L’arte sospesa tra futuro e presente, con l’ombra del Metaverso e alle spalle le solide radici di chi a meno di trent’anni ha lasciato un posto sicuro per dedicarsi alla propria passione. Che negli anni si è trasformata anche in un lavoro, iniziato nel 1979 e che oggi guarda al futuro. Che passa per il digitale, per il Metaverso e gli Nft. Lui è Stefano Contini, mercante d’arte, di origini toscane, con il proprio quartier generale a Venezia e una galleria anche a Cortina. Negli anni ha trattato opere di Botero e di Manolo Valdès. Oggi osserva e partecipa al cambiamento radicale ed epocale del mondo dell’arte che passa anche per gli Nft. 

Stefano Contini arte e metaverso

Con la sua galleria si è occupato anche di questa nuova forma d’arte veicolata da strumenti  digitali. Quali sviluppi intravede in questo mercato?

Circa 5 o 6 anni fa in tempi non sospetti in un’intervista parlai degli sviluppi di internet e del Metaverso. All’epoca davano già segnali di pericolosità. Perchè l’intelligenza artificiale lo dissi fin da allora che era pericolosa. Oggi se ne discute in modo diffuso. Lo dice perfino il più grande esperto mondiale di Google. Eppure io penso che l’arte vi sopravvivrà. L’arte seppellirà tutto, perché è il risultato del genio umano. Come è vero che la bellezza in senso lato paga sempre. Ci possono essere nuove correnti, ma questo rimane un punto fermo. Abbiamo visto nel 20esimo secolo varie correnti che vanno dal futurismo all’informale, fino alla pop art, ma la bellezza in particolar modo la vediamo sempre riaffiorare. La bellezza è come l’arte antica.

L’arte negli ultimi decenni non è stata solo bellezza ma anche provocazione. Quanto lo sarà ancora in futuro? 

La provocazione è una moda di un momento, che nasce da artisti super arrabbiati. L’attrazione suscita interesse, ma quello che conta è il grande genio dell’uomo, che non si limita a rappresentare soltanto il mondo, ma ne dà anche una visione. 

L’arte oggi è ancora un buon investimento? 

L’arte è ancora un buon investimento. L’arte è una borsa non esatta come lo sono tutte le borse. Oggi più che mai con l’apertura di sistemi telematici ogni anno girano centinaia di miliardi di dollari e non si può pensare che sia solo un divertimento. Quando si va sulle cifre importanti è una vera e propria borsa. Il collezionista vuole sapere cosa compra e quali sono le condizioni economiche. Ma non è più soltanto un mondo riservato agli appassionati, è anche un mondo dove investono i fondi. Si possono comprare oro e diamanti, ma sono manufatti della natura, mentre l’arte rappresenta il genio umano. Sicuramente non è per tutti, ma per chi ha cultura e una certa sensibilità. C’è chi colleziona macchine da cucire o francobolli ed è una persona che ama ricercare qualcosa della propria storia attraverso gli oggetti che va a collezionare.Il collezionare testimonia una grande sensibilità. Non tutti se lo possono permettere poi ci sono quelli che vanno nei  musei. Il mondo dell’arte non è per tantissimi, ma ad esempio colpisce il giovani. Nelle mie sedi della mia società sia a Venezia che  a cortina vengono le scolaresche. Sono ragazzi giovani che mi pongono delle domande e si dimostrano spesso curiosi e attenti. Nei musei ci sono code ancora pazzesche. Internet ha fatto comunicazioni di tutti i tipi nel mondo culturale.

arte metaverso

L’arte è, quindi, un mondo che avvicina sempre di più i giovani?

La mia generazione ha sentito meno questa esigenza, mentre i giovani di oggi sono i più sensibili. Quando faccio inserzioni per la ricerca del personale arrivano centinaia di giovani che dicono che vogliono lavorare in una galleria d’arte. Noi parliamo in inglese. Il nostro collezionista parla inglese ci devono essere persone con preparazione culturale e linguistica e persone che sappiano confrontarsi. Chi ama l’arte e chi entra in galleria è benestante e informata. Quindi la persona deve avere certe caratteristiche.

Lei si è avvicinato da giovane al mondo dell’arte. Come è andata? 

All’età di diciotto anni vendevo libri porta a porta, dopo aver fatto studi scientifici. Ho preso tante porte in faccia, ma a 24 anni ero direttore della Rizzoli nel Veneto. Poi ho deciso di cambiare vita: nel ‘79 ho venduto l’unico appartamento che avevo per comprarmi i quadri. Ho lasciato un posto da dirigente, ma a 26 anni guadagnavo venti volte quello che guadagnava un dipendente normale.

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