Information is key. «Senza informazione non c’è mercato, si sa. Io non ho mai fatto solo cybersecurity, ma business intelligence e investigazioni. E oggi c’è tutto un mondo, quello forense, che per stare al passo coi tempi ha bisogno di investire in questi servizi, visto che in Rete si usano linguaggi diversi». Marianna Vintiadis ha il cervello di una laureata in Economia a Cambridge, il piglio da esperta navigata di sicurezza e il fisico da 007. Per vent’anni ha diretto le operazioni fuori e dentro gli uffici di Kroll per tutto il Sud Europa, gestendo “delicatissime” operazioni di corporate intelligence per conto della multinazionale americana specializzata in “gestione del rischio”. Oggi che si è messa in proprio – la sua azienda, 36Brains, ha sedi tra Milano e Berlino e clienti in tutto il mondo tra investitori, fondi, imprese e studi legali – ha ripreso in mano la ricerca, un vecchio pallino, per trovare, in tempi di digitalizzazione spinta e di progressi tecnologici che viaggiano alla velocità della luce, la formula più giusta da offrire al mercato. E dal laboratorio “Legal Technologies” interno a 36Brains, che si occupa specificatamente di innovazione e tecnologia per affiancare i professionisti del diritto, il coniglio è saltato presto fuori dal cilindro. Se condurre indagini interne alle aziende o di tipo difensivo è sempre più complesso e costoso perché richiede l’utilizzo di software sofisticati e conoscenze specialistiche in ambito informatico, allora – ha pensato Vintiadis – per andare incontro ai clienti, si potrebbe offrire una “soluzione a consumo”. Nessuna spesa per comprare dispendiose licenze di programmi che già domani potrebbero essere superati dai progressi della tecnologia (e del crimine), nessuna hard skill necessaria ad analizzare dati: da oggi ci pensa 36Brains a scovare e reperire sul mercato lo strumento più adatto al problema e metterlo a disposizione del cliente per il tempo necessario a risolverlo. «La nostra iniziativa nasce per supportare il settore forense e permettere di sfruttare i benefici dei nuovi sviluppi in materia d’intelligenza artificiale e machine learning» sottolinea Marianna Vintiadis. Il che, tradotto in soldoni, significa che avvocati e legali d’azienda potranno accedere alle più sofisticate tecnologie d’indagine, tra cui software per l’analisi forense dei dati digitali e per il tracciamento delle criptovalute, con un sistema pay-as-you-go. «Pensiamo all’intelligenza artificiale e alla sua applicazione nel quotidiano – spiega ancora la Ceo e fondatrice di 36Brains – ci sono software a cui tutti possono accedere. E poi ci sono forme più avanzate nate per uso professionale che implicano competenze tecniche e hanno licenze estremamente costose. Ecco, a chi necessita di servizi complessi, “una tantum”, come può essere ad esempio l’uso di immagini satellitari per monitorare stabilimenti e flotte, noi offriamo una soluzione “a consumo”». Siamo già ai tempi dell’AI-sharing? Vintiadis, alla definizione, sorride, annuisce e snocciola altri esempi: «Ti hanno svuotato il wallet? Ti stanno denigrando con un deep fake? Noi ci facciamo pagare solo il lavoro per tracciare criptovalute a seguito di un attacco ransomware o una frode o per identificare attacchi reputazionali sui social». Dentro casa, 36Brains, peraltro, ha già a disposizione programmi che grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, sono in grado di setacciare in maniera mirata documenti digitali. «Ormai la gran parte della corrispondenza aziendale passa dalle chat – spiega ancora Marianna Vintiadis – e tracciarle è molto complicato perché dentro c’è di tutto: foto, jpeg, emoji, acronimi. La nostra tecnologia d’indagine si basa su un software capace di analizzare 30 tipi di microblogging, da Whatsapp a Slack, e riconoscere, con l’ausilio dell’AI, le chiavi di ricerca, intuendo quali immagini sono di famiglia e quali invece sono riconducibili a dati societari.  Ciò consente un risparmio di tempo e di costi notevole per un’azienda che deve portare a termine un’indagine interna su dipendenti sospetti». Ma la soluzione al problema non è mai precostituita, avvisa l’esperta: «la tecnologia evolve e bisogna stare attenti a individuare quella giusta sul mercato».