L’agenzia Bloomberg annuncia che Apple, il colosso americano delle Big Tech fondato, tra gli altri, da Steve Jobs, non assumerà altro personale e fermerà gli investimenti in alcune sue divisioni. Gli analisti di economia interpretano questa mossa di Cupertino (California) come segnale evidente che le imprese hanno paura di una imminente recessione economica in America.
L’annuncio della “Mela” ha già scosso i mercati borsistici: gli investitori stanno vendendo i titoli trascinando gli indici in negativo. L’industria degli iPhone ha risentito delle contrattazioni aprendo la borsa in negativo. Le azioni Apple sono scese del 2,1% a 147 dollari.
Apple segue la scia negativa che sta mettendo in guardia le altre big tecnologiche. Solo alcuni giorni fa la casa automobilistica Tesla, di Elon Musk, ha deciso di tagliare il 10% della forza lavoro e di congelare momentaneamente le assunzioni, quindi gli investimenti futuri.
Lo spettro della recessione in America
L’inflazione galoppante negli Stati Uniti ha costretto il comporto tecnologico a una frenata, a causa della carenza dei chip e dell’aumento dei costi di produzione, trasporti e logistica.
Il fattore Cina sarà determinante per il futuro dei mercati occidentali. Gli effetti delle sanzioni imposte alla Russia, dopo l’aggressione militare in Ucraina, stanno condizionando anche le economie degli alleati atlantici. Apple ha bloccato le produzioni in Cina, perdendo circa 8 miliardi negli ultimi tre mesi. Cina, mai così vicina e mai così lontana: l’atteggiamento di Xi Jinping rispetto agli eventi bellici che soffiano sulla polveriera alle porte d’Europa è stato sinora pilatesco (o complice a intermittenza). L’impressione è che questa “operazione speciale militare” innescata da Putin possa ridisegnare l’ordine mondiale futuro, o comunque destabilizzare gli equilibri che sembravano consolidati.
Altre imprese puntano all’indipendenza energetica
E se i giganti tecnologici rallentano, altre realtà imprenditoriali, anche minori, investono sulle energie alternative nelle produzioni industriali, e non solo. Pensiamo al progetto Mind (Milano Innovation District), la nuova città che in futuro ospiterà 60mila persone, ad opera di Lendlease. Mind si svilupperà all’ombra dell’iconico Albero della Vita di Expo 2015 e raggiungerà l’indipendenza energetica totale. Un modello per le metropoli e le imprese del nuovo millennio.
La pandemia e la guerra hanno segnato uno spartiacque tra le abitudini e i consumi del passato e quelle del futuro. Adesso tocca alle imprese organizzarsi. Imprese e Stati hanno l’opportunità di dipendere meno dai produttori di energie inquinanti, spesso legati a doppio filo alle governance dittatoriali e antidemocratiche, o utilizzati come strumento di ricatto o clava contro Paesi che possiedono scarse risorse. È ormai evidente che dai consumi energetici (e dal cammino tortuoso verso la transizione energetica) dipenderanno il futuro delle democrazie occidentali, il mercato del lavoro, di conseguenza il benessere e la qualità della vita dei cittadini.
















