Banda (un po' più) larga: cresce la velocità media di connessione

E’ il bonus della banda di matti: perché non è con sovvenzioni come quella introdotta dal governo che si diffonderà mai la banda larga in Italia. Un piccolo-grande pasticcio che conferma, una volta di più, quel micidiale impasto di velleitarismo, incapacità e – forse – intrallazzo che inquina la capacità decisionale di questo governo ma ancor più che di esso delle cosiddette tecnostrutture ministeriali cui tocca l’onere di trasferire in norme di dettaglio i principi generali delle leggi.
Tanto per cominciare: il problema più grave del Paese, oggi, che cioè ben 11 milioni di cittadino non riescono ad avere in nessun modo banca larga perché vivono in zone non raggiunte da reti adeguate, non viene nemmeno sfiorato dal decreto. In alcuni casi, si possono chiedere dei collegamenti ad hoc agli operatori telefonici, ma possono costare anche 3000 euro e il bonus – che comunque arriva massimo a 500 – non include questi interventi tra quelli sovvenzionati.
Ma questo è niente. Stabilito che il voucher può essere richiesto nella misura massima di 500 euro solo da chi ha un reddito (anzi un Isee) fino a 20 mila euro all’anno e di 200 euro per chi ha un Isee fino a 50 mila, e oltre non più, chiunque sano di mente avrebbe limitato i requisiti all’esibizione di una fattura o scontrino fiscale corrispondente all’acquisto di un abbonamento Internet e/o di un computer o tablet. Fine: chiunque sceglie quel che preferisce e ne abbatte il costo col bonus.
Macchè.
Per complicare un affare semplice, il governo – che nominalmente su questo bonus stanzierà fino a 1,15 miliardi di fondi europei – apre un portale complicatissimo su cui caricare e scaricare dati e domande, che naturalmente inizia non funzionando. Pieno di richieste cervellotiche, come quella di fornire i codici fiscali di tutto il nucleo familiare di chi vuole accedere al bonus.
A sentire i consumatori, poi, questo bonus definito ad assetto variabile – ma sarebbe meglio dire avariato – limita a una rosa ristrettissima di apparecchi acquistabili, secondo il Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) di “pessima qualità”, la fruizione del bonus stesso. Le norme prevedono, inoltre, che l’agevolazione è fruibile solo – rileva la Mdc – se “all’abbonamento a Internet sia associato l’acquisto di un tablet o di un pc scelto dagli operatori stessi” che stanno lanciando varie offerte di sconto sui servizi di connettività (tra i 200 e 400 euro), mentre quello sui device può essere compreso tra 100 e 300 euro”.
Immaginiamoci il pasticcio. Un osservatore attento come Gianfranco Gardina, direttore della testata specializzata Dday, ha spiegato bene l’assurdo della scelta degli apparecchi ammessi a contributo dettata da Infratel. “Si tratta di requisiti molto stringenti che hanno azzoppato in partenza l’operazione togliendo possibilità di scelta ai consumatori e creando disparità in ambito concorrenziale”.
Il sito illustra queste specifiche sottolineando che hanno addirittura limitato la gamma di prodotti compatibili a un solo modello di pc e a uno di tablet. Nel primo caso, l’unico è il Microsoft Surface Book 3 da 15” da quasi 2500 euro, non opportuno per una misura rivolta a famiglie indigenti. Poi Dday illustra il caso dell’offerta di Tim, che offre “due prodotti in esclusiva: il tablet Samsung S6 lite WiFi (a soli 29,90 euro anziché 329,90 euro) e il PC Onda Oliver Plus 15.6″ (a soli 99,90 euro anziché 399,90 euro)”. Ora, secondo Dday, Tim è l’unica a poter offrire il Samsung Tab S6 Lite in versione solo wifi, più economica, perché di fatto è riuscita a disporne soltanto lei (per carità: complimenti!), mentre gli altri operatori hanno in offerta la versione Lte, più cara; invece ammettendo anche altri modelli al voucher questo rischio-scarsità del prodotto più adatto a una clientela poco abbiente sarebbe stato evitato.
Ma è sull’Onda che Dday annota una stranezza. Tra i requisiti è prevista la disponibilità della webcam, che sull’Onda non c’è: ma Tim propone in abbinata una webcam esterna. Bene. Ottima mossa. Ma allora, se i requisiti carenti su un device possono essere aggiunti all’esterno, che senso ha avuto indicare delle specifiche stringenti?
Infine: i controlli sulle autodichiarazioni Isee dei richiedenti non sono stati affidati all’Inps, che dispone dei dati alla fonte, ma agli operatori telefonici i quali naturalmente non possono che chiedere (e accontentarsi di) un’autodichiarazione. La sanzione virtuale per chi dichiara il falso sarebbe la restituzione del dispositivi acquistato. Ma chi mai gli contesterà niente?