Il mercato digitale sta crescendo e le competenze italiane devono crescere di pari passo. L’intervento di Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, all’evento di Economy “Digitale, la rivoluzione permanente: verso l’era dell’integrazione” è stato molto chiaro. Nel mirino finisce il sistema Italia, e non solo le istituzioni, che sembra viaggiare a due velocità: il mercato più veloce, la creazione di nuove competenze a ritmo più blando. “Nel 2023 il mercato digitale è andato in crescita, – ha detto – dal 2016 cresce mediamente del 3%, se il Pil generale crescesse così anno su anno faremmo grandi celebrazioni. Solo nel 2020 c’è stata una flessione dello 0,6% causa lockdown, una crescita piatta, per poi ripartire con una crescita del 3% nel 2023, nel 2024 quasi il 5%, nel 2025 quasi il 5%”.
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Formare professionisti per il ungo periodo è l’obiettivo
Un mercato, specialistico come quello digitale, che cresce di continuo ha necessità di personale specializzato. “É sempre mancato, anche per colpa delle aziende e non solo delle istituzioni, qualcosa nel mondo delle competenze – continua. Il mercato funziona se in azienda in famiglia in casa e nelle nuove generazioni ci sono le competenze adatte a estrarre il massimo valore, le massime performance e la massima produttività. Non parliamo di competenze, come formazione di chi lavora già o la riqualificazione professionale, ma pensiamo anche a quelli che un lavoro non ce l‘hanno: per questo siamo attivi come aziende e associazioni, con le Academy a seconda del settore industriale”.
La scuola rischia di produrre neet
Al tavolo della formazione deve sedere anche la scuola dell’obbligo e l’università. “Fino a quando non lavoriamo seriamente in un’ottica di paese sull’istruzione sui licei, – spiega Gay – noi produrremo dei neet. Sono andato a cercare quando è stata l’ultima volta che l’Italia ha lanciato un piano a dieci anni e sono arrivato, indietro, al piano Fanfani. Si era messo in testa che gli italiani dovessero avere una casa, quindi è nata l’edilizia popolare del nostro paese. Oggi serve un piano Marshall sulle tecnologie e ci deve essere una formazione permanente. È il momento di accelerare sempre di più e questo ci può permettere di guardare con un certo ottimismo al futuro”.














