L’intelligenza artificiale si prepara a una delle prove più impegnative della sua corsa finanziaria: convincere Wall Streetche valutazioni costruite finora nei mercati privati possano reggere anche davanti agli investitori di Borsa. Anthropic, la società californiana che sviluppa Claude, è diventata il nuovo caso simbolo. Alcuni dei suoi finanziatori ritengono che l’azienda possa debuttare sul mercato con una valutazione di almeno 2 mila miliardi di dollari, più del doppio rispetto all’ultimo valore attribuitole appena pochi mesi fa.
La cifra in questione
Non si tratta, però, di un prezzo già stabilito. Anthropic ha presentato il 1° giugno alla Securities and Exchange Commission un filing confidenziale per l’Ipo, ma non ha reso noti né la dimensione dell’offerta né la valutazione alla quale intende collocarsi. La cifra dei 2 mila miliardi nasce dalle aspettative raccolte dal Financial Times tra una mezza dozzina di investitori della società: una scommessa che fotografa l’euforia intorno all’AI, ma anche il livello eccezionale delle aspettative che Anthropic dovrà soddisfare.
La corsa da 965 miliardi a quota 2 mila
Il punto di partenza è già fuori scala. Il 28 maggio Anthropic ha annunciato un round da 65 miliardi di dollari guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia, che ha portato la valutazione post-money a 965 miliardi. Un eventuale debutto a 2 mila miliardi significherebbe quindi più che raddoppiare il valore della società nel giro di pochi mesi. Reuters ha osservato che già con l’ultimo finanziamento Anthropic aveva superato la valutazione privata di OpenAI, rafforzando la competizione tra i due principali protagonisti dell’AI generativa americana.
I ricavi che alimentano la scommessa
A sostenere valutazioni tanto elevate è soprattutto la velocità con cui starebbe crescendo il giro d’affari. Secondo il Financial Times, gli investitori si aspettano che Anthropic possa raggiungere entro la fine del 2026 tra 100 e 120 miliardidi dollari di ricavi annualizzati, calcolati proiettando sull’intero anno il ritmo delle vendite più recenti. Sarebbe una crescita superiore a dieci volte nell’arco del 2026 e il principale argomento con cui i finanziatori giustificano la prospettiva di una valutazione da 2 trilioni. Alcune stime rialziste citate dal quotidiano britannico arrivano persino a ipotizzare quota 3 mila miliardi. A quei livelli il mercato attribuirebbe ad Anthropic un valore pari a circa 17-20 volte i ricavi annualizzati attesi a fine anno. È un rapporto che incorpora non soltanto l’espansione di Claude, ma la convinzione che l’intelligenza artificiale possa trasformarsi rapidamente in un’infrastruttura centrale per imprese e professionisti. Anthropic sta spingendo proprio sul mercato enterprise, portando i propri agenti dentro gli strumenti utilizzati dalle aziende: a giugno, per esempio, Reuters ha riportato il lancio di Claude Tag all’interno di Slack per i clienti Team ed Enterprise.
Il test più difficile sarà quello della Borsa
Il passaggio dal capitale privato ai listini rappresenta però un cambio di paradigma. Finché una società resta nelle mani di venture capital, fondi sovrani e grandi investitori istituzionali, le valutazioni vengono definite attraverso round negoziati tra un numero limitato di soggetti. In Borsa, invece, il prezzo viene sottoposto ogni giorno al giudizio di un mercato molto più ampio. Per questo una mega-Ipo di Anthropic diventerebbe anche un referendum sulla disponibilità degli investitori a continuare a pagare multipli eccezionali per la crescita legata all’intelligenza artificiale. Reuters ha definito il possibile sbarco in Borsa uno dei debutti più rilevanti degli ultimi anni. Il confronto è reso ancora più significativo dal calendario delle grandi quotazioni tecnologiche del 2026. SpaceX ha già aperto la stagione delle Ipo record, mentre anche OpenAI ha presentato confidenzialmente la propria documentazione per una possibile quotazione negli Stati Uniti. Anthropic potrebbe quindi arrivare sul mercato in un momento in cui una quantità senza precedenti di capitale cerca esposizione diretta ai campioni dell’AI, ma nel quale cresce contemporaneamente l’attenzione sulla sostenibilità delle valutazioni e sulla capacità di trasformare investimenti giganteschi in profitti duraturi.
Tra opportunità Ae rischio di una valutazione senza precedenti
La possibile Ipo di ottobre resta per ora uno scenario degli investitori, non un calendario ufficiale comunicato dalla società. Il Financial Times riferisce che alcuni finanziatori vedono proprio nell’autunno la finestra per lo sbarco in Borsa, mentre Anthropic nella propria comunicazione alla Sec si limita a precisare che l’operazione avverrà dopo il completamento del processo di revisione e sarà soggetta alle condizioni di mercato. Anche il livello dei 2 mila miliardi resta dunque un obiettivo ipotizzato dall’esterno e non una valutazione annunciata dall’azienda. È precisamente questa distanza tra ciò che è già misurabile e ciò che il mercato sta anticipando a rendere il caso Anthropic così rilevante. Da una parte ci sono ricavi in crescita, capitali abbondanti e una domanda aziendale che continua a sostenere l’espansione dei prodotti basati su Claude; dall’altra c’è una valutazione che, se confermata, obbligherebbe la società a dimostrare per anni tassi di crescita straordinari. L’Ipo diventerebbe così non soltanto il debutto di una società tecnologica, ma uno dei test più importanti sulla capacità dei mercati di dare un prezzo alla nuova economia dell’intelligenza artificiale.













