Numeri e protagonisti (in crescita) del crowdinvesting
Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell’Osservatorio sul crowdinvesting del Politecnico di Milano

Crescono i minibond e il direct lending, ma sono in difficoltà la raccolta dei fondi dedicati al private capital, la corsa alla quotazione su Euronext Growth Italia, le campagne di crowdfunding. Ma il quadro complessivo è positivo: il mercato della finanza alternativa per le Pmi rispetto al credito bancario continua a crescere, pur rimanendo ben distante dai riferimenti di altri Paesi come la Germania e soprattutto la Francia. Nel 2021 ha mobilitato risorse per oltre 4,5 miliardi di euro, contro i 3,2 miliardi del 2020; e il primo semestre del 2022 è andato molto bene, con un flusso record di 2,6 miliardi e un incremento del 32% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nonostante le difficoltà registrate sul capitale di rischio. Sono i dati del quaderno di ricerca La finanza alternativa per le Pmi in Italia presentati oggi al Palazzo Giureconsulti di Milano all’Alt-Finance Day, la giornata della Finanza Alternativa organizzata da Innexta in collaborazione con Unioncamere, Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi e School of Management del Politecnico di Milano. Li ha esposti Giancarlo Giudici, professore ordinario del Politecnico di Milano e direttore scientifico dell’Osservatorio Crowdinvesting.

Una giornata ricca di spunti e riflessioni interessanti, condotta dal dg di Innexta Danilo Maiocchi, di cui vi proponiamo un sunto.

Carlo Sangalli, Presidente Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi

«Quello della finanza alternativa è un mercato in forte espansione, ma ancora lontano in termini di volumi dal colmare il credit crunch che si è creato negli ultimi anni, complementare al credito bancario che sarà sempre fondamentale. Auspichiamo che cresca perché le nostre imprese ne hanno particolarmente bisogno. Ci sono operatori che conoscono punti di forza e di debolezza delle Pmi, penso al sistema Confidi e al contributo che potrà dare in questa sfida. Che è quella di aiutare gli imprenditori a capire che mai come in questi anni il mondo è radicalmente e profondamente cambiato. In questo cambiamento, trasparenza, gestione efficiente delle finanze aziendali e capacità di visione sono condizioni essenziali per restare sul mercato. La finanza complementare è fatta di strumenti che si possono adattare alle diverse caratteristiche delle diverse imprese, quindi un’opportunità cui guardare senza timore, anche per le micro imprese e per gli aspiranti imprenditori. Stiamo facendo un lavoro di formazione per trasformare la finanza alternativa in qualcosa di più accessibile per tutte le imprese. Non per niente Benjamin Franklin diceva: se volete conoscere il valore del denaro, cercate di farvene prestare».

Giovanni Da Pozzo, Presidente Innexta

«Innexta è la società che si occupa di credito e finanza del sistema camerale. In passato si era occupata specie di intermediazione e confidi, ma da alcuni anni ha ritenuto opportuno ridefinire la propria mission e cercare fronti più innovativi per il problema del reperimento del credito. Anche perché il nostro Paese oltre ad avere il 95% delle imprese micro con meno di nove dipendenti, è anche quello che ha maggiore concentrazione sul sistema bancario per il credito. Quindi è essenziale trovare finanziamenti alternativi o complementari. Tre le grandi sfide per Innexta. La sostenibilità: i percorsi Esg sono fondamentali e impatteranno anche sulla supply chain. La prevenzione della crisi, un nuovo strumento che vede oltre 5mila imprese coinvolte per superare le logiche della vecchia legge fallimentare. E la finanza alternativa, tema mai come oggi importante. Perché è finito il periodo dei tassi bassi, il mondo bancario ha una minor presenza sul territorio per effetto delle ristrutturazioni: tutti questi cambiamenti portano alla necessità per le aziende di trovare crediti alternativi. Cambiamenti non semplici specie per imprese non strutturate, noi da una fase in cui le abbiamo supportate nell’acculturamento su queste novità stiamo passando a una fase di operatività. Quindi Innexta non si pone solo come fornitore divulgativo ma ha creato anche prodotti come il fintech digital index e il crowd investing hub. È un percorso fatto da una squadra di non molte persone ma altamente professionali e vicina alle imprese: grazie al dottor Maiocchi per questo».

