Se il “piano Merkel” che affida 209 miliardi di euro all’Italia per ripartire interpella la nostra classe politica per l’ultima volta – se non ora, quando? – sulle riforme economiche, quel che le rende possibili sono alcuni passaggi abilitanti e preliminari, funzionali allo sviluppo sereno di un Paese quanto lo è l’aria per respirare.
Tra essi, una riforma della giustizia da considerare, più che altro, come una vera e propria palingenesi. Nel bel saggio con cui Alessandro Barbano – “La visione – Un’altra politica per guarire l’Italia”, Mondadori – traccia appunto una sua idea di percorso possibile per il riscatto del Paese, un intero capitolo tratta della catastrofe giudiziaria italiana. La miglior recensione è riportarne uno stralcio. «Immaginate di restare quattro anni sotto inchiesta, e magari di averne trascorsi una parte in carcere o agli arresti domiciliari, di avere perso il lavoro e di avere sconvolto la vostra famiglia e i vostri affetti, e alla fine di questo calvario di essere stati assolti. Poi moltiplicate ciò che avete immaginato accadesse a voi per un milione e mezzo di persone. E avrete la percezione corretta di ciò che avviene in Italia, dove un imputato ogni tre viene assolto nei giudizi di primo grado di fronte al tribunale collegiale, e un imputato su due di fronte al giudice monocratico. Aggiungete le assoluzioni in ap- pello e in cassazione, e proiettate questo dato su scala nazionale per un decennio: avrete la cifra monstre di un milione e mezzo di indagati, arrestati, intercettati, interrogati, pur essendo innocenti, che attendono in media quattro anni per sottrarsi all’incubo di un’inchiesta penale che coincide con una persecuzione. Una coscienza civile che origina oltre due secoli fa nel pensiero di patrioti liberali come Cesare Beccaria non dovrebbe ignorare l’orrore che si nasconde in certi angoli oscuri delle democrazie. Perché di orrore si tratta. Un immenso carico di dolore, privazioni, lutti, ferite tra le famiglie e le generazioni, che si infligge per mano dello Stato. E che produce frustrazione, rabbia, desiderio di vendetta e contribuisce ad avvelenare ancora di più il clima di una comunità già esasperata da un declino economico e civile che si trascina ormai da decenni».
















