Apple
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La coincidenza è difficile da ignorare. Nel giorno in cui i nuovi iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max arrivano ufficialmente nei negozi italiani, oltre 1.600 lavoratrici e lavoratori di Apple Retail Italia sono chiamati a incrociare le braccia per l’intero turno. La protesta, proclamata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, coinvolge i 17 Apple Store presenti in Italia ed è accompagnata da presidi davanti ai punti vendita. Secondo i dati diffusi dalla Fisascat Cisl, l’adesione media allo sciopero si attesta al 70%. La giornata mette così sullo stesso palcoscenico due facce della stessa azienda: da una parte il lancio di uno dei prodotti più importanti dell’anno per Apple, dall’altra una vertenza che riguarda organizzazione del lavoro, organici e pressione sulla produttività.

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La scelta del giorno non è casuale. Il 18 settembre rappresenta infatti una delle giornate commercialmente più rilevanti dell’anno per la rete retail del gruppo, perché coincide con la disponibilità dei nuovi modelli Pro. Apple indica per iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max il 12 settembre come data di apertura dei preordini e il 18 settembre come giorno di disponibilità. Il nuovo Duo seguirà invece un calendario distinto: Apple lo ha presentato il 9 settembre come il suo primo iPhone pieghevole e ne ha fissato la disponibilità presso Apple, operatori e partner selezionati dal 23 ottobre.

Una rete da 17 negozi e oltre 1.600 dipendenti

La dimensione della mobilitazione è quindi significativa soprattutto per il perimetro che interessa. La rete italiana di Apple Retail conta 17 store e oltre 1.600 addetti, distribuiti fra Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia. La vertenza non nasce però con il lancio degli iPhone: lo stato di agitazione era stato avviato nei mesi precedenti e il confronto è proseguito fino alle assemblee del 7 settembre, svolte contemporaneamente negli store italiani. Da quelle riunioni, secondo le organizzazioni sindacali, sarebbe emerso un peggioramento delle condizioni di lavoro, con particolare riferimento alla pressione sugli obiettivi, agli organici e alla distribuzione dei carichi.

A Roma il presidio è stato organizzato in piazza Capranica, a poca distanza dall’Apple Store di via del Corso, mentre iniziative analoghe sono state previste in altre città. Il sindacato legge la protesta come il risultato di una distanza crescente fra l’andamento del business e la percezione delle condizioni di lavoro nei punti vendita. Nel mirino ci sono soprattutto quelli che vengono definiti organici insufficienti, l’intensificazione dei ritmi e una crescente richiesta di produttività. È una lettura sindacale della situazione, non un dato indipendentemente certificato sul rapporto fra performance economiche e condizioni di lavoro, ma costituisce il cuore della vertenza aperta con l’azienda.

Il nodo degli organici e dei contratti a termine

La richiesta delle organizzazioni sindacali è costruita attorno a tre leve: un piano condiviso di assunzioni, la stabilizzazione di una parte dei lavoratori a tempo determinato e la possibilità di aumentare volontariamente l’orario dei dipendenti part-time. L’obiettivo dichiarato è adattare gli interventi alle esigenze dei singoli negozi, ma con tempi di attuazione definiti. Secondo i sindacati, il problema non sarebbe quindi soltanto quello di aumentare temporaneamente la forza lavoro nei momenti di picco, ma di riconoscere come strutturale un fabbisogno che viene oggi affrontato anche attraverso contratti a termine.

Nel confronto del 29 luglio, riferiscono le organizzazioni, Apple non avrebbe accolto le richieste relative a un piano strutturale di assunzioni e stabilizzazioni, annunciando invece un aumento dei contratti a termine e un anticipo del loro avvio. La Fisascat sostiene che il ricorso a lavoratori temporanei per periodi che arrivano ormai a sfiorare i sette mesi sia un indicatore di un fabbisogno non più semplicemente stagionale. Anche la distribuzione delle mansioni è entrata nel confronto: i sindacati segnalano una crescente promiscuità dei ruoli e descrizioni delle attività considerate troppo ampie e discrezionali.

Un risultato, nel frattempo, è arrivato sul fronte dei buoni pasto. Da agosto il valore è stato portato a 10 euro, un intervento che le organizzazioni sindacali considerano positivo ma non sufficiente a chiudere la vertenza. La questione, nella loro impostazione, riguarda infatti soprattutto l’organizzazione quotidiana del lavoro: quante persone sono presenti nei negozi, come vengono distribuiti i compiti e quale equilibrio viene trovato fra obiettivi commerciali e sostenibilità dei carichi.

La grande vetrina del lancio

La particolarità della protesta sta anche nella scelta di concentrare la mobilitazione su una giornata che per Apple ha un valore commerciale elevato. Il nuovo iPhone 18 Pro introduce, fra le altre caratteristiche, una fotocamera principale Fusion da 48 megapixel con apertura variabile, mentre iPhone 18 Pro Max condivide la nuova piattaforma hardware e fotografica della gamma. È il prodotto attorno al quale ruota una parte rilevante del traffico nei negozi fisici e dell’attività di assistenza e vendita della giornata.

E subito dopo arriverà il secondo appuntamento. Il 23 ottobre è infatti prevista la disponibilità di iPhone Duo, il primo smartphone pieghevole di Apple. Il dispositivo ha un display interno da 7,6 pollici e uno esterno da 5,4 pollici, utilizza il chip A20 Pro e una struttura a doppia batteria. Apple lo presenta come il primo iPhone pieghevole della propria storia e come un prodotto destinato ad ampliare ulteriormente il perimetro della propria offerta hardware. Per gli store, dunque, la sequenza dei lanci non si esaurisce oggi: dopo la partenza della gamma Pro, a ottobre arriverà un prodotto con un formato completamente nuovo, destinato a richiedere attività di vendita, assistenza e spiegazione al pubblico.

La risposta di Apple e il punto ancora aperto

L’azienda, secondo quanto riportato da Reuters, ha sottolineato che gli Apple Store e i negozi online restano operativi e ha richiamato il proprio pacchetto di benefit per i dipendenti, che comprende tra l’altro assistenza sanitaria privata e programmi dedicati al benessere mentale. La posizione aziendale rappresenta un elemento importante nel confronto, perché mostra come Apple non legga la questione esclusivamente attraverso il tema delle retribuzioni o degli organici, ma richiami anche l’insieme delle condizioni offerte al personale.

Resta però aperto il nodo sollevato dai sindacati: se il picco di attività legato ai nuovi prodotti sia una circostanza temporanea da gestire con personale a termine oppure il segnale di un fabbisogno strutturale della rete retail. È su questo punto che la vertenza assume un significato più ampio rispetto alla singola giornata di sciopero. La discussione riguarda infatti il modello organizzativo con cui una multinazionale ad altissima intensità commerciale gestisce una rete fisica che deve assorbire l’impatto dei lanci, dell’assistenza e delle vendite senza trasformare ogni picco in un aumento permanente della pressione sul personale.