Giancarlo Giudici, Professore Ordinario Politecnico di Milano e direttore scientifico dell’Osservatorio Crowdinvesting

«La nostra ricerca è sulla finanza alternativa per le Pmi, ce ne sono altre che sono più generiche sull’insieme delle aziende. Il mercato è cresciuto seppur non in misura uguale per tutti i segmenti, e con qualche segnale di rallentamento. Sono cresciuti i minibond, il mercato del lending, ha sofferto l’equity crowdfunding. I minibond sono andati parecchio bene. Avendo una stagionalità, perché a fine anno le aziende a volte corrono a fare emissioni, ci ha sorpresi che sia andato bene anche nel primo semestre del 2022. Ci sono state imprese che hanno raccolto 30-40 milioni euro, ben più che in passato. Abbiamo pensato che stiano portando fieno in cascina per anticipare uno scenario in mutamento. Inoltre ha influito la crescita dei basket bond. Sul crowdfunding, ci sono le piccole imprese che vanno su Kickstarter o Indiegogo, un mondo fatto da startup e piccole imprese. Molto più consistente l’equity crowdfunding, che però nel primo semestre del 2022 non è andato benissimo: le campagne raccolgono ma più lentamente, il numero dei portali è diminuito da 54 a 49. L’invoice trading è in arretramento, ma si deve tener conto del fatto che Fifty è stata acquisita da una banca. E poi c’è una stagionalità, molte operazioni di sconto fatture vengono fatte nel secondo semestre quando ci sono già i bilanci approvati. Il direct lending sta crescendo, soprattutto grazie ai portali fintech che erogano credito diretto alle imprese con dietro investitori istituzionali, operazioni di cartolarizzazione, fondi di private debt. La raccolta del primo semestre è pari a 719 milioni di euro contro i 462 del primo semestre nel 2021. Si tratta di una stima, perché le operazioni non vengono rese pubbliche. Nei mondi dei cripto asset basati su tecnologie distribuite persiste un problema di regolamentazione: per questo non sono operazioni comprese nella nostra contabilità. Uno sviluppo interessante è quello del sandbox fintech, ci sono i progetti ammessi, alcuni di realtà vicine al mondo della finanza alternativa. Il private equity sulle piccole imprese va bene per gli investimenti early stage, il 2021 è stato un anno record, il primo semestre 2022 anche va bene. Il segmento expansion fa fatica, sarebbe auspicabile un boost, il primo semestre del 2022 va molto male. Ci vorrebbe più attenzione da parte dei policy makers. I business angel vanno così così, è probabile che non raggiungeranno a fine anno i risultati del 2021. Per quanto riguarda la Borsa, nel primo semestre dell’anno ci sono state Ipo su Euronext Growth Milan per 189 milioni di euro. In conclusione, la finanza alternativa si è ritagliata uno spazio autonomo, ha un suo mercato, nel primo semestre ci sono state più di 50 Pmi che hanno collocato minibond per la prima volta: con lentezza, ma continua a crescere. Il vento sembra essere cambiato soprattutto per la raccolta di capitali di rischio. Il debito invece finora ha prosperato, il debito ha continuato a raccogliere. Ma ci sono ancora ampi spazi di crescita: in Francia nel 2021 il Venture Capital ha mobilitato 10 volte di più rispetto all’Italia, il private equity 3 volte tanto, il private debt 6 volte tanto; anche lì c’è un forte ruolo del pubblico. Dovrebbero essere più vivaci gli operatori privati. Sarà interessante capire, se il probabile peggioramento dello scenario sarà più una minaccia o un’opportunità di crescita per il settore».

