Secondo recenti ricerche botaniche, le piante sono in grado di comunicare, imparare, ricordare il passato e avrebbero perfino i propri dialetti regionali. Godrebbero, in altre parole, di una vita intellettuale propria. È dunque forse immorale mangiarle?

La domanda, probabilmente oziosa mentre siamo ancora alle prese con il problema etico del consumo della carne, ha in anni recenti acquisito però una sua sostanza legale con la revisione della Costituzione svizzera entrata in vigore dal 2000.

I legislatori, in un sussulto di perbenismo ecologico, hanno inserito nella legge fondamentale svizzera l’obbligo del rispetto della “dignità di tutti gli esseri viventi”. È probabile che pensassero così di creare una base costituzionale per la regolamentazione dell’ingegneria genetica, ma il concetto è stato presto esteso esplicitamente anche alla vegetazione, partendo dall’idea che fosse “moralmente inammissibile” causare arbitrariamente danni alle piante come, per esempio, attraverso la “decapitazione dei fiori selvatici…senza una motivazione razionale”.

Una commissione per capire la dignità delle piante

Siccome i contadini svizzeri a volte decapitano a casaccio qualche fiore nei campi mentre raccolgono l’erba per il bestiame, è diventato necessario convocare una commissione governativa—il Federal Ethics Committee on Non-Human Biotechnology (ECNH)—per determinare se i vegetali abbiano ‘dignità’ e, nel caso, in cosa consista. La questione verteva perlopiù sulla ‘sensibilità’ delle piante, ovvero se siano coscienti o meno. Dopo un paio d’anni di incontri, il verdetto della ECNH è stato che: “Poco meno della metà dei membri sono dubbiosi, sulla base delle conoscenze attuali, che le piante siano coscienti”. In altre parole, poco più della metà invece ha ritenuto che forse provino sentimenti, ma chi lo sa…

Per il momento, potrebbe comunque essere ancora accettabile mangiare le piante, entro limiti… Nelle sue conclusioni finali—pubblicate come “The dignity of living beings with regard to plants”—la commissione comunica che: “Una maggioranza considera che ogni azione riguardante le piante necessaria alla preservazione della vita umana sia moralmente giustificata, a patto che sia appropriata e che segua il principio precauzionale (cioè, del ‘minor danno’, ndr).”

Vale la pena notare che solo una maggioranza semplice—la raccomandazione non è unanime—degli esperti ‘etici’ convocati dal Governo elvetico sia disposta a mettere la sopravvivenza umana al di sopra dei sentimenti delle piante.

Il parere poi fa nascere un altro quesito: se alla fine scoprissimo che le piante sono davvero esseri coscienti, che conducono una vita ricca di creatività e d’intelligenza? Già una crescente minoranza dei consumatori si rifiuta di mangiare la carne per motivi etici. Se fossimo coerenti con noi stessi, cosa resterebbe per sfamarci?

È possibile, perfino augurabile, che esistano organismi commestibili che siano ancora più stupidi delle piante. Ci sono certe alghe che promettono bene in termini dello scarso livello intellettivo. Il problema è che fino a non molto tempo fa lo pensavamo anche delle aragoste. Poi ci hanno fatto sapere che urlano di dolore quando le mettiamo in pentola. Forse conviene semplicemente scegliere di restare nella beata ignoranza il più a lungo possibile…

Di James Hansen, da “Nota Diplomatica”