Fuori c’è la fila”, “qui nessuno è indispensabile”. Ce lo siamo sentiti ripetere fino alla nausea, ma qualcosa è cambiato. È quanto è emerso dal webinar “Talent Trends: la rivoluzione invisibile” organizzato da Economy con PageGroup, che ha coinvolto Francesca Caricchia (senior executive director di PageGroup), Laura Colamartino (Emea HR director di Pentair), Francesca Cottini (senior manager di Michael Page), Alessandro Montanari (chief people officer e membro direttivo di Aidp).

Lo studio, condotto su un campione di circa 70.000 (quasi 6.000 in Italia) lavoratori in 37 mercati del mondo, ha dipinto un quadro molto chiaro: è in atto una rivoluzione del lavoro che per la prima volta mette i talenti migliori in posizione di vantaggio. Il mercato del lavoro sta diventando sempre più candidate-driven e la loyalty aziendale ha perso appeal: in Europa, la maggior parte dei dipendenti è aperta a valutare nuove opportunità di carriera, indipendentemente dall’età, dal sesso, dal ruolo attuale e dal settore. Il 92% degli intervistati in Italia prenderebbe in considerazione l’idea di cambiare lavoro e il 59% lo sta cercando attivamente.

L’attenzione verso la vita privata e la necessità di flessibilità sono aumentate e la fedeltà nei confronti dei datori di lavoro è ormai un’eccezione. Oggi i professionisti specializzati possono valutare e confrontare più offerte: le persone non si aspettano più di rimanere a lungo nella stessa azienda e vogliono che il loro datore di lavoro pianifichi e condivida un percorso di carriera che permetta alla loro professionalità di evolversi e crescere. Altrimenti non esitano a cercare alternative che considerano più valide e interessanti.

C’è, poi, una grande contraddizione: le persone sono portate a cambiare anche se sono soddisfatte del proprio ruolo o della propria azienda. L’apertura dei dipendenti italiani al cambiamento non è dovuta solo all’insoddisfazione per il proprio lavoro, anzi: il 37% intervistati è infatti soddisfatto delle proprie mansioni e 1 su 2 del proprio anche dello stipendio attuale. Tuttavia si è disposti a cambiare per cercare opzioni migliori (solo l’8% degli italiani non si farebbe tentare da questa opportunità). I dati dimostrano che nella coscienza collettiva il lavoro non rappresenta più una priorità né una fonte di realizzazione personale.

La retribuzione resta certamente il driver del cambiamento: i candidati si aspettano una retribuzione equa e commisurata alla loro esperienza e posizione. Il 57% dei professionisti dichiara che il pacchetto retributivo è l’informazione più rilevante in un’offerta di lavoro. Diventa prioritario, dunque, rivedere costantemente le retribuzioni per allinearle alle medie dei ruoli e dei settori anche perché quasi il 90% non chiede un aumento di stipendio prima di dimettersi.

Per i lavoratori italiani il work-life balance (“preferito” rispetto a una carriera di successo da 8 su 10) non è più negoziabile e la soddisfazione delle persone passa proprio da questo elemento (per il 56% degli intervistati in Europa e 59% in Italia). Solo il 27% degli italiani, però, rifiuterebbe una promozione se ritenesse che possa avere un impatto negativo sul proprio benessere (contro il 54% dei professionisti europei).

A questo si collega, infine, un altro aspetto che non è più un benefit, ma un must-have: la flessibilità – intesa come possibilità di orari flessibili (per il 71%) e di lavoro ibrido (per il 77%) – considerata fondamentale per i lavoratori di ogni fascia d’età.