di Gianemilio Osculati

Sul fatto che l’AI generativa costituirà un terremoto di vastissime proporzioni per la vita degli umani nei prossimi 10-20 anni credo che siamo tutti d’accordo. È un cambiamento epocale e va trattato con rispetto ed attenzione. Ma quali aspetti della nostra vita saranno più impattati e come (e quanto) è l’argomento che ci dovrebbe più interessare.

Queste righe riassumono un punto di vista personale (e quindi si può essere in disaccordo, anche totale) e cercano di divinare il futuro, con annesso un tasso di errore sicuramente elevatissimo. L’AI è certamente un’arma potente, che mette a disposizione in maniera disciplinata, chiara ed immediata tutto lo scibile umano e, dove questo è imperfetto, lo fa avanzare. Se prima si giocava a tennis con il braccio ed un racchettone, oggi si può dire che giochiamo con il braccio di Fortebraccio ed un racchettone enorme, per fare una similitudine.

Ma lo stesso, o quasi lo stesso, si sarebbe potuto dire quando, uno dopo l’altro, arrivarono il telefono, la radio, il radar, la televisione, il fax, internet ed il cellulare smart. La domanda vera è: siamo di fronte ad una rivoluzione o ad una evoluzione?L’Ai è una evoluzione non una rivoluzione, non ho dubbi. Mi immagino infatti di chiedere: “Nel prossimo mese l’S&P 500 salirà o scenderà?”. I casi sono due: se ottengo una risposta chiara e giusta, saremmo certamente in zona rivoluzione. Ma dubito che la tecnologia abbia già generato la gallina dalle infinite uova d’oro. Se la risposta è invece l’argomentazione di tutto ciò che può accadere, il tutto logicamente ben supportato, allora siamo in zona evoluzione. Il che mi sembra ragionevole.

A prima vista, infatti, è difficile prevedere il crollo di Wall Street del 1929, il crollo delle borse dell’ottobre 1987, la perdita del 60% del valore del rublo nel 1998, il fallimento del Long Term Capital Management, lo sgonfiamento della bolla di Internet nel 2000, gli scandali contabili di Enron e compagni del 2002, la crisi dei subprime del 2008, il crollo del 40% della Borsa di Shanghai nel 2015, il crollo delle Borse causa Covid negli anni più recenti. Detto in parole povere, l’AI non è il miglior strumento per prevedere il futuro.La prossima domanda chiave è se l’AI prima o poi prevarrà sugli umani o se questi ne manterranno il controllo. Su questo punto la risposta è semplice. Le domande sono sottoposte all’AI dagli umani, che sanno ciò che vogliono ed hanno bisogno della potenza dell’AI per rispondere.

C’è un tema di sicurezza contro la malavitosità e l’utilizzo improprio, grande come una casa, ma chi comanda è e resterà il genere umano. Procedendo nell’esercizio pericolosissimo di divinare il futuro, occorre affrontare il tema oggi considerato chiave: l’AI distruggerà milioni di posti di lavoro e creerà disoccupati in massa?

Certamente il ceto dei blue collars e degli amministrativi rischia di pagare un prezzo. Ma il tutto sarà diluito nel tempo e sarà sicuramente gestibile. In altre aree aumenterà la produttività (in primis: nella ricerca e sviluppo, ma anche nella progettazione ed in molte altre aree competence-based). Messo tutto assieme, probabilmente con l’AI il numero di ore lavorate nella settimana scenderà di un poco, più tempo sarà dedicato ad attività ludiche o paraludiche, aumenteranno in maniera importante tutte le interfacce person-to-person (sport, cura della persona, assistenza, personal care e simili), perché questo è ciò che vuole il mondo di oggi. Se ciò si tradurrà in significativi strumenti della felicità individuale media non è, almeno oggi, del tutto chiaro. Il risultato di tutto questo metterà in moto due forze molto contrastanti: da una parte l’affermazione pervasiva dell’AI in tutti i processi, produttivi, di ricerca o di pensiero farà fare un balzo in avanti alla produttività di ogni sistema – Paese; dall’altra una maggiore indulgenza in attività di interazione sociale (ludica, culturale, sociale o quant’altro sia) produce maggiori investimenti di tempo in attività a bassa produttività e, soprattutto, a bassa crescita di produttività.

Il risultato finale potrebbe essere un balzo in avanti della produttività complessiva, seguito da un periodo di bassa crescita. Come, dopotutto, è sempre successo dopo ogni innovazione epocale (dall’avvento del vapore a quello di internet). Si è più sopra accennato al potenziale utilizzo dell’AI da parte di mani malavitose. Questo non è un problema. È un problemone.

Occorrono nuove leggi e, soprattutto, legioni di preziose risorse umane per prevenire utilizzi malavitosi, che tutti possiamo facilmente immaginare già oggi ma che la fantasia umana spingerà oltre ogni limite oggi conosciuto. In ultimo, sempre in tema di prevenzione, l’AI è o si avvicina ad un monopolio quasi “naturale” o è destinato ad essere un’arena competitiva?

L’informazione è una brutta bestia, ha dentro di sé forti economie di scala. Queste suggeriscono un forte potenziale monopolistico. Quindi, occorrono controlli sulle posizioni dominanti. Infine: chi dominerà? Gli attacker dell’AI, già oggi numerosissimi, o gli incumbent (es. Google) che hanno tutto da perdere?

I primi hanno il solo mercato dei capitali al quale attingere. I secondi hanno colossali cash-flow da mettere in pista ed un business ricchissimo da difendere. La partita finirà con la vittoria di molti degli attuali incumbent e con la sopravvivenza o anche l’affermazione in mercati ben segmentati e difendibili di alcuni attacker. Il tutto salvo errori (anche con il segno blu) ed omissioni, come in qualsiasi previsione a medio-lungo termine.