Le sfide vinte da Biden nei suoi primi 100 giorni
Joe Biden, presidente degli Stati Uniti d'America

Tecnicamente è “recessione”. Con un Pil in ribasso per due trimestri consecutivi – dopo il -1,6% dei primi tre mesi dell’anno, il pil del secondo trimestre è sceso dello 0,9%, sorprendendo gli analisti che scommettevano su un rialzo seppur di misura – ci sono pochi dubbi. Ma dai vertici della Casa Bianca e della Federal Reserve sono fioccate le rassicurazioni e le incitazioni a non lasciarsi scoraggiare. «Il rallentamento” dell’economia “non è una sorpresa» ha detto Joe Biden ieri, «la Federal Reserve agisce per far calare l’inflazione».

Recessione Usa, per Joe Biden “solo un rallentamento”

«Anche se affrontiamo sfide globali storiche, siamo sulla strada giusta e attraverseremo questa transizione più forti e sicuri», ha aggiunto Sleepy Joe, sottolineando proprio il dato “storico” sull’occupazione a stelle e strisce con oltre 1 milione di posti di lavoro creati nel secondo trimestre e la disoccupazione ai minimi storici al 3,6%. «La spesa dei consumatori continua a crescere, così come gli investimenti stranieri», ha annotato ancora il presidente Usa che ieri ha sentito al telefono il leader cinese Xi Jin Ping con il quale si è intrattenuto in un lungo colloquio dai toni “amichevoli”, secondo quanto ha riferito una nota della Casa Bianca.

Il giorno prima era stato il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, a mettere le mani avanti dicendo di non credere che gli Stati Uniti siano attualmente in recessione, con una dichiarazione che ha fatto il paio con quella dalla segretaria Usa al Tesoro, Janet Yellen, secondo la quale avere “un mercato del lavoro molto forte” sarebbe un elemento incompatibile con uno scenario recessivo.

Così Sleepy Joe rischia il secondo mandato

Molti economisti americani, dopotutto, non ritengono che l’economia americana abbia, almeno per il momento, centrato i requisiti di una formale definizione di recessione, che comprendono molti fattori economici. «Non riteniamo ci sia una recessione per ora. Certo è che il trend della domanda si sta indebolendo e che c’è un chiaro rallentamento dal primo trimestre», affermano alcuni analisti di Bank of America, constatando il livello anemico delle spese dei consumatori, salite solo dello 0,3%. Parla di «forte e necessario rallentamento» più che di recessione anche gli economisti di Goldman Sachs spiegando che «una crescita più lenta è necessaria per riequilibrare la domanda e l’offerta per beni e servizi, e per frenare l’inflazione».

Ma il nuovo calo ha fatto scatenare le polemiche dell’opposizione repubblicana che hanno additato proprio Biden come il principale colpevole della tendenza discendente dell’economia Usa. E il numero uno della Casa Bianca sa benissimo che la recessione sarebbe un colpo gravissimo sulla strada della sua rielezione nel 2024 e ancora prima per le chances del Partito Democratico alle elezioni di mid-term previste a novembre prossimo. La frenata dell’economia apre infatti un altro fronte pericoloso per il presidente, già in calo nei sondaggi e con una fetta dei democrat che vorrebbe una sua uscita di scena alla fine del primo mandato.

Mettere un freno all’inflazione senza azzoppare il ritmo dell’economia Usa è tra le principali preoccupazioni della Federal Reserve, che ha optato per un secondo rialzo dei tassi di riferimento da 75 punti base, che potrebbe rappresentare il picco dell’azione restrittiva della politica monetaria di Powell. Una mossa aggressiva per raffreddare la domanda e l’economia, e di conseguenza i prezzi, ma che rischia non solo di frenare la ripresa ma di bloccarla del tutto fino a una recessione ‘reale’.