Zurich lancia una piattaforma per polizze assicurative "collettive"

Il mercato assicurativo italiano corre verso nuovi record, ma dietro la crescita della raccolta si sta ridisegnando l’intera geografia del settore. Nel 2025 i premi hanno raggiunto 182 miliardi di euro, con un incremento del 7,8% rispetto all’anno precedente. Un risultato che fotografa un comparto ancora in espansione, mentre sotto la superficie avanzano concentrazione, nuovi modelli distributivi e una crescente industrializzazione delle attività. È il quadro che emerge dall’analisi di Deloitte, firmata da Luigi Onorato, Insurance Sector Leader, Paolo Vendramin e Marco Lancioni, Partner della società, destinata alla pubblicazione sulla piattaforma Voices.

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Meno compagnie, un mercato sempre più concentrato

La crescita dei premi procede insieme a una progressiva riduzione degli operatori. Le imprese assicurative vigilate sono scese a 85 nel 2025, rispetto alle 89 dell’anno precedente, mentre dal 2013 il loro numero si è ridotto di oltre un terzo. Il risultato è un mercato più grande ma anche più concentrato, nel quale aumenta contemporaneamente il peso delle compagnie straniere, ormai responsabili del 16% della raccolta danni, quasi il doppio rispetto al 2011. Secondo Deloitte, a spingere ulteriormente il cambiamento saranno soprattutto pressione competitiva, regolamentazione, consolidamento finanziario e sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Agenzie forti nei danni, banche protagoniste nel vita

La distribuzione resta uno dei terreni decisivi della trasformazione. Le agenzie continuano a dominare il comparto danni con il 72% della raccolta e arrivano all’83% nel settore auto. Nel settore vita, invece, il baricentro è rappresentato dagli sportelli bancari, che raccolgono il 57% dei premi e stanno aumentando il proprio peso anche nei danni non auto, dove raggiungono il 13%. In crescita anche il ruolo dei broker: la quota ufficiale resta sotto il 10% della raccolta danni, ma considerando i premi intermediati attraverso le agenzie il loro peso arriva a sfiorare un terzo del mercato. Più contenuta, almeno per ora, resta invece la presenza del canale diretto.

Agenzie sotto pressione e broker verso il consolidamento

La centralità delle reti tradizionali convive con fragilità sempre più evidenti. Negli ultimi dieci anni, secondo Deloitte, il numero degli agenti è diminuito del 30% e metà degli operatori ha oggi un’età compresa tra 50 e 62 anni. Sul fronte economico, inoltre, un’agenzia su tre registra margini inferiori al 10%, con maggiori difficoltà nelle strutture più dipendenti dal ramo auto. Parallelamente accelera il consolidamento del brokeraggio: nel 2025 sono state registrate oltre 60 operazioni di fusione e acquisizione, più del doppio rispetto all’anno precedente, spinte in particolare da private equity e grandi broker internazionali. Il processo potrebbe modificare radicalmente la struttura del comparto. Per Deloitte, entro il 2030 potrebbero emergere quattro-sei grandi gruppi nazionali, trasformando il brokeraggio da attività prevalentemente frammentata e consulenziale in un settore con caratteristiche sempre più industriali. Nello stesso spazio stanno crescendo anche gli MGA, i Managing General Agent, operatori specializzati che possono intercettare attività di underwriting esternalizzate dalle compagnie e concentrarsi su nicchie e rischi complessi, aumentando il grado di specializzazione della catena assicurativa.

Bancassurance e AI ridisegnano la catena del valore

Un altro passaggio chiave riguarda la bancassurance, che secondo l’analisi sta evolvendo dai tradizionali accordi commerciali verso strutture captive, nelle quali i grandi gruppi bancari controllano direttamente la fabbrica assicurativa. La scelta consente di trattenere una quota maggiore dei margini e delle commissioni, ma soprattutto di avere maggiore disponibilità dei dati dei clienti, orientare più rapidamente l’offerta e ridurre i tempi di lancio dei nuovi prodotti. La banca, in questa prospettiva, non è più soltanto un distributore di polizze, ma tende a occupare una parte crescente della catena del valore. A completare il cambiamento è l’intelligenza artificiale, indicata da Deloitte come uno degli strumenti destinati a favorire l’industrializzazione del modello operativo. La direzione è quella di strutture Hub & Spoke, con l’accentramento delle attività a minore valore aggiunto e una maggiore specializzazione delle funzioni commerciali e consulenziali. In parallelo prende forma un modello omnicanale nel quale agenzie, banche, broker e strumenti digitali non sono necessariamente alternativi, ma destinati a diventare sempre più complementari nella relazione con il cliente.