Giuseppe Tripoli, Segretario Generale Unioncamere

«Quella della finanza alternativa è una gamma di strumenti vari e variegati che si arricchisce di anno in anno. C’è un apprezzamento da parte delle Pmi della rapidità della fruizione delle risorse. I cambiamenti degli ultimi tre anni sono stati disruptive, eravamo abituati a un mondo dell’abbondanza, energetica, di materie prime che sono diventate scarse, un mondo in cui globalizzazione coincideva con globo ora con aree vicine, quel che è stato definito friend-shoring. Difficile fare scenari. Vorrei focalizzare su alcune caratteristiche strutturali delle Pmi. Il tema della produttività: si ripete che siamo cresciuti poco negli ultimi anni anche per la mancata crescita della produttività. Ma forse è un po’ meno vero: guardiamo al fenomeno della crescita nell’ultimo decennio delle esportazioni. Una crescita in volume al di là dell’inflazione. In questa crescita dell’export è cresciuto quello delle Pmi, che vale l’48% dell’export. C’è stata anche una crescita della produttività delle Pmi nell’ultimo decennio del 6,5%, mentre le grandi calavano del 5%; quella delle Pmi è superiore alle omologhe tedesche, leggermente inferiore a quelle francesi. Negli ultimi 5 anni la spesa in R&S è cresciuta del 20%, quella delle tedesche del 16%, quella dei francesi dell’11%. Se non recuperiamo produttività, visto che due terzi del Pnrr dobbiamo restituirlo all’Europa il Piano rischia di ritorcersi contro di noi. C’è il tema degli asset intangibili: dai nostri studi sono fattori su cui nell’ultimo decennio abbiamo investito di più che non su quelli materiali. Tra il 2017 e il 2019 chi ha investito in capitale culturale e organizzativo è cresciuto di più. C’è poi la doppia transizione, green e digitale: fattori potenti di crescita, 12% il digitale, 8% il green, 17 se sono combinati insieme con l’investimento nel capitale umano. Qualche settimana fa l’Istat ha fotografato la crescita del Pil nel terzo trimestre, gli osservatori internazionali vedevano un calo, ma è cresciuto per lo sviluppo straordinario del turismo. Un nostro elemento di forza è la straordinaria diversificazione: abbiamo tremila nicchie nelle quali siamo leader, i primi 50 prodotti cubano nell’export solo il 29%, Francia e Germania molto di più. Non abbiamo una killer application ma questo ci consente di diversificare: la nostra è un’economia rotonda che offre uno spaccato molto più ampio di settori nei quali investire. La finanza complementare è importante per accompagnare quei settori che stanno crescendo in modo così importante».

Alessandro Merlini, Ceo Azimut Direct

«Il nostro lavoro è fare arrivare i risparmi privati nelle tasche degli imprenditori privati. Vediamo un declino degli impieghi del sistema bancario. In Azimut modello abbiamo una rete di 2mila consulenti che possono fare deployment, far arrivare i soldi raccolti direttamente all’economia reale. Le imprese chiedono soluzioni rapide, l’unico modo per riuscirci è usare processi e tecnologia; cioè ripensare il modo in cui avviene il processo di ingaggio, utilizzando app proprietarie: tutti i nostri processi sono supportati dalla tecnologia. Azimut ha l’obiettivo di ridistribuire il 15% della raccolta, siamo al 12%, ci arriveremo grazie alla tecnologia».

