Per molte famiglie l’Assegno unico e universale per i figli a carico non è un dettaglio: è una voce che pesa davvero nel bilancio mensile. Proprio perché l’erogazione è automatica, però, il rischio è quello di “dimenticarsene” fino a quando l’importo si riduce. Il punto è semplice: l’Assegno unico non si rinnova da solo nella sua versione piena. All’inizio dell’anno serve l’aggiornamento dell’Isee tramite Dichiarazione Sostitutiva Unica (Dsu), perché è quel dato a determinare soglie, importi e maggiorazioni.
28 febbraio: la data spartiacque
La prima data da segnare sul calendario, anche per il 2026, è il 28 febbraio: è la scadenza entro cui inviare all’Inps la Dsu aggiornata. Se non lo si fa, da marzo l’Istituto procede con l’erogazione “ridotta”, con il rischio concreto di vedere l’assegno scendere sensibilmente: senza Dsu aggiornata non è possibile calcolare le maggiorazioni e scatta automaticamente il contributo minimo, pari a 58,30 euro al mese dopo la rivalutazione Istat all’1,4%.
Importi e soglie
L’Assegno unico, introdotto il 1° marzo 2022, è modulato su scaglioni: sotto un Isee di 17.468,51 euro si ottiene l’importo massimo (203,80 euro per ogni figlio minorenne), poi la cifra decresce fino a 46.582,71 euro, oltre i quali resta l’importo minimo. In mezzo c’è la “zona grigia” in cui l’aggiornamento Isee fa la differenza tra un assegno pieno e un assegno base.
Maggiorazioni, recuperi e novità Isee
Oltre all’Isee, incidono le maggiorazioni: le famiglie con almeno quattro figli hanno un extra forfettario di 150 euro al mese; per chi ha un Isee fino a 46.582,71 euro è prevista una maggiorazione del 50% in presenza di figli fino a 1 anno (o fino a 3 anni se il nucleo ha almeno tre figli). Ci sono poi incrementi legati al lavoro dei genitori (maggiorazione a partire da 34 euro per figlio se entrambi lavorano), alla giovane età della madre (+23 euro per le under 21) e alla disabilità (da 97 a 120 euro fino a 21 anni). Chi salta febbraio non perde tutto: c’è tempo fino al 30 giugno 2026 per mettersi in regola e ottenere gli arretrati da marzo, anche se il ricalcolo Inps può richiedere mesi; e l’aggiornamento diventa ancora più importante dopo le modifiche della Legge di Bilancio sul calcolo Isee e sulle franchigie della prima casa.
















