Le Borse asiatiche aprono la seduta di venerdì 17 luglio con una brusca ondata di vendite. A pesare sono soprattutto i timori legati a una possibile bolla dell’intelligenza artificiale, che colpiscono i titoli tecnologici e, in particolare, le società attive nella produzione di chip, memorie e processori. Tokyo e Taiwan registrano le perdite più marcate, mentre il ribasso coinvolge anche Hong Kong, Shanghai e Sydney.
Tokyo affonda sotto il peso dei chip
Il mercato giapponese è il più colpito dalla fuga dai titoli tecnologici. Il Nikkei 225 arretra del 5,8%, scendendo a 62.945,97 punti. Le vendite si concentrano soprattutto sulle aziende che producono semiconduttori e su altri gruppi collegati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, da settimane sotto pressione per i dubbi crescenti sulla tenuta delle valutazioni del settore.
Taiwan perde oltre il 5%
Un ribasso superiore al 5% investe anche la Borsa di Taiwan, fortemente esposta al comparto dei chip e dell’hardware informatico. Il mercato teme che l’attuale domanda di memorie e processori possa non mantenersi sugli stessi livelli nel caso in cui l’intelligenza artificiale non riesca a generare la profittabilità attesa. È questo il nodo che alimenta i timori di una possibile bolla.
Vendite anche a Hong Kong e Shanghai
La debolezza si estende alle altre principali piazze dell’area. L’Hang Seng di Hong Kong cede il 2%, fermandosi a 24.514,29 punti, mentre lo Shanghai Composite perde l’1,6% e scende a quota 3.818,59. In Australia, lo S&P/ASX 200 registra una flessione più contenuta dello 0,7%, portandosi a 8.775,70 punti.
Petrolio in rialzo con le tensioni in Medio Oriente
Al quadro già negativo dei mercati azionari si aggiunge l’aumento dei prezzi del petrolio, legato all’intensificarsi dei combattimenti in Medio Oriente. La seduta asiatica si svolge così in un contesto segnato sia dalle preoccupazioni sulla sostenibilità economica dell’intelligenza artificiale sia dalle nuove tensioni sul mercato delle materie prime.
















