Arriva un segnale concreto sul fronte del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti del settore privato: entrano in vigore le agevolazioni fiscali previste dall’ultima manovra di Bilancio sugli aumenti contrattuali, sui premi di risultato e su alcune maggiorazioni in busta paga. A rendere operative le misure è l’ultima circolare dell’Agenzia delle Entrate firmata dal direttore Vincenzo Carbone, attesa da imprese, consulenti e sostituti d’imposta per applicare correttamente le novità. Un passaggio chiave in una fase in cui il tema degli stipendi reali è sempre più centrale nel dibattito economico e sociale.
La circolare dell’Agenzia sblocca le nuove agevolazioni
Con il documento di prassi, l’Agenzia delle Entrate dà attuazione alle norme inserite in manovra che alleggeriscono il carico fiscale su alcune componenti della retribuzione dei dipendenti privati. In particolare, lo sconto riguarda gli aumenti legati ai contratti firmati dal 2024 in avanti, ma anche le maggiorazioni per lavoro domenicale e festivo e i premi di risultato. Si tratta di istruzioni molto attese dagli operatori, perché consentono ai datori di lavoro di riconoscere direttamente in busta paga il beneficio ai dipendenti che rientrano nei requisiti previsti.
Flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali
La prima agevolazione è una flat tax al 5% applicata alla quota di aumento retributivo collegata ai rinnovi contrattuali 2024-2025, destinata ai lavoratori con redditi fino a 33mila euro. La misura, secondo quanto indicato, si estende anche ai periodi di assenza retribuita come malattia, maternità/paternità e infortunio. È una novità rilevante perché interviene direttamente sulla parte incrementale della busta paga, con l’obiettivo di rendere più incisivi gli aumenti nominali negoziati nei rinnovi, riducendo l’erosione fiscale.
Più soldi netti in busta paga
Le simulazioni aiutano a capire l’impatto. Un lavoratore con reddito annuo di 30mila euro che riceva nel 2026 un aumento contrattuale di 2.500 euro arrivando a 32.500 euro complessivi, con la tassazione agevolata pagherebbe 6.440 euro (23% fino a 28mila euro), 660 euro (33% sui 2mila euro eccedenti i 28mila) e 125 euro (5% sui 2.500 euro di incremento). Con il regime ordinario, invece, la tassazione sulla fascia tra 28mila e 32.500 euro sarebbe pari a 1.485 euro. Il risultato è un risparmio d’imposta di 700 euro e un aumento netto “in tasca” di 2.375 euro. Un vantaggio che naturalmente varia in base all’entità dell’incremento retributivo.
Flat tax al 15% su notturni, festivi e premi di risultato
La seconda misura prevede un’aliquota agevolata del 15% su maggiorazioni e indennità corrisposte nel 2026 per lavoro notturno, festivo, svolto nei giorni di riposo o su turni, oltre che per premi di risultato e reperibilità. L’agevolazione si applica fino a un massimo di 1.500 euro e riguarda i dipendenti del settore privato con reddito fino a 40mila euro. Entrambe le agevolazioni saranno riconosciute dai datori di lavoro ai contribuenti che possiedono i requisiti; chi invece non ha un sostituto d’imposta potrà recuperare il beneficio in dichiarazione dei redditi. Una doppia leva fiscale che punta a rendere più pesanti le buste paga, almeno sul fronte del netto.
















