Anche un ricchi piangono (un po’), ma almeno hanno le idee chiarissime. Lo evidenziano i prezzi dell’auto di lusso per eccellenza, monitorati dal Goldman’s Ferrari residual value index, che ad aprile ha registrato un calo del 3,4% su base annua. Al di là del dato negativo, però ci sono differenze che vale la pena raccontare: mentre il mercato complessivo delle Ferrari usate sembra in calo, i veicoli tradizionali con motore a combustione continuano a prosperare e a mantenere il proprio valore in modo molto più efficace rispetto alle loro alternative ibride.
Alcuni modelli del Cavallino come la 812 Gts e la F8 Spider, hanno registrato impressionanti aumenti di valore rispettivamente del 29,8% e del 25,5%, gli ibridi più popolari, tra cui la 296 Gts, la 296 Gtb e la SF90 Stradale, hanno subito un deprezzamento che va dal dall’1,4% a un allarmante 12,2%. Aver acquistato una SF90 stradale per una cifra che va dai 770 agli 850 mila euro e scoprire che appena uscita da Maranello ha perso già il 12,2% del valore non fa certo piacere. Non è nulla, però, rispetto all’umore di un ferrarista che ha ritirato a Maranello la sua 296 Gts, una sorta di entry level della casa del Cavallino che viene via per poco meno di 300 mila euro, quando scopre di non aver fatto un grande affare: il suo vicino di ombrellone al Twiga ha in garage una 812 Gts, il modello a motore termico che è uscito dai listini di Maranello per far posto alla sua ibrida e costava come la sua, che ora vale poco più di mezzo milione di euro, mentre la sua ha perso più o meno i 10% del valore in un batter d’occhio, come se fosse una Porsche 911 qualsiasi. Roba da far andare di traverso il caviale Volzhenka (125 grammi per la modica cifra di 360 euro al ristorante della spiaggia).
Il Goldman’s Ferrari residual value index analizza i prezzi delle Ferrari di seconda mano in cinque geografie chiave per valutare la tenuta del valore del marchio nel tempo perché la capacità dei suoi veicoli di mantenere o superare il valore originale sul mercato secondario rappresenta una colonna portante per decidere di investire sulle azioni della società. Una colonna che sta traballando. Nella prima metà del 2024, l’indice si trovava sopra quota 100: una Ferrari usata recente costava mediamente più del nuovo (fino a un picco del +8,5%). Questo fenomeno rifletteva le liste d’attesa chilometriche. Alla fine del 2024 il mercato dell’usato ha iniziato a sgonfiarsi, riportando i prezzi in linea con il listino di fabbrica (101,5% a fine anno) e nel corso del 2025 l’indice sceso sotto quota 100 (toccando il 91,8% nell’ultimo trimestre). Questa flessione è guidata principalmente dalla svalutazione delle stradali ibride di massa (si fa per dire) come 296 Gtb e SF90, che faticano a mantenere i valori rispetto alle serie limitate a motore termico puro. In una situazione del genere ci saremmo aspettati che i vertici di Ferrari cominciassero a pensare di mandare in ferie per un paio di mesi tutte le maestranze e di alzare i prezzi delle vetture a motore termico del 15%. Loro, invece, hanno presentato Luce, completamente elettrica. Auguri.
















