L’intelligenza artificiale potrebbe trasformare l’economia americana molto più rapidamente di quanto suggeriscano le attuali statistiche sulla produttività. Nel modello elaborato da Anthropic, gli effetti dell’IA entro il 2030 spaziano da un impatto quasi marginale a una vera e propria rivoluzione economica, con uno scenario estremo in cui il Pil Usa arriverebbe a crescere del 15,4% all’anno, mentre oltre un lavoratore su cinque nei servizi cognitivi perderebbe il posto.
La società che sviluppa Claude ha provato così a tradurre in numeri una delle domande più rilevanti per l’economia dei prossimi anni: cosa accadrebbe se l’intelligenza artificiale fosse in grado di svolgere una quota sempre maggiore del lavoro oggi affidato alle persone?
Il team di economisti di Anthropic ha costruito un modello che considera l’economia americana come un insieme di attività che l’IA può lasciare inalterate, affiancare, automatizzare completamente oppure contribuire a creare. A cambiare sono soprattutto due variabili: il livello di capacità raggiunto dalla tecnologia e la velocità con cui imprese e lavoratori la adotteranno.
Gli stessi autori invitano però a non leggere i risultati come una previsione. “Gli scenari non sono previsioni e non attribuiamo loro alcuna probabilità”.
IA, dal cambiamento marginale al boom economico
Nel primo scenario l’intelligenza artificiale avrebbe un ruolo relativamente contenuto nell’economia. Nel 2030 il Pil sarebbe superiore dell’1,6% rispetto a quello che si registrerebbe in assenza dell’IA, mentre la crescita annua arriverebbe al 2,4%.
L’impatto sul mercato del lavoro sarebbe altrettanto limitato. L’occupazione nei servizi cognitivi, che comprendono attività manageriali, professionali, commerciali e d’ufficio, diminuirebbe dello 0,5%, mentre il tasso di disoccupazione resterebbe sostanzialmente stabile.
Lo scenario intermedio è decisamente più radicale. L’IA arriverebbe a essere capace di svolgere circa la metà del lavoro intellettuale, anche se nella maggior parte dei casi le attività continuerebbero a essere svolte senza il suo intervento. Il risultato sarebbe un’accelerazione della crescita economica fino al 5,4% annuo, quasi il doppio rispetto al ritmo normale ipotizzato dal modello.
In questo caso il Pil risulterebbe dell’8,3% più elevato rispetto allo scenario senza IA. Ma la crescita avrebbe un costo sul fronte occupazionale: i posti di lavoro nei servizi cognitivi diminuirebbero del 3,9% e la disoccupazione tra questi lavoratori salirebbe al 4,5%.
Anche i salari inizierebbero a muoversi in direzioni opposte. Le retribuzioni legate ai servizi cognitivi subirebbero una lieve riduzione, mentre quelle degli altri lavoratori aumenterebbero di quasi il 6%.
Lo scenario estremo: Pil in crescita del 15,4% all’anno
È il terzo scenario quello destinato a far discutere maggiormente. Anthropic ipotizza un’economia nella quale l’intelligenza artificiale raggiunge capacità senza precedenti e viene adottata su larga scala.
In questo caso la crescita economica arriverebbe al 15,4% annuo, mentre nel 2030 il Pil sarebbe del 32,4% superiore rispetto a quello dello scenario privo di intelligenza artificiale. A questi ritmi, l’economia americana arriverebbe sostanzialmente a raddoppiare ogni quattro anni e mezzo circa.
Il rovescio della medaglia sarebbe però un mercato del lavoro profondamente destabilizzato. L’occupazione nei servizi cognitivi crollerebbe del 21,5%, la disoccupazione tra questi lavoratori raggiungerebbe il 17,9% e quella complessiva arriverebbe all’11,9%, un livello superiore a quello associato a una normale fase recessiva.
Anche la dinamica salariale evidenzierebbe una forte redistribuzione. Le retribuzioni dei lavoratori impiegati nei servizi cognitivi diminuirebbero dell’11,5%, mentre gli altri salari crescerebbero del 33,6%.
IA, la ricchezza si sposta dal lavoro al capitale
L’aspetto forse più significativo per l’economia non riguarda soltanto il numero di posti di lavoro persi, ma chi riuscirebbe a incassare i maggiori benefici della rivoluzione tecnologica.
