Circa 11 miliardi di euro per 185 operazioni nel 2022: il buyout rappresenta un segmento fondamentale del private equity italiano, arrivando a pesare il 46% dell’ammontare investito e a raccogliere negli ultimi dieci anni ben 48 miliardi.

Un segmento in rapida crescita che dall’anno precedente ha registrato un incremento del +103% grazie anche al contributo dei player internazionali, che continuano a manifestare grande interesse per il mercato italiano.

Uno dei fattori chiave per il successo di questa tipologia di operazioni è costituito dalla presenza di un team manageriale coeso e “committed” verso la creazione di quel valore che determinerà il ritorno auspicato dell’investimento.

In questi contesti, la spinta propulsiva del management team risulta non solo decisiva per il buon risultato dell’operazione, ma svolge anche un effetto positivo più generale per lo sviluppo delle aziende che sono oggetto di buyout.

La incentivazione e la responsabilizzazione del management team contribuisce, inoltre, alla individuazione di modelli di leadership che si affiancano a quelli tradizionalmente basati sulla figura degli imprenditori e alla generazione di un forte impulso alla crescita e affermazione professionale di chi svolge tali ruoli.

E’ questo il tema al centro dell’indagine “Buy out e incentivi ai manager”, realizzata congiuntamente da AIFI, Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, e DLA Piper, il principale studio legale internazionale in Italia, e presentata presso la sede dello studio nel corso dell’evento DLA Piper Private Equity Annual Roundtable, durante il quale sono intervenuti, dopo i saluti istituzionali del Country Managing Partner di DLA Piper in Italia, Wolf Michael Kühne, la Direttrice Generale di AIFI, Anna Gervasoni, Carlotta Benigni, Partner del Dipartimento Tax di DLA Piper e Sira Franzini, Senior Lawyer del Dipartimento Corporate M&A di DLA Piper, i quali hanno fornito una overview sulle tematiche societarie e fiscali legate alla ricerca. Si è tenuto poi un panel di analisi dei risultati della ricerca con rappresentanti di primari fondi di private equity e di management team rappresentati da Luigi Tommasini, Senior Partner di Fondo Italiano d’Investimento, Francesco Becchelli, Senior Partner di Algebris Green Transition Fund, Maurizio Esposito, CEO di Credem PE, Domenico Tonussi, Managing Partner di Itago, Dino Natale, Presidente e Amministratore Delegato di Finlogic S.p.A., e Gianni Panconi, CFO di Safety21 S.p.A., moderato dai Partner di DLA Piper, Alessandro Piermanni (Corporate M&A) e Christian Montinari (Tax).

L’analisi effettuata punta il faro su un campione di 40 operatori del private equity, di cui 24 domestici e 16 internazionali per un totale nel periodo 2013-2022 di 349 operazioni (il 32% degli investimenti di buy out nel mercato italiano) e 13 miliardi di capitale investito (il 28% dell’ammontare investito in buy out nel mercato italiano).

“Lo studio mette in evidenza il ruolo fondamentale del private equity nella crescita e valorizzazione del management; Il 40% degli operatori ha inserito almeno tre nuovi manager e l’81% ha utilizzato incentivi almeno in tre operazioni su quattro”, dichiara Anna Gervasoni, direttrice generale AIFI, “il contributo dei fondi sul capitale umano permette una crescita delle competenze che è fondamentale per consolidare l’impresa e permetterle di affrontare le sfide dei mercati”.

Per Alessandro Piermanni (DLA Piper): “L’incentivazione del management team costituisce un elemento chiave per il successo delle operazioni di buyout, queste forme di premialità volte all’allineamento degli obiettivi tra investitori e gestori, contribuiscono alla creazione e sviluppo di una categoria professionale determinante per la crescita e la competitività delle imprese. Per i fini del buon funzionamento del sistema è molto importante che il quadro normativo di riferimento risulti chiaro e che a livello applicativo non vi siano incertezze”.