È disponibile da fine agosto Gemini Enterprise for Financial Services, l’offerta basata sull’AI Agentica pensata da Google Cloud per il settore della Finanza. Il servizio applicativo include un agente per la ricerca intelligente di contenuti finanziari (Financial Research), oltre 50 funzionalità specializzate e 13 connettori per attingere da fonti dati esterne e comunicare in tempo reale con intelligenze di terze parti. Inoltre, gli utilizzatori potranno generare, analizzare ed esportare le informazioni raccolte basate sull’AI direttamente in Docs, Sheets, Slides, Word, Excel e PowerPoint.

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L’obiettivo è di supportare gli operatori finanziari nella ricerca e nella raccolta della documentazione necessaria a realizzare diverse tipologie di dossier finanziari, fornendo anche capacità operative autonome, ma non decisionali. Si parla di attività di Dealmaking & Pitching, di Risk & Trading, di Compliance & KYC in tempi ridotti, oltre a fornire insight mirati e materiali personalizzati e anteprime per opportunità di credito.

Sì, ma quanto mi costa?

Indipendentemente dal valore della soluzione, ciò che il decisore d’acquisto aziendale chiederebbe subito al team vendite di Google Italia è: quanto mi costa? Nell’annuncio ufficiale Google Cloud si guarda bene dall’indicare prezzi, anche di massima. E, se da una parte l’omissione è giustificabile dal fatto che questo tipo di offerta si costruisce solo su specifiche esigenze, dall’altra sarebbe meglio avere un’idea della distribuzione dei costi variabili a breve, medio e lungo termine. Perché, come nel caso dei listini del cloud, esistono dei limiti per l’archiviazione e l’elaborazione. I cosiddetti costi a consumo variano e troppo spesso le piattaforme applicative si guardano bene da avvisare quando si superano certe soglie.

Come per tutti i “business case AI” di Google, il primo passo da fare è di abbonarsi a Gemini Enterprise, che prevede tagli a partire da 21 dollari per utenza al mese e da 30 dollari al mese per l’offerta Standard/Plus. È previsto, poi, il pagamento a consumo, ovvero non si pagherebbe a utenza ma solo per le risorse di elaborazione utilizzate, anche se l’offerta non è ancora aperta a tutto il mercato italiano.

Fissando l’attenzione sull’offerta Standard/Plus, a 30 dollari al mese senza limite al numero di utenze, c’è da tenere conto che sono previste soglie d’utilizzo che riguardano l’archiviazione e l’indicizzazione dei dati, le richieste da prompt e l’utilizzo di eventuali agenti personalizzati. C’è poi un limite alla generazione di video e di immagini e alla cosiddetta Deep Research.

L’appetito vien mangiando

Lo spazio di archiviazione è comune a tutti gli utenti in una certa località (sede) e dunque viene condiviso, mentre le funzionalità di elaborazione AI, messe anche loro a fattore comune, sono calcolate su base settimanale, ma se non vengono utilizzate si perdono.

Dunque, la struttura dei costi di un servizio Gemini Enterprise è ibrida: un fisso mensile a utilizzatore abbordabile e una giungla di quote e costi variabili difficilmente prevedibili in anticipo. Perché, se per esempio 160 richieste (prompt) al giorno a utente possono sembrare sufficienti, è vero che l’appetito vien mangiando e il contatore gira. Al contrario, non usare tutto il pacchetto in una settimana significa perderlo. In definitiva, si tratta di un modello volutamente complesso, soggetto alla variabilità dei costi dell’AI, che richiede un’attenta valutazione iniziale da fare indipendentemente dal partner Google che propone l’offerta.