Sergio Zocchi, AD October

«Sicuramente i capitali arrivati dalla finanza alternativa alle Pmi sono stati importanti, hanno soddisfatto le necessità di tante Pmi, e il trend è in continua crescita negli ultimi anni. In Italia negli ultimi anni abbiamo avuto un contesto favorevole con molte iniziative a favore dell’accesso al credito da parte delle imprese. L’attenzione dovremmo portarla a oggi, ponendoci qualche domanda sul futuro: cosa è successo nel secondo semestre 22 e quali sono le aspettative? Lo vediamo dall’inflazione e dai tassi di interesse, l’Euribor è cresciuto di quasi 300 punti base, il livello di aspettativa dei tassi è di un’ulteriore crescita. Ci troveremo in una condizione di mercato con una disponibilità di credito molto diversa da quella degli ultimi anni. Questo implica una revisione dei modelli operativi da parte delle imprese. Eravamo abituati a un’ampia disponibilità di risorse finanziarie, e a strumenti di mitigazione del rischio da parte del governo. L’obiettivo diventa gestire con maggiore attenzione le risorse più scarse disponibili, la raccolta di equity e debito. La velocità delle operazioni di crowdfunding si è rallentata, c’è indubbiamente maggior prudenza, minor disponibilità all’impiego di risparmio, più attenzione al rischio che è cresciuto e quindi va correttamente valutato. Questo porterà alla necessità di un maggior rigore nell’investimento».

Mattia Ciprian, AD modefinance

«Quello della finanza alternativa non è più un mondo cui guardare con curiosità, il fatto che se ne parli come di finanza complementare è emblematico. Molto dipende dalla tecnologia. Come modefinance abbiamo un duplice cappello: agenzia di rating e società tecnologica, mi piace dire techfin. La tecnologia è un elemento fondamentale, dietro alla rapidità le sfide sono molte; si tratta di essere veloci ma mantenere un elevato livello di capacità predittiva, di capacità di valutazione in condizioni di incertezza. Nella crescita dei minibond un po’ di merito lo prendiamo anche noi per l’emissione dei rating per le Pmi. Il rating è un viaggio con diversi step. Per essere rapidi si deve automatizzare ogni fase, dal recupero del dato agli strumenti per fare la delibera. È molto complesso, ma è il dato che fa la differenza. Si cerca di guardare a cosa sarà l’azienda fra 12-24 mesi. È necessario guardare a come l’azienda sta evolvendo. Facciamo parte adesso del gruppo Teamsystem, il che ci permette di comprendere come evolve l’economia italiana sulla base di dati quotidiani, un milione di fatture al giorno».

Andrea Prete, Presidente Unioncamere

«Abbiamo un centro studi importante, l’Istituto Tagliacarne, con cui abbiamo sempre fatto scenari. Ma oggi dare un dato statistico di 6 mesi fa è del tutto inutile, l’unica alternativa è fare analisi predittive e cercare di centrarle. Come sistema camerale analizziamo ogni mese un mondo del lavoro che si sta totalmente trasformando, non ci sono oggi le competenze adatte a quello che le imprese richiedono. L’anno scorso eravamo felici più 6,7 incremento Pil, quest’anno cresciamo grazie al turismo che ha avuto un periodo molto favorevole, però non siamo assolutamente tranquilli. Abbiamo presentato ieri uno studio commissionato a Ipsos con un focus sul sistema camerale, la temperatura delle imprese è di grande preoccupazione: ci sono nubi all’orizzonte, si parla di recessione, speriamo non sarà così. Ma ci troviamo in un momento in cui i costi energetici sono pari a 110 miliardi nel 2022! Questo si traduce in una perdita di competitività tra l’11 e il 13% rispetto ai nostri competitor europei, perché la nostra bolletta energetica incide molto di più. Per un Paese che quest’anno fa il record d 600 miliardi di export questo è molto grave. Come sistema camerale siamo impegnati sulla transizione digitale, abbiamo accompagnato mezzo milione di imprese specie piccole verso la digitalizzazione. C’è questa transizione, cui si aggiunge quella energetica. Proporremo comunità energetiche rinnovabili dove si possono realizzare. Ma si deve superare la burocrazia che limita l’installazione di nuovi necessari impianti rinnovabili. Grazie a Innexta siamo attivi anche in campo creditizio, per affiancare il sistema delle piccole imprese e portarle a pensare oltre alla banca, anche nella conoscenza dei prodotti e dalla consapevolezza di quello che si offre. I prodotti finanziari complementari o alternativi sono importanti per il futuro delle nostre imprese».