della fiscalità sulle auto aziendali, considerate un canale strategico per accelerare la diffusione dell’elettrico. Le flotte rispondono rapidamente agli interventi fiscali e alimentano, dopo pochi anni, anche il mercato dell’usato, ampliando l’accesso alle vetture a batteria. Un nuovo sistema per imprese, professionisti e partite IVA potrebbe quindi sostenere contemporaneamente la domanda, la filiera industriale e la disponibilità di elettriche usate a prezzi più accessibili.

Costi e vantaggi ancora poco conosciuti

Accanto alle misure fiscali, Motus-E sollecita una comunicazione più trasparente sul costo complessivo di possesso delle vetture elettriche. Prezzo d’acquisto, consumi, manutenzione, ricarica domestica e percorrenze devono essere valutati nel loro insieme, evitando confronti limitati al solo listino. Secondo Pressi, molte famiglie potrebbero già ottenere vantaggi economici concreti, ma il mercato resta frenato da informazioni frammentarie, timori sull’autonomia e scarsa conoscenza delle diverse modalità di ricarica.