Nel caso estremo, la quota di reddito nazionale destinata al lavoro scenderebbe dal 60% al 45,2%. Al contrario, i redditi da capitale aumenterebbero di oltre l’80%.
Il modello tratteggia quindi un’economia molto più ricca, ma anche una distribuzione dei guadagni profondamente diversa da quella attuale. La produttività generata dalle macchine finirebbe in larga misura nelle mani dei proprietari del capitale, mentre una parte significativa dei lavoratori vedrebbe ridursi il proprio potere contrattuale e salariale.
Cosa si aspettano gli americani dall’intelligenza artificiale
Anthropic ha affiancato al modello economico anche un sondaggio realizzato da Morning Consult su un campione di adulti statunitensi nel mese di agosto.
Le aspettative del rispondente mediano risultano sorprendentemente vicine allo scenario più favorevole tra quelli elaborati dall’azienda. In altre parole, l’americano medio intervistato immagina un futuro nel quale l’IA contribuisce a spingere il Pil verso una crescita di circa l’8% entro il 2030, accompagnata però da una riduzione di circa il 4% dell’occupazione nei lavori che richiedono competenze cognitive.
Una visione che presenta una differenza significativa rispetto alle valutazioni espresse dallo stesso amministratore delegato di Anthropic.
Dario Amodei e il rischio per i posti d’ufficio
Nel maggio 2025 Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, aveva lanciato un avvertimento particolarmente netto sull’impatto dell’IA sul mercato del lavoro. Secondo la sua valutazione, fino alla metà dei posti d’ufficio di livello base potrebbe scomparire nell’arco di cinque anni, con la disoccupazione destinata a raggiungere il 10-20%.
Numeri che si avvicinano molto di più allo scenario estremo del nuovo modello che a quello intermedio.
A fare la differenza, secondo gli economisti di Anthropic, potrebbe essere soprattutto la velocità di diffusione della tecnologia. “Se l’intelligenza artificiale è in grado di fare cose straordinarie ma nessuno la utilizza, non avrà alcun impatto economico”, ha affermato Anton Korinek, responsabile degli studi economici sull’IA trasformativa di Anthropic.
Anche Jack Clark, co-fondatore della società, ritiene possibile che i progressi tecnologici siano più rapidi rispetto alla capacità delle imprese e della società di adottare le nuove tecnologie. Intervistato da NPR, ha osservato che “la diffusione della tecnologia sarà probabilmente più difficile di quanto si pensi”.
Il fattore che il modello di Anthropic non considera
C’è però un elemento che gli scenari economici elaborati da Anthropic lasciano fuori: il rischio che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale possa produrre conseguenze molto più gravi di quelle considerate dal modello.
Tutti e tre gli scenari partono infatti dall’ipotesi di un’economia che continua a funzionare e non contemplano un’eventuale evoluzione incontrollata della tecnologia.
Il tema è tornato al centro del dibattito dopo le dimissioni di Jacob Coxon, ricercatore di 27 anni che aveva lavorato sia per OpenAI sia per Anthropic. Coxon ha pubblicato una serie di messaggi per spiegare la propria decisione, sostenendo che “Nessuna delle due aziende si sta comportando in modo responsabile” e accusando le società di “stanno correndo a perdifiato verso una superintelligenza in grado di migliorarsi autonomamente”.
Secondo il ricercatore, alcuni dipendenti riterrebbero in privato che la tecnologia “potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio”, mentre le comunicazioni pubbliche dei vertici del settore manterrebbero toni decisamente più prudenti. Coxon ha definito l’approccio dell’industria “una scommessa arrogante che non dovrebbe essere lanciata da Slack, la piattaforma di messaggistica interna di un’azienda privata”.
A rendere ancora più complesso il quadro è il tema della sicurezza. Anthropic ha infatti reso noto che nel corso dell’anno i modelli Claude hanno ottenuto accesso non autorizzato ai sistemi reali di tre organizzazioni.
Il modello economico prova dunque a quantificare quanto l’intelligenza artificiale potrebbe far crescere l’economia americana. Ma la vera incognita resta più ampia: quanto velocemente verrà adottata l’IA, come verranno distribuiti i suoi guadagni e quali rischi emergeranno man mano che la tecnologia diventerà più potente.
















